BUSINESS

7 giorni di business che cambiano la mobilità: 7 – 13 giugno 2021

Il briefing della settimana: i nuovi accordi, investimenti e operazioni con protagonisti DiDi Chuxing, Evergrande, Freyr, Northvolt, Polestar, Sinopec, SK Inc., Waabi, Wallbox

8 giugno: quando Uber aveva ceduto la propria divisione ATG specializzata nei sistemi e software per la guida automatizzata ad Aurora, agli addetti ai lavori non era sfuggito come l’accordo non riguardasse uno dei gioielli della società, il laboratorio di Toronto. Ora una comunicazione ufficiale chiarisce il perché. La star dell’intelligenza artificiale Raquel Urtasun, che dirigeva proprio quel laboratorio oltre ad insegnare a Toronto e ad avere co-fondato il Vector Institute, è riuscita a mettere insieme esperti e capitali fondando una nuova startup: Waabi (visione). Con questo nome ispirato al linguaggio dei nativi americani, la Urtasun pensa di poter aggredire il settore della guida autonoma nei veicoli commerciali, per cominciare, facendo sopportare il fardello a programmi molto innovativi. Deve essere stata molto convincente perché ha raccolto come supporto iniziale $83,5 milioni e alcuni degli investitori sono società che potenzialmente potrebbero essere delle rivali: a cominciare dalla stessa Aurora, ed Uber, che cedendo l’ATG ad Aurora ne è diventata azionista. Come dire che intendono non avere la Urtasun come avversaria: meglio alleata. Anche perché accanto a lei ci saranno colleghi che rappresentano il top dell’intelligenza artificiale: come Fei Fei Li, la collega Sonja Fiedler e soprattutto Geoff Hinton, che insieme a lei lavorano al Vector Institute e che in Waabi hanno investito. La Urtasun intende mettere in pratica algoritmi del tutto nuovi e un filone del deep learning che dimostri più efficacia con un’inferenza di nuova generazione. E forse non è estraneo alla nascita di Waabi che lo scorso inverno Hinton abbia pubblicato un paper in cui lancia una tecnologia battezzata GLOM che mira a mettere a bada due delle principali difficoltà dei sistemi di visione artificiale, in particolare in settori complessi come il traffico: riconoscere il tutto a partire dalle parti e comprendere che un oggetto rimane lo stesso anche quando viene osservato da un punto di vista completamente differente, pur senza aver ricevuto addestramento specifico. Un argomento da seguire con attenzione nel prossimo futuro.

9 giugno: il produttore di batterie per veicoli elettrici Northvolt conferma di aver raccolto finanziamenti equivalenti a €2,3 miliardi (per la precisione $2,75 miliardi) necessari a ingrandire il proprio sito produttivo principale che sta sorgendo nel nord della Svezia. Dietro all’operazione ci sono fondi pensione svedesi, Goldman Sachs e gruppo Volkswagen, e grazie al denaro fresco che affluirà nelle casse della società diretta da Peter Carlsson Northvolt Ett vedrà l’obiettivo di capacità a regime salire dai 40 GWh previsti finora a 60 GWh: poco meno del doppio della capacità di una Gigafactory come quella che Tesla e Panasonic operano in Nevada. Finora non sono ancora uscite celle dalla fabbrica svedese, ma si prevede che da Skellefteå usciranno le prime batterie alla fine dell’anno. Con questo ulteriore round di finanziamento Northvolt è ormai arrivata a $6,5 miliardi di finanziamenti rastrellati per portarsi ad una capacità europea di 150 GWh. Alle spese in conto capitale corrisponde un portafoglio ordini che ha ormai raggiunto i $27 miliardi, con clienti come BMW e Fluence ma soprattutto Volkswagen e Traton. Il gruppo di Wolfsburg come si sa da tempo per raggiungere gli obiettivi svelati al Power Day ha anche investito nel 20% del capitale dell’azienda scandinava, mentre ha deciso per la fabbrica di Salzgitter di assumerne la piena titolarità, essendo basata nel quartier generale del settore delle batterie, affidato alla divisione Volkswagen Group Components.

9 giugno: il produttore di impianti per la ricarica di veicoli elettrici Wallbox conferma i piani di quotazione a Wall Street che passeranno dalla mossa, tutto sommato insolita per una società europea, di procedere a fusione inversa mediante la società veicolo già quotata Kensington Capital Acquisition Corp. La società di Barcellona ha come maggior investitore il colosso spagnolo dell’energia e delle rinnovabili Iberdrola e rastrellerà $330 milioni con l’operazione, che le attribuirà un valore di $1,5 miliardi. L’operazione dovrebbe trovare una chiusura nel terzo trimestre 2021, con investimenti per $100 milioni da parte di Kensington stessa oltre che di Janus Henderson Investors, Luxor Capital e Cathay Innovation. Di recente il libro degli ordini di Wallbox si è arricchito di ulteriori 1.000 impianti di ricarica che la stessa Iberdrola ha ordinato, che andranno a finire presso aziende, privati e infrastruttura stradale che in misura crescente si adegua alla flotta sempre più diffusa di veicoli con la presa.

