7 giorni di business che cambia la mobilità: 6 – 12 dicembre 2021

I protagonisti della settimana: 24M, ABB, Amply Power, BMW, BP, GlobalFoundries, GM, Inova, LG Energy Solutions, Lucid Motors, Mobileye, Northvolt, Umicore, Uniti, Volkswagen, VAC, Volvo Cars, Vulcan Energy

6 dicembre: inizio di settimana burrascoso in borsa per Lucid Motors. Quella che da più parti viene valutata come credibile candidata al ruolo di anti-Tesla è infatti oggetto di una investigazione da parte del regolatore di borsa americano, la SEC. Come riportato per prima dall’agenzia di stampa Reuters è stata infatti convocata dalla U.S. Securities and Exchange Commission che è alla ricerca di documentazione ed informazioni sul suo accordo di fusione inversa da $24 miliardi con una SPAC, una società-veicolo con cui le startup o comunque chi vuol quotarsi si può associare, in questo caso la Churchill Capital Corp. IV del finanziere Michael Klein. La SEC valuterà in particolare il periodo pre-quotazione e immediatamente successivo che già all’epoca era stato oggetto di scosse e balzi violenti del corso azionario, tanto da richiamare l’attenzione di analisti ed addetti ai lavori di Wall Street, prima di quella degli uffici del regolatore. In particolare, come avevamo avuto modo di scrivere all’epoca, sembra essere stata portata agli estremi livelli la speculazione resa possibile dal fatto che le azioni di una SPAC (in questo caso Churchill Capital Corp. IV) venivano e vengono scambiate prima che abbia luogo un annuncio ufficiale e vincolante di fusione inversa. Nel caso specifico, l’uscita di voci sull’accordo tra le due società aveva contribuito a repentini cambi di mano di azioni, sulla cui correttezza la SEC vuole ora saperne di più. Questa fase ha nuociuto inizialmente alla capitalizzazione di borsa della casa auto partecipata dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita, ma nemmeno troppo o troppo a lungo: dopo aver iniziato lunedì a $39,0 il titolo Lucid ha concluso alla campanella del venerdì a quota $37,6.

6 dicembre: non tutte le nuove imprese di veicoli elettrici hanno la fortuna incontrata recentemente da startup come Rivian o Lucid. La conferma da Uniti, startup svedese che anni addietro aveva presentato il progetto e il rendering della microcar elettrica One: ormai sarebbe a rischio fallimento, come ha annunciato il capo dell’azienda Lewis Horne. Svelata nel 2017, avrebbe dovuto essere lanciata a breve distanza, un lancio che è sempre stato rinviato per un modello tre posti, con autonomia di 150 chilometri e che avrebbe dovuto essere posto in vendita a poco più di €20.000. Ma la produzione in serie di questa citycar lunga solo 3,22 metri è stata sempre rinviata, probabilmente per difficoltà di raccogliere i fondi sufficienti ad assicurarsi un contratto con un fornitore industriale in grado di realizzarla, malgrado la ricerca di un partner cinese dovesse servire a tenere i prezzi di commercializzazione competitivi. In precedenza Horne aveva accennato alla possibilità di costruirla a Wuhan, una zona di manifattura dove si costruiscono altri modelli elettrici inclusa la Dacia Spring per il gruppo Renault, ma ora le residue speranze di rilanciare il destino della Uniti One sono una corsa contro il tempo per convincere un finanziatore a investire nel rilancio del progetto prima che la società, ridotta ai minimi termini come organico, sia tristemente costretta a portare i libri in tribunale.

7 dicembre: la borsa accoglie bene l’idea Intel di portare all’IPO la divisione Mobileye, con le azioni della società dei chip che guadagnano fino al 7,5% per poi chiudere la settimana scendendo dai massimi settimanali di $54 a $50,59. Il CEO Pat Gelsinger sembra alla ricerca della possibilità di creare valore con una azienda in portafoglio dalla narrativa favorevole. Da una acquisizione che non era stata opera sua, pare che si attenda una valutazione di oltre $50 miliardi. Quattro anni fa, quando Intel aveva acquistato la società israeliana in pieno boom della corsa all’automazione, quando sembrava che i robotaxi fossero dietro l’angolo, era stata pagata $15,3 miliardi. La marcia indietro, che dovrebbe essere perfezionata entro la metà del 2022, come minimo dovrebbe rimborsare Intel di quell’uscita, con la possibilità di usare la maggior parte dei fondi dell’IPO internamente, piuttosto che destinarli alla divisione da cui si separerà. Con la pressione attuale sui produttori globali di chip, quel genere di denaro sarebbe con ogni probabilità presto reinvestito in una nuova fabbrica di semi-conduttori, come noto tra gli esempi di manifattura a più alta intensità di capitale. Tra le cose che si prevede la quotazione comporterà, ci sarà anche che il marchio di servizi di mobilità Moovit venga riassegnato a Mobileye, raggruppando in modo organico tutte le operazioni relative ai robotaxi (attualmente in fase di test) con la nuova entità per renderlo più attraente come settore tecnologico della mobilità per gli investitori. Mobileye anche nella fase di controllo Intel ha continuato ad essere tra i principali leader nel campo dei sistemi ADAS e della guida avanzata autonoma, fornendo tecnologia a oltre 88 milioni di veicoli in circolazione, tra cui modelli di BMW, Audi, Volkswagen , Nissan e GM.

