Sboccia la love-story tra Google e Alleanza franco-giapponese su Android

Fra tre anni potrebbero  essere quasi quattordici milioni le auto Renault, Dacia, Nissan, Mitsubishi ed Infiniti che monteranno il sistema operativo del colosso informatico di Mountain View

Renault, Nissan e Mitsubishi non si accontentano più di contendere ai gruppi VW e Toyota il primato delle auto vendute globalmente, ora si preparano anche a dare battaglia nel settore dell’auto connessa e dell’infotainment.

Mentre a San Francisco Audi aveva appena annunciato l’integrazione di Alexa nel primo SUV elettrico e-tron (che forse possiamo ipotizzare battistrada di molti altri esempi di veicoli del gruppo Volkswagen dotati dell’assistente di Amazon) da Parigi arrivava la comunicazione che Google e Alleanza franco-giapponese a partire dal 2021 inonderanno gli schermi di milioni di auto con app nate per il sistema operativo Android.

Il sistema operativo che gira sotto a giochi ed app acquistabili sul Play Store, che permette di navigare con le Google Maps e (magari più frequentemente in America rispetto all’Europa) anche di dare comandi vocali via Google Assistant, che accumula esperienza quotidiana via programmi e sistemi di intelligenza artificiale della società pilastro del gruppo Alphabet.

L’idea è che l’assistente possa diventare il modo principale col quale la clientela interagisce con i veicoli, senza mani, come sempre più di frequente fa con lo smartphone o a casa. Considerato che Google e Alleanza franco-giapponese ragionano su oltre dieci milioni di Renault, Nissan e Mitsubishi vendute nel 2017 e 5,54 nei primi sei mesi 2018 le cifre sono promettenti.

C’è un ma: Android non finirà sulle auto di quei marchi in modo capillare per altri tre anni. Per Google e Alleanza franco-giapponese potrebbe perfino essere un vantaggio: i piani di Carlos Ghosn prevedono per il 2022 un obiettivo di produzione e vendite dell’ordine dei 14 milioni di auto, con una accelerazione particolare soprattutto in Cina.

Alphabet, quando ancora c’era solo il già noto marchio Google, sta cercando da un paio di lustri un accordo del genere con un gruppo auto. Talvolta, come nel caso di chi è stato avvicinato da Apple, è emerso un timore di mettersi nelle mani di qualcuno in grado di controllare la partita senza essere controllato.

Qualcosa che vale soprattutto per la miniera di dati che le nuove auto genereranno. Nelle scorse settimane abbiamo infatti avuto conferme da gruppi come Daimler e BMW che preferiscono per ora sviluppare propri assistenti ed interfacce (rispettivamente l’Intelligent Personal Assistant e MBUX).

E tuttavia sempre più automobilisti preferiscono la piccola scomodità di collegare con un cavetto lo smartphone alla porta USB del cruscotto per poter continuare ad usare Google Maps e/o Waze per navigare nel traffico. L’accordo tra Google e Alleanza franco-giapponese renderà la vita più semplice, o per lo meno senza cavetto, a molti clienti, come già succederà nel caso della XC40 che Volvo offrirà l’anno prossimo, con sistema operativo Android Auto nativo.

Non sarà comunque un caso di esclusiva per la sola divisione più celebre e fondamentale di Alphabet. Anche se i veicoli dell’Alleanza utilizzeranno la piattaforma comune Android, ciascun marchio avrà comunque la possibilità di integrare in aggiunta una propria interfaccia e proprie funzionalità uniche.


Credito immagine : screenshot video ufficio stampa Alliance 2022