10 giugno: il colosso cinese del ride hailing DiDi Chuxing ufficializza i piani, da lungo tempo oggetto di rumor, per arrivare all’IPO in borsa a Wall Street; potrebbe rivelarsi l’operazione di questo tipo più grande prevista nel corso del 2021. Sostenuta da partner di lunga data con nomi molto noti in Asia e non solo come Alibaba, SoftBank e Tencent, l’azienda recentemente era valutata $95 miliardi, e sebbene non abbia finora voluto rivelare le dimensioni dell’offerta, fonti dell’agenzia Reuters sostengono che potrebbe raccogliere circa $10 miliardi nell’operazione avviata. Per trovare un IPO più grande di una società cinese a New York occorre risalire all’indietro fino al 2014: quando ad Alibaba era riuscito di rastrellare $25 miliardi. Nel 2020 colpito dagli effetti della pandemia, DiDi Chuxing su ricavi in calo a $22,17 miliardi aveva perso $1,6 miliardi, ma nel primo trimestre ha avuto conti positivi per l’equivalente di $837 milioni. L’amministratore delegato Cheng Wei lo scorso anno ha dichiarato che la società punta ad avere 800 milioni di utilizzatori e arrivare a 100 milioni di ordini al giorno per il prossimo anno, tra corse di taxi privati, noleggio di biciclette e altri veicoli, consegne di pasti e spese.

11 giugno: Polestar, la casa di modelli elettrificati nata da una costola di Volvo Cars, conferma la firma di un accordo id programma con SK Inc., il terzo gruppo industriale coreano e parent company dell’azienda delle batterie SK Innovation. Questo accordo, precisano le aziende, spianerà la strada a una collaborazione in aree che includeranno ovviamente le celle e i sistemi per veicoli elettrici, ma anche settori collegati come gli impianti elettrici ed i semi-conduttori. Non è stata precisata una scaletta riguardo all’entità economica della collaborazione, né quando le prime celle SK Innovation potrebbero finire su modelli Polestar. La notizia non giunge come una sorpresa perché di recente notizie uscite sulla stampa economica coreana avevano accennato alla possibilità di una collaborazione, a poche settimane di distanza dall’inizio della collaborazione tra SK Inc. e Geely (capogruppo di Volvo Cars e Polestar) in un fondo che investirà in innovazione e mobilità sostenibile. E soprattutto lo scorso aprile il gruppo coreano ha partecipato a un round di finanziamento del valore di $550 milioni guidato Chongqing Chengxing Equity Investment Fund Partnership, da Zibo Financial Holding e Zibo Hightech Industrial Investment.

11 giugno: non è passato molto tempo da quando il colosso cinese dell’energia Sinopec Group aveva stretto un accordo con la startup dell’auto elettrica NIO per aprire presso decine di pompe di carburante stazioni di cambio rapido delle batterie per servire la clientela delle auto costruite ad Hefei, che un accordo quasi in fotocopia è stato siglato con Evergrande Group. Il business plan del Sinopec Group per il periodo 2021-2025 prevede l’installazione di 5.000 postazioni per il cambio rapido delle batterie presso le stazioni di servizio, e c’erano pochi dubbi che non tutte sarebbero state rivolte a clienti NIO. Il chiacchierato gruppo immobiliare Evergrande da diversi mesi ormai non fa mancare attenzione al nuovo marchio di veicoli elettrici Hengchi, ma in effetti se i nove modelli numerati da 1 a 9 sono stati presentati, la produzione invece non ha creato resse nelle concessionarie: si fa attendere ancora. Di recente Evergrande Auto ha precisato anche che metterà in produzione proprie batterie a partire dalla seconda metà di quest’anno. Mentre aspettiamo di vedere auto e batterie però Evergrande dimostra ancora inventiva promettendo ai clienti che non sono disposti a venire a compromessi sulle tempistiche delle ricariche anche l’alternativa del battery swap, ormai possibile in cinque minuti o meno, ma che certo richiederà una rivisitazione dei progetti di alcuni modelli per poter essere effettuato con efficacia e soprattutto in sicurezza, visto che una massa di 3, 4 quintali imbullonata al pianale va trattata coi guanti.

11 giugno: niente accordo finora, ma una trattativa confermata sì, quella che riguarda la startup delle batterie Freyr con un non ancora precisato conglomerato multinazionale, finalizzata a costruire un sito produttivo di celle per veicoli elettrici negli Stati Uniti. La startup norvegese sta negoziando per il momento su un accordo di programma non vincolante per formare una joint venture in grado di dar vita a una Gigafactory in grado di supportare una capacità di 50 GWh entro il 2030. Non proprio dietro l’angolo insomma, considerato che per il progetto già avviato in Scandinavia la produzione iniziale dovrebbe partire nel 2023; ma in Europa Freyr prevede di costruire celle con elettroliti semi-solidi realizzati su licenza 24 M Technologies, e riproporre una linea negli Stati Uniti richiederà anche di ri-negoziare gli accordi di licenza, che non coprivano finora il mercato americano. I norvegesi hanno già peraltro messo un piede in America per la quotazione mediante fusione inversa con la società-SPAC Alussa Energy Acquisition Corp., che entro poche settimane è destinata a portarla al New York Stock Exchange.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Northvolt