Il briefing sul business che cambia la mobilità: 16 – 22 agosto 2021

7 giorni di accordi, investimenti e operazioni con protagonisti ACM, Britishvolt, Evergrande Group, Fortum, Glencore, LG Energy Solution, Magna International, Valmet Automotive, Xiaomi

16 agosto: il produttore di celle LG Energy Solution stipula un contratto vincolante della durata di sei anni con Australian Mines Ltd. che prevede la fornitura di nichel e cobalto, materie prime che saranno fornite sotto forma di precipitato idrossido misto (MPH) estratto dal sito Sconi Project, nel nord del Queensland, attualmente in via di realizzazione e su cui la compagnia australiana investirà in trenta anni complessivamente l’equivalente di 1 miliardo (in dollari americani). Presso questa miniera saranno trattate a regime 2 milioni di tonnellate di minerale che assicureranno solfato di cobalto e solfato di nichel di purezza adeguata al settore delle batterie, così come ossido di scandio. Rispetto al totale previsto di 1,4 milioni di tonnellate di solfato di nichel e 0,2 milioni di tonnellate di cobalto, il contratto di LG Energy Solution prevede che entro il 2024 la società coreana possa contare su 71.000 tonnellate di nichel e 7.000 tonnellate, secondo la nota ufficiale una fornitura adeguata a equipaggiare 1,3 milioni di veicoli elettrici con batterie ad alta capacità in grado di sostenere una autonomia fino a 500 chilometri. Presso il polo minerario del Queensland la società utilizzerà per trattare i residui il metodo del dry stacking, molto più sostenibile di altri perché meno esigente con le risorse idriche disponibili sul posto.

17 agosto: in attesa di più dettagli che saranno disponibili al Salone Auto di Monaco di Baviera che aprirà ad inizio settembre, il quotidiano tedesco Handelsblatt ha intervistato il fondatore della startup ACM (Adaptive City Mobility GmbH) Paul Leibold, che alla testata finanziaria ha rivelato come sia riuscito ad ottenere la collaborazione del gruppo Magna International per lo sviluppo del suo nuovo modello elettrico City One. La commercializzazione è prevista a partire dal 2024 e per la produzione di massa la multinazionale canadese è potenziale partner, come in precedenza lo è diventato per modelli elettrici Jaguar e Fisker. La City One si annuncia come un modello al 100% elettrico in particolare rivolto al settore B2B: quindi anzitutto alle società dello sharing e a chi gestisce le flotte, anche quelle per le consegne dell’ultimo miglio. Con questa premessa nasce per un mercato di nicchia e con piccole dimensioni (è lunga solo 3,6 metri e in versione passeggeri può portarne al massimo quattro) nonché con una velocità limitata a 110 km/h che bastano per le principali tangenziali urbane. La capacità delle batterie non è ancora stata precisata, ma sembra di relativa importanza considerato che ACM avrebbe deciso di affidarsi alla tecnologia del cambio rapido, come sta diffondendosi in Asia per due e tre ruote.

