Ha trovato casa in Francia a Nersac il primo sito dell’«Airbus delle batterie»

Partendo dalla prima fabbrica del nuovo consorzio i partecipanti, i due gruppi PSA e Total, si pongono l’obiettivo di produrre le celle necessarie a un milione di veicoli entro il 2030

Solo pochi anni fa sarebbe apparso strano immaginarsi un uomo politico centrista e ad un amministratore delegato di un colosso dell’energia, nato attorno agli idrocarburi, insieme a festeggiare la posa della prima pietra di un impianto destinato ad essere un centro di eccellenza nella ricerca applicata alle batterie per auto elettriche.

Ma è proprio quello che, non un esponente dei Verdi, bensì l’inquilino dell’Eliseo Emmanuel Macron e il numero uno Total Patrick Pouyanné hanno fatto stamattina a Nersac, nel dipartimento della Charente Maritime.

Il presidente Macron ha inaugurato il nuovo impianto Saft, divisione del gruppo Total, che svilupperà batterie nel quadro di un consorzio europeo che a suo tempo era stato salutato come un epigono del concetto-Airbus applicato al mondo delle batterie.

Ad affiancarlo c’era anche il ministro tedesco della Ricerca signora Anja Karliczek. Dopotutto abbiamo appena accennato ad Airbus: un progetto continentale, non esclusivamente francese.

La nuova fabbrica, che nasce accanto a un sito produttivo già esistente (uno dei tre che Saft supporta in questa regione dell’Esagono), una volta completata arriverà ad occupare 24.000 metri quadri.

Le società che aderiscono al consorzio hanno in mente di produrre celle per un milione di veicoli entro il 2030 e prevedono investimenti dell’ordine di €5 miliardi, per trasformare in realtà i progetti.

Nel caso specifico di Nersac, ampliare la fabbrica per sviluppare celle avanzate comporterà la creazione di 150 nuovi posti. La ricerca sarà un settore specifico di questo sito, ma anche la produzione crescerà.

Durante la visita di Macron e Pouyanné i presenti hanno chiesto a quanto ammonti la produzione attuale in questa sede e quale sia il traguardo, e il direttore dell’impianto ha risposto che da 1.800 al giorno vogliono passare a dieci volte tanto quando nel 2021 la sede sarà pronta.

Si prospettano all’orizzonte almeno altri due impianti anche più grandi ed ambiziosi di Nersac per questo consorzio. Uno nel nord della Francia, probabilmente a Douvrin (accanto a una fabbrica di motori PSA) e il terzo dal 2024 a Kaiserslautern, una fabbrica della Renania in difficoltà sotto la vecchia gestione Opel.

L’amministratore delegato Opel Michael Lohscheller ha confermato oggi che l’apertura del sito creerà 2.000 posti aggiuntivi in quello che ha definito “il più grande impianto di celle per batterie auto della Germania, una vera Gigafactory.

Per l’impianto di Douvrin che precederà Kaiserslautern, l’obiettivo è di partire a fine 2021 con una fabbrica che apra nel 2023. La capacità iniziale di 8 GWh e dovrebbe salire quanto prima a 24 GWh. Non proprio una Gigafactory, ma nemmeno troppo distante da quel tipo di capacità.

Giova ricordare che è stato appena lo scorso 20 gennaio che il Consiglio di Sorveglianza PSA ha dato mandato ai propri manager di tradurre in realtà l’interesse per l’iniziativa di manifattura di celle per auto elettriche.

Quello che in precedenza mancava, fino a dicembre dell’anno scorso, era la conferma che il settore delle batterie sarebbe stato considerato dall’Unione Europea un settore IPCEI (Important Project of Common European Interest), come in precedenza riconosciuto alla micro-elettronica.

Un settore vitale e strategico per il quale sono ammessi sussidi statali a progetti approvati di respiro continentale. Come sarà il caso per il consorzio che sosterrà il lavoro che si svolgerà a Nersac. PSA e Saft avvieranno una joint venture che si chiamerà Automotive Cell Company.

All’inizio sarà paritaria e quando la commercializzazione andrà a regime la consociata Total scenderà a una quota del 33%. Chissà se quello spazio nell’azionariato potrà lasciare la porta aperta in futuro ad FCA?

Per PSA, Total e gli altri gruppi coinvolti in altri consorzi, la Commissione Europea ha approvato la mobilitazione di €3,2 miliardi, mentre la Francia da sola circa €690 milioni.

Possono sembrare molti, ma per la Gigafactory Tesla del Nevada o per quella che Northvolt sta facendo sorgere in Svezia gli investimenti di cui si parla si aggirano sui €2 miliardi.

Escluso il settore chip, quella delle celle per batterie è notoriamente la manifattura più capital-intensive che si conosca. Anche per questo l’Europa dell’austerity al contrario dell’Asia si è persa un treno, quando si è trattato di investire in un settore innovativo.

Per uno come Macron che un anno fa in un suo intervento all’OICA, l’associazione internazionale delle case auto, si era esposto dicendo di volere a tutti i costi un futuro per la manifattura di batterie ed auto elettriche, Nersac è stata una raro traguardo tagliato in sicurezza.

E stamattina ha salutato l’avvio dell’«Airbus delle batterie» come l’apertura di uno spazio che sarà allo stesso tempo europeo, industriale ed ecologico, riconciliando due realtà come industria e sostenibilità che fino ad oggi con molta difficoltà sono andati a braccetto.


Credito foto di apertura: sito web Saft