7 dicembre: sebbene l’ultimo investimento sia stato nell’idrogeno verde, la britannica BP non si è certo scordata il settore della mobilità sostenuta dalle batterie, acquista la società statunitense di servizi di ricarica Amply Power. La super-major britannica dell’oil & gas con l’acquisizione della società californiana per una somma non divulgata le consentirà di continuare a operare in modo indipendente come parte del portafoglio globale di attività BP. Fondata solo nel 2018, Amply Power ha raccolto finora circa $14 milioni di finanziamenti dai propri investitori e fornisce agli operatori di veicoli commerciali infrastrutture di ricarica, software e servizi per caricare flotte che gestiscono camion, autobus di linea e scuolabus, furgoni e veicoli leggeri. Sebbene BP gestisca già alcuni punti di ricarica auto negli Stati Uniti, l’acquisizione viene considerata un primo passo nella nicchia della ricarica di flotte di veicoli elettrici nel paese, di pari passo con il diffondersi di mezzi commerciali elettrici per gli impieghi variabili dal lungo al corto raggio.

7 dicembre: durante il suo Capital Market Day ABB aveva novità da comunicare anche per il settore delle infrastrutture di ricarica, poiché il gruppo elvetico-svedese ha in programma di puntare all’IPO della sua divisione specializzata nella prima metà del 2022.Il CEO Björn Rosengren ha già nel recente passato riorganizzato altre divisioni, e questa nel portafoglio di prodotti per il trasporto sostenibile secondo l’azienda rappresenta oggi circa il 10% di tutti gli ordini. La società svizzera ha dichiarato di aver raggiunto una crescita superiore alla media in questo settore negli ultimi cinque anni con un tasso di crescita annuo stimato del 17% e si prevede che continuerà a sovra-performare il mercato. Tra le attività che hanno consentito ad ABB di primeggiare in questa area delle infrastrutture ci sono le stazioni di ricarica per auto elettriche e autobus (incluse quelle ad alta potenza), i sistemi di azionamento per treni, camion e miniere, nonché tecnologie a idrogeno verde per la navigazione. ABB aveva recentemente annunciato di aver venduto oltre 460.000 stazioni di ricarica per veicoli elettrici in oltre 88 mercati dal 2010, tra cui più di 21.000 stazioni di ricarica rapida DC e 440.000 stazioni di ricarica AC. La notizia riguarderà anche l’Italia, considerato che dal polo produttivo di Terranuova Bracciolini, in Toscana, escono alcune delle più moderne colonnine ad alta potenza disponibili sul mercato, e quindi questo sito rappresenterà un punto di forza della divisione che si incammina verso la quotazione in borsa.

8 dicembre: l’articolo di AUTO21 pubblicato sul triplice accordo Volkswagen sulla fornitura collegata alle batterie con 24M Technologies, Umicore, Vulcan Energy Resources è qui.

