Il ruolo di batterie sostenibili in un quadro di rilancio economico «verde»

Spunti interessanti in una sessione della EU Sustainable Energy Week 2020 organizzata da Batteries Europe e Battery 2030+ che ha messo a confronto imprese ed istituzioni

Le batterie sostenibili e ad alta efficienza saranno elementi chiave per realizzare un rilancio verde e realizzare una società neutrale dal punto di vista climatico. Una mobilità pulita con basse emissioni di anidride carbonica e una fornitura globale di energia rinnovabile sono i passi più importanti per raggiungere questo obiettivo.

Queste sono state le premesse di una conferenza, virtuale visto che siamo ancora agli albori del post-pandemia, che oggi pomeriggio si è tenuta nell’ambito degli incontri della EU Sustainable Energy Week 2020, intitolata “Sustainable batteries: an ally for the green recovery”.

Una sessione con lo scopo di fornire un quadro chiaro di come la ricerca e sviluppo di batterie sia fondamentale per dare all’Europa la possibilità di avere successo in un rilancio verde.

Lo sviluppo delle batterie è fondamentale e ha fatto molta strada convincendo a salire a bordo di questo viaggio anche gruppi auto un tempo scettici o che puntavano i piedi fino a pochi anni (o mesi) fa.

Per veicoli elettrici così come per lo stoccaggio, sono una tecnologia chiave per consentire una società neutrale dal punto di vista delle emissioni clima-alteranti.

E considerate le circostanze attuali, rappresentano un’opportunità di riprendersi dalla crisi pandemica promuovendo la ricostruzione di un componente fondamentale della manifattura del 21° secolo.

Ma le batterie prodotte in Europa, poiché la sfida si gioca soprattutto sulla prossima generazione, dovranno essere sostenibili lungo l’intera catena del valore. Le istituzione di ricerca di punta e l’industria europea delle batterie devono migliorare la ciclabilità, la riciclabilità ed essere sicure e sostenibili.

Ci sono da scoprire e sviluppare materiali innovativi ed alternativi e tecnologie emergenti, nuovi campi e nuove conoscenze devono maturare per entrare a far parte integrante della produzione e della R&I europee per garantire lo sviluppo di competenze e tecnologie leader a livello mondiale.

Nel mondo che si sta schiudendo la sostenibilità può essere il fattore di differenziazione del futuro, ha sottolineato il moderatore della discussione di oggi Michael Lippert.

Non importa che il primo fattore ad averla messa in moto sia stato uno slancio politico come il Green New Deal o un vento verde che soffia nelle vele delle normative, come gli action plan sull’economia circolare che non risparmiano alcun settore e tanto più vanno a fondo dove ci sono di mezzo materie prime anche strategiche come nel caso delle batterie.

Un parere certo non da prendere alla leggera, visto che Lippert fa parte di Saft, la società francese che è entrata nel programma che vuol creare una Airbus delle batterie europea ed ha convinto anche il gruppo PSA.

È di grande importanza quindi che la transizione energetica possa contare su una catena del valore europea della batteria competitiva. Il CEO della società delle energie rinnovabili InnoEnergy Diego Pavia, nel suo intervento è sembrato sollevato, da imprenditore del settore, di scoprire come in questa fase ci sia una convergenza di intenzioni su due canali: quello imprenditoriale dell’European Battery Alliance e quello finanziario della Banca Europea per gli investimenti.

Ma in realtà i canali che vogliono far correre la ricerca e la produzione di batterie sostenibili all’avanguardia sono tre: anche la Commissione Europea ha deciso di inserire il settore ritenuto strategico tra quelli che saranno nella corsia veloce per approvazione di progetti ed erogazione di fondi.

L’impatto a breve termine quantificato dall’European Battery Alliance è che il settore tra oggi ed il 2022 potrebbe creare un milione di nuovi posti di lavoro e €210 miliardi di nuovo PIL distribuito tra i paesi del Vecchio Continente.

Il fiume di denaro lasciato scorrere dalla fine del dogma dell’austerity è tale che i potenziali ostacoli previsti per il successo del settore per la prima volta da tempo immemorabile non sono legati alla liquidità ma a tutt’altro.

