Il briefing sul business che cambia la mobilità: 9 – 15 agosto 2021

7 giorni di accordi, investimenti e operazioni con protagonisti Bosch, ChargePoint, Daimler, Hella, Faurecia, Forest River, Helbiz, LG Energy Solution, Lightning Emotors, Novonix, Phillips 66, Romeo Power

9 agosto: l’americana Phillips 66 acquisirà una quota del 16% di Novonix per $150 milioni. L’impresa dell’energia dai sottoprodotti della raffinazione (che rappresenta la sua attività principale) produce coke speciali utilizzati come precursori nella produzione di elettrodi, in particolare gli anodi hard carbon impiegati dalla britannica Faradion nella realizzazione delle sue celle agli ioni di sodio. Novonix invece, basato a Chattanooga, Tennessee, è un produttore di grafite sintetica, che viene combinata con materiali a base carbonio come quello di Phillips 66 per ottenere gli anodi delle celle. L’investimento del gruppo petrolifero consentirà a Novonix di aumentare la produzione di grafite sintetica fino a 10.000 tonnellate l’anno entro il 2023, per salire in seguito a metà decade al livello di 30.000 tonnellate.

9 agosto: l’articolo di AUTO21 sull’accordo di programma tra Renault e Geely per il mercato asiatico è qui.

10 agosto: i vertici di Romeo Power approvano un accordo a lungo termine stipulato con LG Energy Solution per la fornitura di celle agli ioni di litio equivalenti a un totale di 8 GWh di capacità fornita fino al termine del 2028. Con quella quantità di celle l’azienda americana prevede di essere in grado di equipaggiare circa 29.000 veicoli, tra i quali come comunicato in precedenza ci saranno veicoli commerciali elettrici ed autobus. Romeo Power sarà strumentale, attraverso un pre-pagamento di $64,7 milioni, nell’avviare una linea di montaggio di celle supplementare presso il sito produttivo coreano di Ochang, che sarà evidentemente mirata a non far aspettare il cliente americano le sue forniture, che provvederà ad assemblare ed ingegnerizzare in pacchi batterie completi, incluso i sistemi di gestione BMS, che assicurerà alla clientela nazionale ed internazionale.

10 agosto: non avviene molto spesso, tranne che in Cina, di scoprire il perfezionamento di un contratto da migliaia di unità riguardante veicoli commerciali o autobus, ma è prorio quello che è avvenuto col nuovo partenariato tra Lighting Emotors e il gruppo Forest River. La prima vende pacchi batterie, motori elettrici, servizi di ricarica, la seconda, divisione della Berkshire Hathaway di Warren Buffet, mezzi specializzati come scuolabus e autobus di linea e insieme con questo accordo puntano a realizzare fino a 7.500 autobus a zero emissioni, per un valore stimato di $850 milioni. In quattro anni e mezzo di validità dell’accordo Lightning Emotors produrrà ed assemblerà in Colorado i powertrain e i pacchi batterie necessari alla fabbrica Forest River dell’Indiana che costruisce gli autobus delle Classi 4 e 5 americane (fino a 33 passeggeri e con peso compreso tra 14.500 e 19.500 libbre). Circa un quinto dello spazio delle linee di montaggio nei capannoni di Elkhart sarà dedicato alla linea di veicoli a zero emissioni locali. Le configurazioni di batterie previste per la nuova gamma spazierà tra gli 80 kWh e i 160 kWh totali, per autonomie previste tra 80 e 160 miglia e con capacità di ricarica rapida, oltre che con l’opzione di crescente interesse di poter integrare le batterie nella rete elettrica mediante tecnologia V2G.

11 agosto: tra nuovi accordi e contratti sempre numerosi, il quotidiano Süddeutsche Zeitung invece annuncia un divorzio imminente, confermato dai diretti interessati. Si tratta dei progetti sulla guida autonoma avanzata che riguardano Daimler e Bosch e che in passato sembravano un partenariato di straordinaria ambizione. A partire dal 2018 le due aziende avevano dato vita al progetto Athena che doveva sfociare nella realizzazione di robotaxi, non meno efficienti e ubiqui di quelli a cui lavorano da anni rivali come, ad esempio, Waymo o Cruise. Ma nonostante la teorica facilità di comunicazione, entrambi i gruppi hanno sede nella regione di Stoccarda, le aziende non sono riuscite a far decollare il programma e come hanno riferito portavoce dell’una e dell’altra al quotidiano tedesco, hanno deciso di concentrarsi sui propri progetti individuali, con altre priorità. Piuttosto che lavorare intensivamente sui robotaxi privi di conducente e di Livello SAE 4 o 5, Daimler sembra aver preferito lavorare a sistemi come quelli di Livello 3 SAE che sono presenti e disponibili (e ora legali sulle autostrade tedesche) sulla nuova ammiraglia elettrica EQS, mentre Bosch per quanto riguarda l’elevata automazione ha più che abbondante lavoro per progettisti e programmatori con sistemi per la logistica e parcheggi automatizzati, senza scordare la crescente diffusione dei sistemi ADAS, che sempre più si avvicinano all’elevata automazione.

