Intel e Mobileye hanno le carte per viaggiare nel futuro dell’auto

Sborsando $15 miliardi per acquisire la società israeliana, Intel diventa di colpo protagonista nella guida autonoma e non solo

Sono passate poche ore dall’annuncio ufficiale di Intel: il gigante globale dei chip acquisterà Mobileye sborsando quasi $15 miliardi. Si tratta di una delle più grandi acquisizioni nel mondo della tecnologia avanzata e un formidabile passo avanti da parte della società diretta da Brian Krzanich per diventare, da un giorno all’altro, protagonista di primo piano nella fornitura ai gruppi dell’auto in generale e nel settore della guida autonoma in particolare.

L’israeliana Mobileye, che in questo settore ha anche iniziato una collaborazione con Delphi per fornire sistemi di guida autonoma chiavi-in-mano a case automobilistiche, da tempo si è imposta come forniture: è nota come leader nella tecnologia di visione computerizzata che trasforma i pixel delle telecamere in preziose informazioni. Su quei dati poggiano i più recenti sistemi di sicurezza che gestiscono le frenate di emergenza oppure avvisano se ci si sta spostando inavvertitamente dalla propria corsia.

La reputazione dell’azienda ed il potenziale del settore hanno convinto Intel all’acquisizione malgrado Mobileye accetti l’accordo a caro prezzo: saranno pagati $63,54 per ogni azione, un premio del 34% sul suo prezzo di chiusura del venerdì precedente. Tanti soldi che inducono anche per la prima volta alcuni addetti ai lavori a chiedersi se i settori avanzati dell’auto (come guida autonoma e batterie) non rischino di diventare oggetto di una ennesima bolla speculativa.

Due giornaliste dell’agenzia Bloomberg hanno firmato un commento in cui sottolineano: “Intel può permettersi l’acquisizione, col cash che ha a disposizione, tuttavia si tratta di una scommessa costosa. Se si sottrae la cassa netta di Mobileye, la transazione vale $14,7 miliardi, che equivalgono a circa 118 volte il suo Ebitda a dodici mesi. Questo la pone come una delle più dispendiose acquisizioni di una società della tecnologia dai tempi della bolla di borsa delle società di internet”.

A far pensare che l’azienda californiana sia convinta che i soldi dell’acquisizione siano ben spesi non è solo la manica larga nella valutazione ma anche l’assetto che prenderà la divisione che nascerà. Il professor Amnon Shashua, che Mobileye l’ha creata e portata al successo, ha già scritto ai dipendenti spiegando loro che, malgrado Intel sia decisamente più grande della startup di Gerusalemme, sarà il reparto ADG (Automated Driving Group) americano ad essere integrato in Mobileye piuttosto che il contrario.

Inoltre l’azienda proseguirà regolarmente tutte le collaborazioni coi partner attuali. L’amministratore delegato della società della Silicon Valley ha chiarito che grazie all’approccio scelto si aspetta che nessuna scossa avvenga ai reparti di ricerca, sviluppo e produzione e che le relazioni commerciali attuali possano così tutte essere confermate e anzi rafforzate da nuove opportunità. Attualmente Intel e Mobileye collaborano in un progetto che ha come partner BMW e quest’estate metterà su strada un quarantina di auto per test sulla guida autonoma.

Tra i rapporti più stretti di Mobileye oltre che con BMW e Delphi ci sono quelli col gruppo Volkswagen. E, per quanto riguarda il settore sempre più decisivo delle mappe, sia Intel sia Mobileye hanno in corso collaborazioni con HERE, la compagnia acquisita dai maggiori marchi tedeschi per evitare di dover contare sulle mappe di Google, ormai ritenuta rivale, specie da quando è attiva con la divisione Waymo a cui è stato affidato il destino della ex-Google car.

Sembra piuttosto chiara l’intenzione di Krzanich e della sua azienda di evitare di perdere l’occasione di essere protagonista in un settore a rapida crescita, quello che avvenne nel mercato dei chip all’arrivo degli smartphone: lasciato al dominio dalla rivale americana Qualcomm. Se l’ottimismo di Intel è o no giustificato lo possono indicare alcune cifre.

Perché se è vero che le auto in tutto o in parte autonome sono computer su ruote, sono da computer di grande potenza anche le masse di dati da esse generate e digerite. Krzanich ha sottolineato come le auto che si guidano da sole produrranno 4.000 giga di dati ogni giorno, equivalenti all’uso dello smartphone da parte di 3.000 persone. A gestire questi dati non è un cervello: in effetti ne occorrono due.

Il primo parte dalla visione computerizzata delle telecamere di Mobileye, a cui si aggiungono i dati che vengono in aiuto con i sistemi di localizzazione (le mappe tridimensionali gestite dalla piattaforma REM, Road Experience Management) ed il supporto di algoritmi che impostano le regole di guida. Questa abbondanza di dati viene analizzata dal SoC (Software on Chip) di Mobileye e fusa insieme per essere gestibile.

Il professor David Keith nell’MIT ha dichiarato alla rivista di tecnologia della sua università: “Le loro tecnologie sono altamente affidabili, affinate attraverso milioni di miglia di esperienza di guida, che la concorrenza non può replicare facilmente“. I dati passati dagli occhi di sensori e telecamere sono analizzati e gestiti con programmi di apprendimento computerizzato che anche a Gerusalemme affidano alle cosiddette “reti neurali”.

Le auto senza pilota, quelle dei Livelli 4 e 5 SAE, avranno però bisogno oltre che di occhi e di un cervello per vedere e sentire l’ambiente circostante anche di un altro tipo di cervello. Perché l’autonomia di cui si parla per le auto del futuro è in realtà una indipendenza relativa. Quelle auto non saranno autonome nel modo in cui può esserlo oggi un fuoristrada Land Cruiser in mezzo al Sahara: saranno fortemente relazionate ad infrastrutture e reti.

Il secondo cervello deve e dovrà quindi essere in grado di fare da piattaforma con elevate capacità di elaborazione per i miliardi di pixel o byte che transiteranno, in entrambi i sensi. Intel ed i suoi SoC si proporranno come punto di riferimento per l’hardware che dovrà gestire queste attività, dalla compressione dei dati alla connettività ai centri dati sul cloud.

Combinate insieme, le capacità di Intel e Mobileye creano un interlocutore più affidabile e credibile per i gruppi dell’auto e soprattutto un binomio che diventerà ancora più difficile da scavalcare per i fornitori concorrenti, dai quali è lecito attendersi, dopo l’accordo di ieri, rapide contromosse nel giro di poche settimane o mesi.


Credito immagine di apertura: sito web Intel