17 agosto: Glencore diffonde una nota ufficiale in cui rivela di aver acquisito una quota del capitale di Britishvolt, la startup che sta lavorando alla realizzazione della prima Gigafactory nel settentrione dell’Inghilterra. Il colosso del settore estrattivo e del trading di materie prime non rivela la esatta dimensione dell’investimento, che appare comunque importante per una società come Britishvolt che non è ancora stata in grado di confermare alcun partenariato con un gruppo auto, finora. Nell’accordo è inclusa la fornitura di cobalto ai britannici, una delle molte materie prime trattate dal gruppo con sede in Svizzera e che in passato non ha mancato di creare problemi alla società, per gli stretti rapporti tra il leader Evan Glasenberg e Dan Gertler, faccendiere israeliano che ha tenuto i fili di amicizie imbarazzanti coi meno amati politici africani e in particolare quelli che contano nella Repubblica Democratica del Congo, nazione con le maggiori riserve globali di cobalto, appunto. Nella nota, il fondatore di Britishvolt Orral Nadjari per due volte sottolinea come l’accordo sia in linea coi principi ESG (Environmental, Social and Governance) della società: la stessa Glencore ammette che questi siano una preoccupazione crescente per gli investitori; il disinvolto modo di operare del gruppo in passato non rende sorprendente che ora si allarghi al settore delle batterie e che lo faccia con una azienda che sostiene di aderire a principi rigidi lascia più di un dubbio che possa nascere un meccanismo di ESG-washing così come già esistono società che ricorrono al greenwashing. Del resto in passato Glencore e il gruppo diretto da Marc Rich da cui è derivato l’attuale impero delle materie prime erano note per trattare senza remore con personaggi tanto diversi come Fidel Castro e l’Ayatollah Khomeini in epoche in cui in Occidente nessuna società si sognava di farlo.

19 agosto: un nuovo accordo firmato dalle finlandesi Valmet Automotive e Fortum vedrà i due partner collaborare nel campo dell’economia circolare per assicurare il riciclo costante e sostenibile di tutti i materiali non conformi che il primo dei due produrrà presso i siti di Salo ed Uusikaupunki. In entrambe le fabbriche (nella seconda sede entro fine anno) Valmet assembla secondo il portafoglio ordini variegato di cui dispone moduli e celle che poi sono consegnati direttamente al cliente. Fortum, società attiva nel settore dell’energia a ciclo completo, propone al partner un processo proprietario low carbon che sarà di recuperare fino al 95% della massa nera scartata durante la lavorazione. Con massa nera si definisce la “polvere” che contiene materiali attivi particolarmente ambiti, tra i quali figurano litio, cobalto, manganese e nichel, non necessariamente in ordine di peso totale recuperato. La collaborazione tra le due aziende includere anche un accordo per la gestione degli scarti industriali presso la linea di montaggio auto di Uusikaupunki. Appare concreta la possibilità che un accordo analogo possa in futuro toccare un terzo sito produttivo per l’assemblaggio di pacchi batterie che Valmet sta facendo sorgere a Kirchardt, nel Baden Württemberg, non distante dalla fabbrica Audi di Neckarsulm.

20 agosto: a distanza di appena pochi giorni dall’ammissione che avrebbe ceduto quote di capitale della nascente divisione dedicata ai veicoli elettrici (cui fa capo la nuova marca Hengchi, un cui modello è visibile nella foto di apertura) Evergrande Auto e della divisione Evergrande Property Services Group Limited, il conglomerato Evergrande Group conferma l’esistenza di trattative preliminari con Xiaomi. I colloqui con il colosso della telefonia, così come quelli con le startup della mobilità elettrica NIO, XPeng non sarebbero ancora in fase di deliberazione definitiva, almeno secondo quanto commentato da Xiaomi, che ha ammesso di avere più alternative per l’ingresso nel settore auto. Ogni trattativa in corso, già rivelata o sotterranea che sia, peraltro risulta avere gli interlocutori dell’indebitatissimo gruppo cinese (un tempo prevalentemente impegnato nella sanità e nell’immobiliare) in posizione di vantaggio. Infatti Evergrande deve ormai rispondere alla pressione crescente da parte della banca centrale cinese (PBOC) e dell’agenzia regolatoria China Banking and Insurance Regulatory Commission che in pratica ormai ordinano al gruppo del sud del paese di provvedere a risolvere i rischi dell’elevato debito da un lato e a mantenere una operatività aziendale stabile. Inoltre, cosa non sorprendente data la stretta su molte società quotate in borsa sia in Cina che in sedi internazionali, a Evergrande è stato ordinato di fornire al mercato informazioni tempestive e veritiere sullo stato delle proprie attività.

Credito immagine di apertura: ufficio stampa AutoChina 2021 via NewspressUK