Gli investimenti Svolt sono “benzina” per il primato nelle batterie

600 GWh di capacità totale da raggiungere entro il 2025 farebbero di Svolt il leader globale della produzione di batterie, davanti anche a CATL: per tagliare quel traguardo il 2021 le è servito a costruire fabbriche e raccogliere fondi

Se si dovesse stilare una classifica dei produttori di batterie che stanno investendo di più nel 2021 in rapporto alle loro dimensioni, difficilmente si troverebbe qualcuno in grado di superare Svolt Energy, una società di batterie creata nel 2018 da una costola del gruppo auto cinese Great Wall Motor.

Questo fornitore di celle per veicoli elettrici, lo scorso 11 dicembre ha confermato di aver chiuso un round di finanziamento Serie B+ per un importo di 6 miliardi di yuan ($940 milioni), che verrà utilizzato principalmente per sviluppare nuove tecnologie e costruire nuove basi di produzione e centri di ricerca e sviluppo in Germania e in Cina a Suining, Huzhou, Lishui, Chengdu e Changzhou. Gli ultimi investitori includono Sichuan Energy Investment, Han’s Laser Technology, Changzhou Xingyu, CDH Investments & Industrial Bank.

Ma forse, se seguite abitualmente cosa accade nei settori automotive e delle batterie, una notizia di questo genere vi parrà di averla già letta. Magari a luglio, o alla fine dello scorso febbraio. Perché in effetti il 28 luglio scorso Svolt Energy Technology Co., Ltd. aveva festeggiato a Changzhou, nello Jiangsu il buon esito di un altro finanziamento Serie B da 10,28 miliardi di yuan ($1,58 miliardi), il più corposo di tutti quelli del 2021. Meno impegnativo era stato il round Serie A di fine inverno: per un importo di 3,5 miliardi di RMB ($538 milioni).

“L’azienda è entrata in prima linea nella rivoluzione energetica globale, nella rivoluzione dei trasporti e nella rivoluzione tecnologica ed è fortunata ad avere una finestra strategica di opportunità per una grande crescita”, ha affermato Hongxin Yang, presidente e CEO Svolt la settimana scorsa. “La società aumenterà costantemente i suoi sforzi di ricerca e sviluppo, costruirà un’immagine del marchio globale e tecnologicamente innovativa e attuerà con fermezza il suo piano di capacità di produzione globale da 2025 a 600 GWh”.

Avete letto bene: un traguardo di una capacità totale di 600 GWh, che è stato presentato pochi giorni fa durante un evento traducibile come Battery Day. Un obiettivo collegato al piano industriale riassunto nella strategia SV 600, che ha portato quasi al doppio il precedente target di 320 GWh. 600 GWh sono una capacità sufficiente a produrre le celle per 12 milioni di veicoli con un pacco batterie da 50 kWh, analogo a quello della Renault Zoe, l’auto più venduta in Europa lo scorso anno.

Svolt si sta concentrando sulle celle prismatiche, con uno sviluppo accelerato sulla chimica del catodo priva di cobalto e le celle con elettroliti allo stato solido. Ha stabilito centri di ricerca e sviluppo in Giappone, Corea del Sud, Stati Uniti, India, Wuxi, Baoding e Shanghai.

Il confronto sulla capacità produttiva prevista entro il 2025, si può fare con gli obiettivi finora noti dei rivali Svolt, a cominciare da quelli del primo gruppo globale: CATL, che ha in programma di arrivare a 520 GWh. Un altro produttore cinese, CALB, si è posta il traguardo dei 500 GWh. Inferiore quello di Gotion High-Tech, che ha 300 GWh, cifra peraltro rivedibile al rialzo considerati anche i rapporti di compartecipazione esistenti col gruppo Volkswagen. E anche BYD, che finora non ha modificato il totale di 170 GWh per il 2025 si prevede punterà a un obiettivo superiore a quello previsto dai piani originali.

Svolt Energy ha attualmente già in costruzione otto siti di produzione con 297 GWh di capacità, 30 GWh dei quali è la capacità prevista a regime per l’Europa. In Germania, a Überherrn, si è insediata inizialmente con l’intenzione di produrre fino a 24 GWh ma ha poi elevato il proprio obiettivo.

Presso la sede della regione della Saarland, vuole dedicarsi in particolare alle celle con chimica LMNO, all’apparenza adeguate a soddisfare i bisogni dei contratti con le case europee, tra cui figura Stellantis. In Europa, ma anche fuori, lo sviluppo di catodi ad alto contenuto di manganese sarà facilitato dal partenariato con BASF, colosso tedesco della chimica che ha un ampio portafoglio di ricerca legato a questo filone.

Svolt nel presentare la propria strategia ha indicato chiaramente che punterà su blade battery (peraltro il nome scelto da BYD…): batterie prismatiche a lama corta da utilizzare preferibilmente in pacchi privi di moduli, ovvero con architettura cosiddetta CTP ovvero cell-to-pack. Saranno disponibile in 4 formati per i veicoli passeggeri e l’accumulo più uno a parte per i veicoli commerciali.

Quelli che riguardano auto, SUV, furgoni, sono le L600 per le elettriche pure, che saranno disponibili o con la versione LFP più economica, ma anche con i tipi a maggiore densità di energia NCM o NCA. Per questo formato il tipo Jelly Battery in versione senza moduli promette una densità gravimetrica a livello pacco batteria di 230Wh/kg.

Inoltre la produzione prevede i formati L500 per impianti di accumulo, L400 destinati al mercato delle ibride plug-in e infine la L300, una cella più piccola perché destinata a vetture elettriche pure dotate di sistemi a 800 volt, come già disponibili su modelli come Porsche Taycan o Audi E-Tron GT, che richiedono più celle collegate in serie e materiali in grado di resistere allo stress di ricariche ultra-veloci.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Svolt Energy via PR Newswire