L’impianto di Douvrin e il nord della Francia pronti ad accogliere a braccia aperte le batterie PSA/Saft

Regione Hauts-de-France e istituzioni locali preparano agevolazioni per €121 milioni e trattano in esclusiva con PSA e Saft per un impianto da 24 GWh l’anno che affianchi quello dei motori termici

La locomotiva europea dell’industria delle batterie si sta mettendo in moto. Non è più una speranza o una sensazione, ormai è un fatto. Il suo combustibile sono gli investimenti, e in particolare si stanno rivelando indispensabili quelli pubblici per far smuovere e moltiplicare quelli privati.

È difficile pensare altrimenti vedendo le notizie sulle operazioni che hanno come obiettivo la creazione di fabbriche per produrre e/o assemblare celle che si stanno accumulando. In modo sempre più consistente man mano è diventato evidente che a Bruxelles la politica si è schierata dietro ad imprese e enti di ricerca, fino ad approvare la settimana scorsa gli aiuti di stato di sette paesi e definendo progetto di interesse comune europeo (IPCEI) questo settore.

Pertanto non sorprende scoprire che alla fine della scorsa settimana Xavier Bertrand, presidente della regione Hauts-de-France, quasi esultasse di fronte alla probabilità di mettersi in casa uno degli impianti della futura Airbus delle batterie: “è un progetto particolarmente importante, e inizialmente prevederà 2.500 addetti diretti, senza contare fornitori e logistica”.

Il primo impianto-pilota francese è previsto in Aquitania, ma la produzione su larga scala non avverrà in quel sito. L’Hauts-de-France ha un negoziato esclusivo in corso con PSA. Bertrand è convinto di poter mettere a disposizione del gruppo PSA e di Bruno Le Maire, ministro transalpino dell’Economia che insieme al collega tedesco è stato in prima linea nel fare approvare il nuovo approccio europeo, quello che serve per far collocare a Douvrin il progetto.

Là dove c’è già una sede di PSA e scavalcando anche la concorrenza della regione Franca Comtea, dove ci sono le radici storiche Peugeot, dovrebbe nascere un impianto realizzato in partenariato con Saft, la società delle batterie di proprietà del colosso dell’energia Total, che dal 2023 potrebbe cominciare a produrre batterie con una capacità di 24 GWh l’anno.

Douvrin sarebbe il secondo impianto di celle per batterie del gruppo ad entrare in linea dopo quello tedesco di Kaiserslautern, presso una storica sede Opel. Finora le celle di fabbricazione asiatica vengono assemblate in moduli e pacchi batterie in Slovacchia: a Trnava, dove si produce anche la Peugeot e-208.

La regione Hauts-de-France e le istituzioni locali sarebbero in grado di approvare finanziamenti per €121 milioni per convincere PSA e partner ad ampliare il ruolo innovativo di Douvrin nella manifattura auto, con ulteriori 40 ettari da destinare alle batterie. Nata su una superficie di 250 ettari, Douvrin si è col tempo ridimensionata agli attuali 140 nei quali lavorano circa 1.800 persone.

Oggi in questa sede aperta dal 1969 si producono già i motori per la gamma ibrida plug-in del gruppo candidato alla fusione con FCA: 660 al giorno e con un obiettivo per l’impianto, a regime, di 350.000 l’anno, su un totale di motori, inclusi quelli convenzionali ancora maggioritari, che dovrebbe arrivare a 850.000 a fine 2019.

Secondo il piano industriale (soggetto ad eventuali revisioni successive all’accordo definitivo con FCA atteso nei prossimi giorni) le due piattaforme flessibili PSA, Common Modular Platform (CMP) ed Efficient Modular Platform 2 (EMP2) entro il 2025 saranno in grado di supportare una gamma distribuita sui segmenti B, C e D al 100% elettrificata.

In occasione dell’aggiornamento dell’Industrial Day della scorsa estate, PSA aveva confermato di voler allestire 8 modelli ibridi plug-in (5 dei quali già noti ovvero DS 7 Crossback E-tense, Peugeot 3008, Peugeot 508, Opel Grandland X e Citroën C5 Aircross) e 7 modelli elettrici puri (4 dei quali in uscita e 3 già presentati: DS 3 Crossback E-tense, Peugeot e-208, Opel Corsa-e).


Credito foto di apertura: sito web Groupe PSA