Iniziano a sentirsi i venti contrari sulle trimestrali delle case auto

I conti Toyota, Stellantis e BMW sembrano avere ancora inerzia, originata però in tempi migliori; la vera incognita è il punto di rottura associato agli aumenti dei prezzi a cui sempre più case dovranno ricorrere

È bastata una settimana per veder cambiare l’umore attorno ai conti e alle previsioni delle maggiori case automobilistiche. Le trimestrali della scorsa settimana tutto sommato all’insegna della positività, anche a sorpresa, appaiono già una sorta di canto del cigno dell’ottimismo: gli effetti della crisi collegata all’inflazione specie in Europa stanno iniziando a farsi sentire per i maggiori gruppi.

Nel giro di sei mesi Toyota, l’azienda che meglio aveva superato la crisi derivante dalla pandemia, viene messa in difficoltà dai problemi della catena della fornitura (in primis i chip), a cui si sommano il decollo dei prezzi delle materie prime, la debolezza della valuta giapponese, l’aumento dei tassi sui mercati.

Questo si è riverberato negativamente sulle vendite globali (e ancor prima sulla produzione) che sono migliorate solo in Asia, ma non in Giappone, Nord America, Europa. Toyota non riuscirà a recuperare nell’ultima parte del 2022 e quindi ha dovuto tagliare da 9,7 a 9,2 milioni di veicoli l’obiettivo di produzione annuale.

Per i conti dell’ultimo trimestre la svolta ha comportato un risultato peggiore del previsto sui profitti: scesi del 25% a 562,7 miliardi di yen ($3,79 miliardi), ben al di sotto delle previsioni medie degli analisti che avevano espresso la stima di 772,2 miliardi di yen. Nello stesso periodo del 2021 il risultato era stato di 749,9 miliardi di yen.

Il sostegno di inizio anno agli utili, dovuto alla valuta debole, si è repentinamente trasformato in un boomerang man mano arrivano i conti delle forniture di materie prime da pagare, commodities pressoché tutte negoziate in dollari.

Da queste difficoltà Toyota secondo Automotive News, avrebbe in mente di uscire alzando i prezzi sui mercati Occidentali, per controbilanciare i costi. Questo genere di mossa ha funzionato finora (come ricordano le ultime trimestrali di Porsche e Mercedes-Benz) quando a servirsene sono state case premium.

Ma la domanda che ci si pone riguardo a un grande gruppo generalista come Toyota è quale genere di aumenti la clientela sarà disposta a sopportare, prima che si determini un fenomeno di rigetto.

Questo forse potrebbe avvenire in modo meno pronunciato in America, se i venti contrari là non saranno impetuosi, ma appare molto meno improbabile in Europa Anche alla luce delle trimestrali presentate questa settimana da Stellantis, gruppo auto generalista come Toyota, e dal gruppo premium BMW.

Infatti i manager Stellantis hanno detto senza perifrasi che i consumatori in Europa stanno già leggermente rallentando i loro acquisti di auto. Un fenomeno che ha iniziato a riscontrare anche BMW, il cui CFO Nicolas Peter ha molto chiaramente avvisato che l’area risente già dei generalizzati aumenti dei costi, aumenti che investono dall’energia ai prestiti e mutui.

Le case auto erano riuscite a lungo a sfidare anche con successo i venti contrari in particolare grazie alla robusta domanda per i loro modelli più costosi. Ogni gruppo di fronte alla necessità di scegliere dove mandare componenti o chip scarsi ha ovviamente privilegiato quelli con maggiore richiesta ed utile, lasciando allungare i tempi di attesa per modelli meno richiesti o dai margini risicati.

Questa “domanda repressa” contribuisce a spiegare come Stellantis e BMW abbiano ancora potuto riportare buone vendite e utili in salute giovedì scorso. Tuttavia, i venti economici contrari stanno crescendo in intensità e prima di Toyota in effetti, anche il secondo gruppo globale auto (Volkswagen) la scorsa settimana aveva tagliato la proiezione di vendita per l’anno, citando la scarsa disponibilità di semiconduttori e le persistenti sfide della logistica.