Secondo Haitze Siemers, del direttorato dell’Energia della Commissione EU “sarà importante che il coordinamento sia costante ed evitare inutile concorrenza di progetti alternativi in questa fase”.

L’Europa potrebbe in questo momento riaprire le porte non solo a una manifattura ad elevato valore aggiunto ma anche a un settore collegato: quello estrattivo, almeno per una materia prima essenziale. Il Vecchio Continente, anche se questo può sorprendere il pubblico, geologicamente è tutt’altro che sfortunato per quanto riguarda le riserve di litio.

Tanto che forse sull’onda dell’avvio di progetti recentissimi, Pavia si è lasciato andare a un’affermazione entusiastica: “se i progetti proposti dovessero essere tutti avviati il litio usato dalle fabbriche di batterie nel 2025 potrebbe essere all’80% europeo”, e questo vorrebbe dire avviando siti soprattutto nella Penisola Iberica ed in Repubblica Ceca.

Di certo l’avvio di programmi per la disponibilità di materiale primario non troverebbe problemi a collocare il prodotto visto che, come ricordava Mattia Pellegrini, del direttorato all’Ambiente della Commissione Europea, tra oggi e il 2030 il mercato continentale delle batterie crescerà di 14 volte e la nostra area resterà la più attiva dopo l’Asia.

Un’ Asia e una Cina che dal confronto tra i partecipanti di impresa e istituzioni sembra più un metro di paragone che uno spauracchio.

Non che qualcuno pensi che la Cina non sia un player di primo livello. Piuttosto, le metriche che giustificavano i timori verso il primo mercato dell’auto elettrica e delle batterie, più passa il tempo e più si rivelano incatenate ad un’altra epoca.

Un’epoca di globalizzazione selvaggia e al ribasso. Al ribasso a spese dell’ambiente, per far scendere i prezzi, magari. Ma non c’è solo la sostenibilità nei conti che vanno rifatti con metriche diverse dal passato recente.

Quella delle batterie è una manifattura ad alto valore aggiunto. Ha sottolineato Pavia durante il suo intervento: “Nel produrre le celle con gli impianti odierni ad elevata automazione oggi il fattore labor incide solo per il 7%. I grandi gruppi asiatici delle batterie arrivano tutti in Europa e cosa cercano? Il costo dell’energia, ma anche il costo del capitale, in un’Europa coi tassi negativi da molto tempo”.

Secondo Pellegrini perfino le sfide nuove dell’epoca post-pandemia stanno inserendo le batterie tra i settori dai trend favorevoli, insieme ad altre come le biciclette e i mezzi di micromobilità.

Il Covid-19 ha anche sottolineato che catene del valore troppo lunghe possono creare problemi che i manager in futuro cercheranno di evitare. Nuovi scenari di economie su scala macro-regionale potrebbero quindi essere un contesto di crescita adeguato allo svilupparsi della filiera europea delle batterie.

Tutti concordi infine, imprese ed istituzioni, sull’obiettivo ideale di arrivare per le batterie dei veicoli elettrici un giorno a una totale circolarità del ciclo, visto che non sarà certo auspicabile che una parte di questa produzione e materiale vada perso. Si tratta proprio dell’obiettivo di Northvolt, ha confermato la responsabile di settore Emma Nehrenheim.

Oggi con il crescere delle ambizioni dei produttori quanto a ciclo di vita delle celle la fase del recupero totale dei materiali sta paradossalmente cominciando a creare dubbi nelle aziende interessate al riciclo sulle quantità effettive da portare al trattamento.

Se un’economia circolare che proceda a pieno regime non appare dietro l’angolo (anche senza tener conto della fase di second life per lo stoccaggio delle celle) una prospettiva che a breve termine appare avvicinarsi è invece, secondo Pellegrini, il rendere obbligatorio e trasparente per ogni produttore la percentuale di materiali riciclati.

Una percentuale che oggi sarà molto bassa perché si appoggia principalmente a materiali primari, ma che in futuro il pubblico potrà scoprire gradualmente crescere inserendosi in un contesto virtuoso di economia circolare.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Volkswagen AG