Le piattaforme attuali e future sono il faro Volkswagen

Superata la tempesta del 2020, la “flotta” del secondo gruppo auto globale fa rotta verso un percorso dove contano sempre di più l’elettrificazione, i dati, il software, le emissioni e i pianali: MEB, PPE e SSP

Vedere le azioni di un gruppo auto tradizionale che salgono del 6,5% non è stato uno spettacolo così frequente negli ultimi anni. Ma sta succedendo oggi a quelle Volkswagen a caldo, dopo la fine della conferenza stampa annuale che ha fatto luce sui conti 2020 del gruppo e le sue prospettive future, portandone la valorizzazione al miglior livello dal luglio 2015, quando l’attuale amministratore delegato Herbert Diess era appena arrivato da BMW, per una capitalizzazione di €118 miliardi.

Era piaciuto ieri il contenuto del Power Day che tracciava il rafforzamento della scelta elettrica che dovrebbe portare a concludere il 2021 vendendo per la prima volta 1 milione di modelli elettrici, e sembra essere piaciuto anche il contenuto della presentazione odierna. Che ha delineato la prospettiva che i tagli ai costi fissi e alle spese (inclusa la spesa in conto capitale in calo lo scorso anno di quasi €3 miliardi) possano consentire di migliorare i margini negli anni a venire, una possibilità che non sembra fantascienza, considerato quanti fattori abbiano concorso nel fare del 2020 un anno senza precedenti.

Per metà decade il management si aspetta di raggiungere il lato migliore di un margine operativo in una fascia compresa tra 7-8%, mentre la cifra che costituisce il traguardo per il 2021 spazia tra 5-6,5%. Da notare che la grande diversificazione di marchi comporta notevoli differenze tra i singoli contributi delle case che appartengono al secondo gruppo globale: lo scorso anno Porsche ha avuto un return on sales superiore al 15%, mentre il secondo miglior marchio Scania ha superato il 6%, facendo anche meglio di Audi di pochi decimi di punto percentuale. Per confronto Stellantis, come segnala l’agenzia Reuters, per il 2021 si è data un obiettivo di margine operativo compreso tra 5,5-7,5%.

Volkswagen, che ha un organico di 670.000 persone globalemente, in particolare in Germania offrirà incentivi al pre-pensionamento ed al lavoro parziale a circa 4.000 dei dipendenti con più anzianità di servizio. Ma la cifra totale dei dipendenti difficilmente sarà diversa una volta arrivati, poniamo, nell’anno 2025: soprattutto perché la divisione Car.Software Organiziation prevede di passare da circa 3.500 ingegneri e programmatori attuali a 10.000.

Per la connettività dei suoi veicoli il gruppo punta a raggiungere estesi effetti di sinergie spalmati su tutti i marchi. Tutto basato sul nuovo sistema operativo VW.OS fornito dalla divisione informatica che è stato “partorito” con una certa difficoltà nel 2020 ma intende recuperare nei prossimi mesi. La versione 1.2 apparirà per la prima volta sui modelli sportivi elettrici che poggeranno sulla piattaforma PPE sviluppata insieme da Porsche e Audi.

In futuro la versione 2.0 la vedremo sulle auto che nasceranno sui pianali SSP (Scalable Systems Platform), il primo dei quali esordirà con il progetto Landjet in mano alla nuova divisione Artemis che farà da battistrada per tutti i marchi. Per quella fase la quota del software sviluppato internamente salirà dal 10 al 60%, con un’impronta a largo raggio dai servizi di mobilità fino alla guida autonoma avanzata.

E quello sulle piattaforme è stato uno degli aspetti più interessanti della conferenza stampa annuale Volkswagen: accanto al pianale modulare elettrico MEB (su cui contano le famiglie ID già sfornate da Zwickau e il nuovo Skoda Enyaq) che a livello mondiale riguarda Europa, Cina e Stati Uniti con 27 modelli in via di lancio entro il 2022, a partire dall’anno prossimo si muoveranno le linee delle altre.

Come appunto la PPE (Premium Platform Electric), con maggiore accelerazione, più autonomia e minori tempi di ricarica. Ma è la scaletta che ora si definisce per la SSP che suscita più curiosità: viene definita come la piattaforma di nuova generazione per veicoli 100% elettrici, completamente digitali e a elevata scalabilità, su cui potranno essere costruiti modelli di tutti i marchi e di tutti i segmenti. Andando oltre quella MEB che non coinvolgerà i modelli più performanti, per i quali lascia in effetti strada a PPE.

Intanto però in Europa il gruppo Volkswagen si posiziona in cima al segmento delle elettriche pure proprio grazie ai modelli nati sulle piattaforme MEB con una quota di circa il 25% nella regione. Una presenza che contribuirà a migliorare i dati sulle emissioni: un quasi gol per i tedeschi nel 2020.

Nel 2020, nonostante i risultanti progressi significativi nella riduzione della CO2 della flotta continentale, è stato mancato il target dei livelli prefissati da Bruxelles di circa lo 0,8 g/km malgrado il pool con alcuni partner.

Il valore si basa su calcoli aggiornati rispetto alle cifre provvisorie comunicate a gennaio. I risultati finali saranno divulgati dall’Unione Europea nel corso dell’anno, con le relative sanzioni economiche. Nel 2021, il gruppo prevede di raggiungere i target sulla CO2 in Europa grazie a una quota sempre più consistente di veicoli elettrificati.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Volkswagen AG