Chi non supera l’esame di guida autonoma?

L’Automobile Club d’Italia e la Fondazione Caracciolo, nonostante le buone intenzioni dimostrate alla conferenza del traffico…

Le periodiche conferenze sul traffico dell’Automobile Club d’Italia sono arrivate alla 71.a edizione. Considerato che il traffico non è ultimamente migliorato (oggi sicuramente il contrario) anche da quella archiviata il 13 giugno scorso a Roma non ci si potevano attendere miracoli. Però, visto che questa ha toccato uno dei temi attorno ai quali è nato Auto21, non potevamo esimerci dal parlarne. Perché, vedete, alla conferenza sul traffico è stato presentato un ponderoso studio della Fondazione ACI Filippo Caracciolo dal titolo “Auto-Matica“.

Ottantaquattro pagine, mica bruscolini, in cui speravo di scoprire qualcosa di nuovo su auto connesse ed autonome. O magari semplicemente un nuovo atteggiamento da parte di un’istituzione polverosa come molte altre glorie dello Stivale. E occorre dire che nello slogan della conferenza era stata posta la domanda giusta: “Chi guida l’auto che ci guida?“. Purtroppo la Fondazione Caracciolo dell’ACI e chi ha messo le mani nello studio è parso a disagio con la materia e, a parte compilare un compendio degli argomenti, non è riuscito a rispondere.

Anzi, nella fretta qualche collega, forse desideroso di uscire presto dalla sala della conferenza, quello di cui ha preso nota è un inevitabile sondaggio dell’anno scorso e nemmeno commissionato dall’ACI ma solo citato dagli autori, che si dimostra pessimista sul favore degli italiani verso la guida autonoma, attestato secondo l’osservatorio Mobility Monitor, elaborato su iniziativa di LeasePlan (un’azienda di noleggio a lungo termine) al 50% circa.

Magari il sondaggio è ancora attuale. Non è obbligatorio amare le auto alla KITT. Si può perfino vivere scrivendo di tecnologia come Kirsten Brown di Gizmodo ed essere visceralmente a disagio in balia di un’auto senza guidatore umano. Il che però non risponde alla domanda dello slogan ACI.

Che cosa sia veramente fondamentale per la guida autonoma non lo dirà quindi questa colonna. Le risposte alla domanda dell’ACI le hanno date, e chiare, Tim Cook e Derek Rotz. Due nomi che trovate rispettivamente ai vertici di Apple e della divisione ricerche e sviluppo Daimler Trucks.

Il 5 giugno in una intervista con Bloomberg Television che potete ancora vedere ed ascoltare ancora qui, il numero uno della casa della mela ha detto che quello che conta dell’autonomia è l’intelligenza artificiale: “E’ un nucleo tecnologico che vediamo come molto importante“. Cook ha paragonato l’impegno richiesto da un’auto a guida autonoma alla “madre di tutti i progetti di intelligenza artificiale“, perché si tratta probabilmente dei progetti più difficili di intelligenza artificiale ai quali lavorare.

Su cosa si basa l’intelligenza artificiale applicata a qualsiasi campo, dal riconoscimento di immagini nei sistemi di sicurezza degli aeroporti fino ai sistemi di guida autonoma? Su strumenti, su attrezzi concettuali che si chiamano machine learning (apprendimento automatico) e reti neurali nelle varie declinazioni: convoluzionali, stratificate ed ogni variazione che matematici e programmatori partoriscono.

A Rotz di recente hanno chiesto quali tecnologie abbiano fatto più progressi nella guida autonoma, e il tecnico Daimler ha risposto: “Quello che è migliorato davvero è ciò che chiamiamo Sensor Fusion. La fusione dei dati dei sensori sintetizza i migliori, nel senso di più precisi e dettagliati, input di radar, telecamere e laser per finderli in un quadro che si combina con immagini e mappe tridimensionali, permettendo così di anticipare, di preziosi secondi, magari un pedone sulle strisce pedonali.

Purtroppo quelle risposte non le troviamo nel paper della Fondazione Caracciolo. Cercate nello studio intelligenza artificiale e lo troverete un numero di volte per il quale basterebbero le mani di Capitan Uncino (sì, una sola). Machine learning? Reti neurali? Sensor fusion? La mano superstite di Capitan Uncino è di troppo…

Gli autori, molti dei quali provenienti dal prestigioso Politecnico di Torino, non sono studiosi impreparati. Anzi, a sfogliare i loro curriculum e pubblicazioni lo sono e molto. Ma con quello che è il nocciolo della guida autonoma non c’entrano proprio niente. E pensare che in Italia non mancano i ricercatori che stanno lavorando già nel settore e con successo.

Se, come ha dichiarato il presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani alla conferenza sul traffico “l‘auto a guida autonoma è una sfida che dobbiamo vincere” magari per non farsi trovare impreparati si potrebbe cominciare dal far scrivere di argomenti importanti ed anzi fondamentali per il futuro industriale anche italiano ricercatori e docenti che sono in prima fila.


Credito foto di apertura: ufficio stampa internazionale Mobileye