La manifattura di celle per le batterie di auto elettriche logora chi non ce l’ha

Grazie alla crescente domanda di batterie per auto elettriche e alla ridotta offerta di celle di qualità LG Chem inizia a guadagnare e le rivali Samsung SDI e SK Innovation stanno per imitarla

Quanto vale essere in una posizione leader nella manifattura di celle per batterie auto? In Corea del Sud, come noto uno dei paesi più attivi nel settore, secondo gli analisti i tre gruppi industriali già presenti nel ramo (LG Chem, Samsung SDI ed SK Innovation) nel 2018 si sono spartiti ordini per 110 trilioni di won ($97,6 miliardi) dai loro clienti globali.

Si tratta di cifre che fanno della produzione di celle per batterie il secondo più importante settore dell’export coreano dopo i semi-conduttori: qui un’altra divisione Samsung da alcuni mesi precede l’americana Intel. Le celle e i sistemi necessari ai pacchi batterie ormai hanno scavalcato cantieristica, siderurgia, automobili.

La differenza rispetto al settore dei chip secondo l’amministratore delegato di Samsung SDI Jeon Young-hyun è che il tasso di crescita globale previsto per i prossimi anni sarà più alto nelle batterie agli ioni di litio rispetto a quello dei semiconduttori, mentre quello del recente passato ha oscillato tra il 40 ed il 50%.

Non guasta che l’ottimismo coreano sulle prospettive di espansione del mercato sia sostenuto anche dai conti. Finora rimasti in rosso per i cospicui investimenti in ricerca e sviluppo e per i costi richiesti dal mettere in piedi linee di produzione (attualmente secondo un “conto della serva” diffuso nel settore costa circa $800 milioni ogni GWh di nuova capacità installata).

E tuttavia nella prossima comunicazione agli azionisti a fine mese, secondo quanto suggerisce un recente articolo di Song Su-hyun sul Korea Herald, LG Chem annuncerà il primo profitto trimestrale della propria divisione dedicata alle batterie agli ioni di litio.

La rivale Samsung SDI, che a sua volta annuncerà presto i conti, grazie a ordini dello scorso anno equivalenti a circa 40 trilioni di won dovrebbe avvicinarsi al punto di pareggio, forse ottenibile o superabile nel 2019. Nei conti della manifattura di batterie al litio attualmente sono ancora importanti le produzioni per l’elettronica di consumo, mentre cresce quella per gli impianti di accumulo.

Il più piccolo dei tre produttori coreani, SK Innovation, è quello che sta lavorando più aggressivamente per recuperare terreno. Da un portafoglio ordini iniziale per 30 GWh di capacità nel 2016, ne ha già accumulato uno a media scadenza di 320 GWh, incluse forniture a gruppi consolidati, come Daimler e Volkswagen.

Secondo la società di consulenza Bloomberg New Energy Finance su 175 GWh di capacità globale installata, in prevalenza in Cina, la Corea del Sud nel 2018 era responsabile per circa il 10% del totale.

Le previsioni sono che di qui alla fine della prossima decade la capacità in via di installazione vada a decuplicare, ovvero 1,45 TWh nel 2028 e se la quota della manifattura coreana sembra destinata a contrarsi, il calo quantitativo sembra possa essere compensato da standard elevati di qualità che faranno sì che i tre gruppi possano continuare ad avere nel mirino la domanda di batterie destinati ai modelli di fascia alta di gruppi come BMW, Daimler e Volkswagen.


Credito foto di apertura: ufficio stampa BMW Group