Mandato CARB sulle emissioni dei taxi privati in California

Dal 2030 il 90% dei viaggi effettuati da Uber, Lyft & C. dovrà essere a zero emissioni locali: non è arrivato il momento di imitare le norme della California anche qui?

Nell’era precedente alla crisi sanitaria, la popolarità delle app con cui chiamare taxi privati in numerose metropoli globali è stata un fattore di crescita della congestione e delle emissioni. Un fenomeno a cui alcune istituzioni vigili stanno pensando da tempo di porre rimedio.

La prima ad agire è la California, nemesi della precedente amministrazione di Washington impegnata a rilanciare i combustibili fossili senza interesse per gli effetti sul clima. Il 20 maggio CARB, agenzia regolatrice delle emissioni e delle sostanze inquinanti e clima-alteranti, ha approvato nuove norme che richiederanno alle società che operano nel ride hailing di rimuovere dalle proprie flotte i modelli che bruciano benzina (in America, come noto, i veicoli passeggeri che usano gasolio sono rari).

Nel 2030 le aziende dovranno essere in grado di presentare veicoli in servizio a zero emissioni locali nel 90% del chilometraggio che gli autisti percorreranno. Va doverosamente notato che società leader di mercato negli Stati Uniti come Uber e Lyft avevano già dichiarato di volersi impegnare a spostare le proprie flotte su modelli al 100% elettrici entro il 2030, anticipando quindi la transizione che riguarda anche i normali automobilisti.

In pratica, in questo caso il regolatore applica norme meno stringenti di quelle che i due grandi player di settore dicono di volersi auto-imporre: solo dal 2018, grazie a un progetto di legge promosso dalla senatrice Nancy Skinner, l’agenzia CARB ha ricevuto dallo stato del Pacifico l’autorità legale di imporre obblighi alle aziende sulla composizione delle proprie flotte in termini di emissioni. L’inizio della trasformazione comincerà ad essere applicato a partire dal 2023.

Il Professor Dan Sperling, dell’ITS dell’università di California Davis e membro dell’agenzia CARB, ha sottolineato come il mandato introdotto invii un forte segnale riguardo alla necessità di ridurre emissioni e rappresenti un modello per gli altri stati americani. Anche perché segue l’approvazione del bando alla vendita di veicoli convenzionali nello stato a partire dall’anno 2035, voluto dal governatore Gavin Newsom.

L’obbligo, viene da dire, avrebbe molto senso anche in Europa in generale ed in Italia in particolare, considerato che si tratta di un paese con una percentuale di auto per abitante più elevata del continente eccetto il Lussemburgo. Gli autisti di auto del ride hailing e quelli dei servizi analoghi, ad esempio il noleggio con conducente, sono una piccola percentuale del totale, ma nelle epoche di normalità (ovvero tranne durante il Covid-19) sono molto più tempo costantemente in strada.

E secondo alcuni studi trascorrono tipicamente un terzo del loro tempo di guida senza passeggeri a bordo, con il risultato paradossale che le emissioni per chilometro di viaggio sono superiori a quelle che i passeggeri avrebbero emesso guidando i veicoli di proprietà, secondo studi dell’agenzia CARB che risalgono al 2018, quindi un anno non toccato dagli effetti della pandemia: usare un taxi privato creava il 48% più emissioni per viaggio di uno stesso percorso con l’auto privata.

L’Europa è stata la prima regione in cui le società dei taxi privati hanno segnalato di voler passare all’elettrico in massa. Appena nominato amministratore delegato di Uber, uno dei primi progetti approntati da Dara Khosrowshahi era stato annunciare per Londra l’intenzione di voler avere nella propria flotta della capitale britannica entro il 2025 soltanto veicoli elettrici.

La scorsa estate l’ONG ambientalista T&E (Transport & Environment) aveva vagliato quali fossero i costi effettivi di un autista di un servizio come Uber in una metropoli europea: vetture elettriche del segmento C sono in media del 14% più convenienti da gestire che modelli diesel di analoghe caratteristiche e dimensioni, purché chi si serve dell’auto elettrica abbia la possibilità di effettuare le ricariche notturne più convenienti. Un risultato rilevato in tutte le grandi città europee tranne a Bruxelles.

In altri termini la necessità della sostenibilità ambientale di veicoli che percorrono molta strada si può tradurre anche in sostenibilità economica per tanti autisti che, se in America sono ancora considerati lavoratori indipendenti, altrove a cominciare dal Regno Unito, non hanno più necessariamente questo status.

Un mandato sulle emissioni dei veicoli del ride hailing sarebbe un atto pratico nella direzione della riduzione degli obiettivi di CO2 che la Commissione Europea sta elaborando e pubblicherà nel corso dell’estate, nell’ottica di promuovere gli obiettivi dell’European Green Deal.

Il settore dei trasporti europeo è responsabile per un terzo delle emissioni totali di CO2 dell’UE, pertanto metterlo in sicurezza è un fattore importante. Come ricordava l’organizzazione ICCT (a cui si deve la rivelazione del dieselgate), quando ci sono di mezzo traguardi è opportuno anche fissarne di intermedi. L’esempio recente delle multe sulle emissioni è stato palese: coi limiti entrati in vigore nel 2020 i costruttori hanno atteso l’ultimo momento utile per adeguarsi e vendere nel frattempo più modelli convenzionali.

Adeguare le flotte è importante anche da questo lato dell’Oceano Atlantico (solo nel Regno Unito sono 70.000 le persone che guidano per Uber a tempo pieno o parziale), ma senza porre obiettivi intermedi c’è il rischio che le flotte diventino in misura rilevante full electric solo nel 2029…

Credito foto di apertura: Paul Hanaoka on Unsplash