Panasonic pensa allo sbarco in Scandinavia

Il gruppo giapponese sembra molto attratto dall’energia rinnovabile disponibile in Norvegia: vorrebbe aprire là una Gigafactory con Norsk Hydro ed Equinor

Stamattina una nota congiunta Panasonic, Equinor e Norsk Hydro ha rivelato la firma di un accordo di programma che darà tempo fino all’inizio della prossima estate al gruppo giapponese e ai partner scandinavi per esplorare le opportunità di una produzione di batterie verdi agli ioni di litio in Norvegia.

Nel paese che in passato doveva una quota rilevante del proprio PIL a petrolio e gas del mare del Nord (in parte estratti proprio da Equinor) gli investimenti nelle rinnovabili e nella mobilità sostenibile hanno spinto il settore auto verso il 60% delle vendite, mentre le auto convenzionali non potranno più essere messe in vendita oltre il 2025.

Ma non è solo il mercato norvegese ovviamente a premere alle tre società, che hanno affermato che l’iniziativa poggerà “sulla tecnologia leader di Panasonic e si rivolge al mercato europeo dei veicoli elettrici e altre applicazioni”.

All’agenzia Reuters una portavoce Panasonic ha detto che la Gigafactory potrebbe fornire celle cilindriche al nuovo stabilimento di auto elettriche Tesla in Brandeburgo. Il produttore giapponese sta progettando di espandere la sua attuale joint venture con Tesla a Spark, in Nevada aggiungendo una nuova linea di produzione dal prossimo anno.

Le società si rivolgeranno alle case automobilistiche e ad altri potenziali clienti in Europa, nonché alle autorità competenti in Norvegia e altrove. La tempistica del progetto, che se approvato entro la metà del prossimo anno potrebbe andare a regime poco prima di metà dell’attuale decade, non sembra particolarmente adeguata alla tradizionale fretta che va di pari passo coi programmi Tesla.

Potrebbe andar bene invece per le tempistiche di un altro partner Panasonic: Toyota. I due gruppi hanno programmi comuni per produrre celle prismatiche in Asia dal 2021. Una Gigafactory norvegese che iniziasse a sfornare prodotti dal 2024/2025 sarebbe in linea con i cauti piani Toyota di ingresso di modelli al 100% elettrici nella gamma europea.

Di certo la Gigafactory Panasonic in Norvegia sarebbe un altro contributo a fare della Scandinavia un hub globale delle celle per le batterie di auto elettriche.“Prevediamo che la produzione di batterie crescerà rapidamente come soluzione alla sfida numero uno al mondo, il cambiamento climatico”, ha commentato nella nota Arvid Moss, responsabile per l’energia e lo sviluppo aziendale di Norsk Hydro, un leader globale nell’alluminio e nelle rinnovabili.

Il progetto Panasonic, Norsk Hydro ed Equinor ne segue altri già confermati: come quelli di Northvolt e Freyr. Al contrario del “pensiero comune” della manifattura automotive che si spostava inesorabilmente verso paesi a basso costo di mano d’opera, la manifattura di batterie continua a confermare che una produzione altamente robotizzata come quella delle celle nei loro vari fattori-forma è compatibile con paesi che non fanno dumping a spese degli organici delle loro aziende.

Ma con un caveat.

Gli investimenti che vanno verso paesi con alti costi del lavoro sono attratti dalla disponibilità di reti elettriche nelle quali la componente delle rinnovabili è decisiva. Perché è presto detto: un’auto elettrica ha un ciclo di emissioni completo (dall’estrazione delle materie prime al riciclo a fine vita) nel quale incide in modo determinante la fase della produzione delle celle.

Come aveva spiegato lo scorso anno ad AUTO21 durante un congresso Patrik Öhlund di Node Pole, consorzio svedese che lavora per attirare nuovi progetti innovativi, nell’aprire una Gigafactory ormai l’impronta ambientale è un fattore destinato a diventare sempre più importante.

Un’auto elettrica con batteria prodotta grazie al mix energetico della Scandinavia arriva alla parità nelle emissioni con un’auto convenzionale con emissioni di 150 grammi di CO2/km dopo nove mesi, contro i due anni e mezzo che occorrono a un’auto spinta da batteria prodotta con mix di generazione medio europeo (considerando che l’auto percorra 12.000 chilometri l’anno).

Credito foto di apertura: ufficio stampa Norsk Hydro