Ancora tre anni di attesa per la tecnologia degli anodi in silicio della startup Enevate

Lo spinoff californiano, che ha già attirato l’interesse di Renault, Nissan, Mitsubishi, LG Chem, Samsung e altri, sarà pronto nel 2023 con la quarta generazione: alta densità d’energia e ricarica al 75% in 5 minuti

Poche settimane fa, George Crabtree del National Argonne Laboratory, in un suo intervento ospitato sul sito della società che organizza la conferenza americana per esperti e accademici che lavorano sulle batterie NaatBatt, scriveva che delle tre tecnologie oggi da tenere d’occhio una riguarda gli anodi in silicio.

“Aggiungere silicio ad anodi in grafite composita è un’altra valida [tecnologia] candidata ad aumentare significativamente la densità di energia delle batterie agli ioni di litio”, scriveva Crabtree. “La sfida è che per ottenere il maggior beneficio dal silicio, il materiale dell’anodo deve contenerne una quota significativa, un 50% o anche di più. La manifattura di batterie oggi non è in grado di incorporare così tanto silicio in un anodo senza influenzare negativamente il ciclo di vita e la performance della batteria. Tuttavia, molti istituti di ricerca e startup continuano a lavorare su questo problema”.

Una startup che sembra rispondere alla chiamata del direttore del Joint Center for Energy Storage Research, è Enevate. Nata nel 2005 come spinoff dell’ateneo di Irvine dell’università di California, ha iniziato ad alzare il velo di segretezza sulle proprie ricerche sugli anodi ad alta percentuale di silicio fin dalla primavera del 2016.

La società è molto attenta a centellinare le informazioni, ed i suoi precedenti annunci pubblici riguardavano le celle HD-Energy, che si erano fatte notare per l’alta percentuale di silicio negli anodi (silicon dominant): al 70%. La foto di apertura si riferisce a quel tipo di elettrodo, con una quota di silicone già rilevante. Ma in questi giorni la startup di Irvine ha annunciato una nuova generazione di celle, che nella nota sono definite ambiziosamente silicon pure.

La tecnologia dei nuovi anodi di quarta generazione è stata battezzata XFC Energy e punta per le sue caratteristiche a densità di energia di 800 Wh/litro e 340 Wh/kg, quindi superiori a quelle delle migliori batterie attuali ed adeguate a consentire a riempire di energia le celle al 75% della capacità in 5 minuti, rivaleggiando con le stazioni di rifornimento che erogano combustibile fossile, o le poche che caricano idrogeno nei serbatoi dei veicoli fuel cell.

Enevate, che ha ricevuto interesse e fondi da pesi massimi come le marche auto dell’Alleanza franco-giapponese e aziende della manifattura chimica come LG Chem e dell’elettronica come Samsung e Lenovo, in particolare adesso sembra molto attenta a sottolineare come la fase dei test e della ricerca si avvicini al traguardo e che quello che è pronto oltre al concetto è uno scivolo per chi oggi produce o produrrà celle agli ioni di litio.

Il fondatore ed ex-docente dell’ateneo di Irvine Benjamin Park si spinge a promettere che la tecnologia degli anodi in silicio puro sviluppata dalla startup sarà in grado di abbinarsi a ogni tipo di cella attuale: da quelle cilindriche alle prismatiche e pouch, così come alle chimiche del catodo che vanno per la maggiore, dalla NCA alle NCM a basso contenuto di cobalto.

Tutto quello che resta da fare sarebbe sostituire gli anodi in grafite dominanti oggigiorno con quelli delle tecnologia XFC Energy. Che quello che resta da fare richieda in effetti un’inversione di rotta complessa e delicata come quella di una super-petroliera lo sanno benissimo per primi in Enevate.

Perciò nella nota per la stampa e per gli investitori non hanno nascosto che la cella appena presentata possa essere in grado di apparire dentro un pianale di un’auto elettrica model year 2024, nel migliore dei casi. Insomma anche se l’entusiasmo assediasse la startup americana non vedremmo un’auto spinta da queste batterie prima di tre anni.

Enevate per attirare altro interesse precisa anche che i suoi anodi in silicio avranno costi inferiori a quelli in grafite, ma per il momento non si addentra in questi interessanti dettagli. Ma, per convincere della possibilità di tenere sott’occhio la scala dei costi promette che i suoi elettrodi saranno già ora realizzabili a ritmi adeguati alle future Gigafactory: a 80 metri di materiale al minuto, con rotoli lunghi fino ad oltre 5 chilometri l’uno.


Credito immagine di apertura: ufficio stampa Enevate via Business Newswire