La domanda in Europa si stabilizzerà leggermente poiché alcuni mercati sperimentano già tassi di inflazione a due cifre, ha detto il responsabile finanza del gruppo BMW Nicolas Peter in una call con investitori e media. La tendenza a suo avviso è più pronunciata nei paesi del nord Europa che nel sud, tra cui Francia e Italia, dove gli aumenti dei costi sono stati meno prevalenti.

Alla fine di settembre l’azienda aveva consegnato oltre 128.000 veicoli elettrici ai clienti (più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2021). Il terzo trimestre ha visto un aumento delle vendite e nuovi ordini per la BMW IX3, IX, I4 e Mini Cooper SE, che ha portato a un solido portafoglio ordini. BMW vede le vendite di veicoli elettrici come il SUV IX3 aumentare del 70% nel 2023, dopo essere più che raddoppiate nei primi nove mesi del 2022.

BMW ha riportato utili migliori del previsto nel terzo trimestre, poiché i prezzi più elevati per i modelli di fascia alta della casa automobilistica hanno contribuito a compensare consegne stagnanti. Il margine EBIT del terzo trimestre era in linea col target all’8,9%.

L’utile netto del gruppo per i primi nove mesi è stato pari a €16,4 miliardi (in crescita del 60,7% su base annua, col terzo trimestre a €3,1 miliardi in crescita del 22,9% rispetto allo stesso periodo del 2021). Ma il produttore, che ha anche confermato vivaci investimenti in ricerca e sviluppo, non se l’è sentita di procedere ad un rialzo delle previsioni sulle vendite.

Che il panorama economico globale e in particolare europeo non prometta condizioni di stabilità, cade nel bel mezzo di una fase in cui tutti i gruppi automobilistici sono sotto pressione per finanziare impegnativi piani di lanci di modelli elettrici.

Stellantis col piano Dare Forward 2030 reso pubblico lo scorso marzo punta a oltre 75 modelli al 100% elettrici entro fine decennio con vendite annuali di 5 milioni di veicoli, mantenendo peraltro rendimenti a due cifre nel periodo interessato.

In quest’ottica è indispensabile avere cassa e portafoglio ordini in buona salute per non dover rivedere il percorso a metà strada: l’inventario dei veicoli di Stellantis è aumentato del 54% a 275.000 unità dall’inizio dell’anno, in aumento di 179.000 unità rispetto al 31 dicembre 2021, principalmente in Europa per aspetti legati alla logistica. Sono ordini che dovrebbero proteggere il produttore di modelli popolari come i pickup Ram o i Ducato Fiat nel breve termine, secondo il Chief Financial Officer Richard Palmer.

Peraltro il manager e i vertici monitorano con sempre maggiore attenzione come si sviluppano gli ordini futuri. Nella call seguita alla pubblicazione della trimestrale Palmer non ha negato che il contesto macroeconomico sia molto impegnativo, e specialmente in Europa. Un mercato dove non sarebbe una sorpresa vedere un indebolimento della domanda indebolirsi a metà del prossimo anno.

In quest’ottica sono importanti le risorse accantonate in mesi ancora positivi come quelli archiviati il 30 settembre scorso: i ricavi netti hanno raggiunto i €42,1 miliardi, con una crescita del 29% rispetto al terzo trimestre 2021, grazie soprattutto all’aumento dei volumi, ai prezzi netti favorevoli e agli effetti positivi dei tassi di cambio.

Le consegne consolidate sono arrivate a 1.281.000 unità, in crescita del 13% su base annua, principalmente grazie alla migliore disponibilità di semiconduttori rispetto al terzo trimestre 2021. Le vendite globali di veicoli elettrici puri sono aumentate del 41% rispetto al terzo trimestre 2021.

Credito foto di apertura: ufficio stampa BMW Group