11 agosto: la borsa di Hong Kong riscopre l’ottimismo verso il titolo Evergrande, indebitatissimo e traballante gruppo conglomerato nato come immobiliare ma che nel recente passato si è inserito anche nell’auto elettrica. La borsa gradisce che nel gruppo Evergrande si parli ufficialmente di cedere una quota della divisione NEV, le cui perdite nell’ultimo esercizio sono quasi raddoppiate a 4,8 miliardi di yuan ($740 milioni) sulla scia della massa di investimenti, dalla ricerca e sviluppo alla realizzazione delle linee di montaggio, richiesti per far decollare la nuova, anzi nuovissima attività. Secondo i piani, Evergrande NEV sta sviluppando la bellezza di 14 nuovi modelli per una produzione di massa che dovrebbe partire a fine anno o inizio 2022 e con un target di produzione annuale per il 2025 di 1 milione di auto. Le ammissioni fatte da Evergrande non hanno spiegato se gli investitori interessati a entrare nella divisione auto siano istituzionali, finanziari, o magari case auto concorrenti. Per il momento il gruppo del sud della Cina ha ammesso solo di voler cedere quote minoritarie della nuova divisione, ma la mole di debito accumulata finora è tale che non sarebbe sorprendente se gli investitori intendessero avere anche una voce nel management, una volta sborsato denaro di cui Evergrande ha costantemente bisogno per evitare di andare sotto la linea di galleggiamento.

11 agosto: ancora segnali di interesse verso il settore dell’infrastruttura di ricarica dalla nuova acquisizione perfezionata da ChargePoint. Il gruppo americano diretto da Pasquale Romano rileva ViriCiti per €75 milioni. La società olandese, attiva anche negli Stati Uniti, fondata nel 2012, è impegnata nel settore specializzato della ricarica degli autobus elettrici, e rappresenta la seconda acquisizione di ChargePoint in Europa in meno di un mese dopo quella della società tedesca del software has.to.be. Nel portafoglio di ViriCiti c’erano già contratti con la rete municipale berlinese di trasporto Berliner Verkehrsbetriebe, quelle con la società di trasporti tedesca Arriva (divisione delle ferrovie tedesche DB) e la francese Keolis, oltre a un accordo col produttore americano di autobus elettrici Gillig.

13 agosto: è la giornata dell’ingresso ufficiale di Helbiz Inc. al Nasdaq, la società attiva sui due lati dell’Atlantico nella micromobilità, dopo l’accordo di fusione inversa con la società-veicolo già quotata GreenVision Acquisition Corp., dopo che gli azionisti della SPAC hanno approvato l’aggregazione aziendale nel corso di un’assemblea straordinaria tenutasi in data 11 agosto 2021. L’operazione ha portato entrate di cassa per circa $24,5 milioni al lordo delle deduzioni per le commissioni dovute all’agente di collocamento e altre spese correlate all’offerta. La quotazione consentirà alla società fondata da Salvatore Palella e che ha nel board un altro italiano nel CFO Giulio Profumo, di implementare il suo piano di espansione dei servizi di micromobilità sicuri ed efficienti in altre città d’Italia, d’Europa e degli Stati Uniti. Al contempo permetterà di sviluppare le attività legate alle altre linee di business del gruppo: come Helbiz Kitchen coi suoi servizi di food delivery e Helbiz Media con i suoi servizi di streaming.

14 agosto: un affare da €6,7 miliardi, tanto è valutata la nuova società, dà vita al settimo gruppo globale della fornitura automotive con la definizione di un accordo che consente a Faurecia, un tempo controllata dall’ex-PSA, di rilevare dalla famiglia azionista di Hella la quota del 60% in suo possesso al prezzo concordato di €60 e con la stessa offerta ai titoli in possesso del pubblico. Alla famiglia fondatrice andranno nel complesso €3,4 miliardi di cash e circa €600 milioni in azioni Faurecia. L’operazione dovrebbe essere ultimata a inizio 2022 e riguarda due protagonisti che nel 2021 prevedono ricavi complessivi di €23 miliardi ma che puntano di arrivare insieme a €33 nel 2025, con effetti benefici sui conti da sinergie e ottimizzazione del cash flow. La sede tedesca di Lippstadt continuerà regolarmente a operare anche col nuovo azionariato. Nella nota congiunta diffusa sono sottolineate anche quattro aree in cui la nuova società intende crescere: mobilità elettrica (include il settore idrogeno in cui Faurecia è particolarmente attiva da sola e con partner), ADAS & Autonomus Driving (che vede in particolare Hella attiva al di là della tradizionale attività nell’illuminotecnica), cockpit del futuro (ramo di competenza tradizionale Faurecia) e infine Lifecycle Value Management.

Credito immagine di apertura: ufficio stampa Daimler AG