In Canada un giro di vite sugli investimenti cinesi nel litio

L’esecutivo di Ottawa si muove per difendere la filiera di batterie e auto elettrica: tre società cinesi ritenute riconducibili al controllo del governo di Pechino dovranno uscire da aziende del West canadese attive nel litio

La corsa ad alzare difese per mettere al riparo catene del valore attuali e soprattutto future in questo 2022 non fa che accelerare: l’ultimo esempio arriva dal Canada, uno dei paesi sviluppati a maggior vocazione estrattiva che si sta attrezzando per essere protagonista anche nell’automotive basato su batterie e motori elettrici.

Il governo di Ottawa ha deciso di limitare (salvo casi eccezionali) il coinvolgimento di società statali straniere nel settore dei minerali critici estratti e/o lavorati nel paese, una mossa che arriva nel bel mezzo della corsa alle risorse iniziata con largo anticipo dalla Cina e in cui diminuiscono di giorno in giorno le nazioni che sono disposte a stare a guardare.

Il ministro dell’Industria Francois-Philippe Champagne e il ministro delle Risorse Naturali Jonathan Wilkinson nei giorni scorsi hanno infatti annunciato un approccio di segno del tutto diverso, affermando che i minerali critici sono fondamentali per la prosperità e la sicurezza del Canada e pertanto non è pensabile che supportino strategie da cui il paese nordamericano non necessariamente possa beneficiare.

“L’aumento della domanda e l’offerta limitata di questi importantissimi minerali stanno presentando al Canada un’opportunità economica generazionale e il governo del Canada si impegna a cogliere tale opportunità mentre realizza i suoi ambiziosi obiettivi climatici”, hanno dichiarato tra l’altro i ministri.

“Mentre continuiamo ad accogliere con favore gli investimenti diretti esteri che supportano questo obiettivo, il Canada agirà con decisione quando gli investimenti minacciano la nostra sicurezza nazionale e le nostre catene di approvvigionamento di minerali critici”, hanno aggiunto, con l’ultima frase che sembra ritagliata sulle ambizioni cinesi di egemonia nelle sempre più fondamentali batterie per veicoli elettrici e nella loro filiera.

Pertanto, le nuove regole renderanno più difficile per le società possedute o gestite da governi stranieri acquistare o investire nel settore, con il governo che prevede di fissare un livello più alto per stabilire se tale transazione è considerata vantaggiosa per il Canada, indipendentemente dalle quote cinesi o di altra origine.

Tra i fattori che saranno considerati dalle autorità con competenza sul vaglio delle eventuali acquisizioni, ci sono la misura in cui un governo straniero potrebbe avere il controllo sulle attività canadesi, il livello di concorrenza in un settore e se l’accordo potrebbe mettere in pericolo la sicurezza nazionale.

Le nuove regole arrivano mentre le aziende e i paesi di tutto il mondo si stanno muovendo per proteggere minerali critici come alluminio, litio e cobalto, molti dei quali sono vitali per l’elettronica e le tecnologie a basse emissioni di carbonio, tra cui oltre alle batterie, i semiconduttori o infine il settore della difesa.

Le nuove regole seguono da un lato le crescenti tensioni con la Cina, che ha acquistato o investito in miniere canadesi e altre risorse naturali per alimentare le proprie industrie nazionali. Dall’altro lato a sud della frontiera gli Stati Uniti hanno creato con la legge IRA approvata ad agosto una sorta di steccato che favorisce la filiera nordamericana (Canada incluso) nei settori come l’auto elettrica e le batterie a scapito dei cinesi, ma anche di abituali alleati come Corea del Sud o Unione Europea.

Di fatto le nuove regole costringeranno Sinomine (Hong Kong) Rare Metals Resources Co. Ltd. a disinvestire in Power Metals Corp., società con sede a Vancouver. Chengze Lithium International Ltd. dovrebbe uscire da Lithium Chile Inc., società con sede a Calgary, nello stato dell’Alberta. Anche il terzo semaforo rosso è mirato a liberare dall’influenza cinese una società del West canadese, perché riguarda Zangge Mining Investment (Chengdu) Co. Ltd., che a suo tempo aveva investito in Ultra Lithium Inc., una società di Vancouver.

In almeno un caso il governo di Ottawa non entrerà in azione. Se il Partito Conservatore lo scorso inverno aveva sollevato obiezioni riguardo all’ingresso di Zijin Mining Group Ltd. nella società Neo Lithium, i Liberali al governo in Canada non hanno ritenuto di intervenire in questo caso, malgrado la questione della presenza dei capitali cinesi fosse già stata sollevata nel recente passato al riguardo.

Lo scorso gennaio l’esecutivo già in carica non aveva voluto mettere mano all’assetto societario di una azienda come Neo Lithium: perché è sì formalmente canadese e quotata in borsa in Canada, ma di fatto è incentrata su un progetto in Argentina e con un board collocato nel Regno Unito e senza alcuna figura apicale canadese. In altri termini, a Ottawa non intendono più stare a guardare sulla presenza cinese dentro i propri confini, ma non intendono mettersi a fare il vigilante del litio su scala globale.

Credito foto di apertura: ufficio stampa POSCO Chemical