8 dicembre: la ricerca di partenariati stabili per superare gli scogli e le tempeste nella supply chain, così evidenti in particolare oggi nel settore dei semiconduttori, ha spinto il gruppo BMW a firmare un accordo trilaterale con il produttore Inova Semiconductors e con GlobalFoundries. L’accordo prevede che i partner forniranno alla casa automobilistica diversi milioni di semiconduttori l’anno. I semiconduttori verranno prima implementati nel modello al 100% elettrico BMW IX e a seguire su altri modelli, ha affermato il gruppo tedesco nella sua nota. La definizione dell’accordo segue di poche settimane l’ampliamento della collaborazione tra BMW e Qualcomm: famosi finora soprattutto per i chip degli smartphone, i californiani mirano a espandere la loro penetrazione sul mercato grazie al nuovo chipset dedicato all’automotive: lo Snapdragon Ride è un processore abbastanza potente da assumere da solo molte funzioni di guida e in effetti BMW prevede di utilizzarli nei propri sistemi di sicurezza ADAS che assumono anche ruoli di assistenza alla guida. Ma per il prossimo e meno prossimo futuro Qualcomm punta anche a occupare spazio finora detenuti dalla rivale NVIDIA, in particolare quelli relativi alla guida autonoma di Livello SAE 3 (dove BMW in collaborazione con Stellantis prevede di entrare dal 2024) e che riguarderà modelli che necessiteranno di chip con potenze e performance sempre crescenti.

9 dicembre: a distanza di pochi giorni da un importante accordo sulla catena della fornitura dei veicoli elettrici con la coreana Posco Chemical, GM crea altri partenariati strettamente legati al proprio piano industriale che prevede il lancio di 30 veicoli elettrici entro il 2025, mantenendo sotto controllo costi di produzione e prezzi dei veicoli. Così ha creato una partnership per la fornitura di materiali in terre rare, leghe e magneti finiti per motori elettrici con MP Materials, gruppo proprietario e operatore della miniera di terre rare e dell’impianto di raffinazione e lavorazione di Mountain Pass, secondo l’azienda l’unica società del settore estrattivo dedicato alle terre rare e al loro trattamento in Nord America. La casa di Detroit non ha provveduto ad investimenti nel capitale di MP Materials nell’ambito del nuovo accordo di fornitura. Altrettanto interessante appare l’ulteriore accordo che in questo caso coinvolge GM e Vacuumschmelze, meglio conosciuta come VAC, un produttore tedesco di materiali magnetici avanzati. La collaborazione euro-americana servirà ad avviare un nuovo sito produttivo negli Stati Uniti in grado di produrre magneti permanenti che saranno collocati nei motori elettrici dei veicoli elettrici General Motors costruiti sulla nuova piattaforma elettrica Ultium e che porteranno molti marchi, a cominciare dal modello GMC Hummer EV che sarà il primo della lista come ordine di apparizione sul mercato.

9 dicembre: la pubblicazione di un documento ufficiale sottoposto al regolatore di borsa della Corea del Sud, ha offerto l’occasione per scoprire le intenzioni di espansione relative all’IPO di LG Energy Solution, che continuerà peraltro ad essere controllato dal conglomerato LG Chem dopo che la divisione delle batterie è già stata separata dalle altre. Come dettagliato da Business Korea che ha esaminato il documento, la società amplierà la produzione di celle cilindriche (quelle preferite da Tesla, ma anche Rivian e Lucid) in Corea e Cina, investendo 645 miliardi di won nel suo stabilimento coreano di Ochang entro il 2023 portando la capacità produttiva totale dell’impianto a 22 GWh entro il 2025, con una quota importante ma non dominante alle celle cilindriche. Ma queste saranno invece dominanti per l’investimento di LG Energy Solution, 1,2 trilioni di won nel sito cinese di Nanchino entro il 2024 che aumenterà la capacità di produzione di batterie cilindriche a oltre 60 GWh nel 2025. Per la regione nordamericana l’azienda ha previsto, come evidenziato dal Korea Herald un nuovo impianto di batterie per veicoli elettrici del valore di $2 miliardi nella provincia canadese dell’Ontario: recepirà una parte importante dei fondi necessari a investire 5,6 trilioni di won ($4,76 miliardi) in Nord America entro il 2024 garantendo una capacità annua aggiuntiva di 55 GWh nella regione, una parte della quale ha già una destinazione nella non lontana fabbrica di veicoli commerciali elettrici General Motors che si trova in Ontario, e dove è prodotto il BrightDrop EV600. Un’altra parte di investimenti finirà forse in Michigan: questo non lo si apprende dalla Corea del Sud ma da documenti presentati da General Motors alle istituzioni locali alla ricerca di agevolazioni e sgravi fiscali: la destinazione probabile, secondo la stampa americana, potrebbe essere una nuova fabbrica di celle a Lansing, creata dalla joint venture Ultium di cui sono partner GM ed LG.

10 dicembre: Volvo Cars e Northvolt apriranno un centro di ricerca e sviluppo congiunto in Svezia; AUTO21 ha dedicato all’investimento comune da €2,93 miliardi questo articolo.

Credito foto di apertura: ufficio stampa General Motors