Dopo una lunga e bollente estate le ibride plug-in devono fare un pit-stop?

Al gradimento recente dei modelli ibridi ricaricabili in Europa ed Italia subentrano gli effetti dell’omologazione WLTP: ora sbuffano i tedeschi, sorridono i giapponesi, sperano i francesi

Hanno ballato davvero per una sola estate le ibride plug-in? A prima vista sembra che al successo segua la crisi, visti gli stop simultanei o quasi alla commercializzazione di modelli BMW, Mercedes-Benz, Volkswagen e Porsche.

Sono tutti stop legati all’introduzione dallo scorso primo settembre della nuova procedura di omologazione WLTP (Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedure). Le differenze principali tra la vecchia omologazione NEDC e la nuova riguardano il maggior numero di test, la loro durata e distanza. Secondo le stime degli addetti ai lavori la valutazione delle emissioni di CO2 in media cresce di circa il 10% rispetto al precedente ciclo.

Le ibride plug-in che in tutta Europa hanno avuto un sussulto di gradimento nei mesi passati e che nella stessa Italia lo scorso anno hanno superato nelle vendite le auto al 100% elettriche, non sfuggono alle restrizioni. Con il criterio di omologazione WLTP gli effetti benefici sulle emissioni della presenza di batterie a volte molto piccole si sono ridotti.

Le emissioni di CO2 in molti casi hanno così superato la soglia fatidica dei 50 grammi per chilometro, facendo perdere l’accesso in molti paesi (ovviamente non in Italia in cui sono assenti) ai sussidi, una differenza per i clienti in certi casi di €3.000. Come ha scritto oggi Nick Gibbs su Automotive News, i gruppi auto devono adeguarsi: la soluzione più diretta sono batterie più grandi, che costano di più.

Come quella del concept Skoda Vision RS che il gruppo tedesco sta per presentare al Salone di Parigi: abbina un  motore a benzina da un litro e mezzo a uno elettrico da 75 kW per una potenza complessiva di 180 kW (245 cavalli).

Ma la batteria in grado di muovere il veicolo silenziosamente fino a 70 chilometri è da 13 kWh: quella, per dire, della Passat GTE non arriva a 10 kWh. Volkswagen ha così fermato gli ordini, malgrado disponga proprio nella Passat GTE del secondo modello ibrido plug-in più gradito in Europa, e anche quelli della Golf GTE.

Il collo di bottiglia è peggiore per i gruppi che, come quello di Wolfsburg, hanno in gamma molte opzioni sui loro modelli: ciascuna opzione deve passare l’omologazione WLTP. Si riparlerà quindi della Passat GTE solo la prossima estate, per lasciare spazio nella sequenza dei test a modelli capaci di volumi ben più grandi.

Il nuovo ciclo WLTP non guarda in faccia a chi ha successo o meno: Porsche ha smesso di prendere ordini per la Panamera ibrida ricaricabile malgrado avesse raggiunto quote del 69% delle vendite totali, in Europa occidentale.

Mercedes-Benz fra un paio di mesi inizierà a proporre nuovamente alla clientela le Classe E e Classe S ibride ricaricabili, mentre la più diffusa Classe C è rinviata al 2019. Se ci sarà da aspettare, in compenso tutte saranno sotto alla soglia di emissioni fatidica.

Al momento più che una crisi delle ibride plug-in l’attuale appare quindi una crisi dei modelli tedeschi di questo settore: Mitsubishi, da tempo leader nelle vendite proprio in questo ambito, al Salone di Ginevra ha lanciato con l’Outlander PHEV un modello che sembra trovarsi spianata la strada per il successo.

Il SUV giapponese rispetta la soglia di emissioni e non avrà quindi problemi ad assicurare ai clienti i sussidi ove previsti, grazie ad una batteria che è cresciuta di oltre il 10% rispetto alla vecchia versione e ad un sobrio motore benzina a ciclo Atkinson.

Sotto ai 50 grammi di CO2 al chilometro non si spingono invece le ibride plug-in Volvo, malgrado la casa svedese per esse abbia ottenuto la certificazione WLTP. Anche BMW ha difficoltà con la soglia, tranne con la berlina 530e: altri modelli come la 225xe Active Tourer saranno sopra la soglia di accesso ai sussidi, mentre da Monaco promettono che dal 2019 sarà invece della partita il muscoloso xDrive 45e.

Se del ritardo dei rivali tedeschi parrebbe poter approfittare subito la concorrenza giapponese, non è scontato che riesca a fare altrettanto quella francese. Fra poco al Salone di Parigi PSA presenterà una offerta interessante che alla versione ibrida plug-in del crossover DS7 Crossback aggiungerà più proposte Peugeot per 3008 e 508, con soluzioni a uno o due motori.

Nessuno di questi nuovi arrivi sembra però disponibile entro poche settimane; il loro debutto nelle concessionarie rischia quindi di essere un po’ troppo vicino al ritorno sulla scena delle marche premium per “indurre in tentazione” la clientela che proprio da quelle proviene.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Gruppo BMW