Ford lucida i gioielli di famiglia perché brillino al prossimo appuntamento con Volkswagen

La casa di Dearborn conferma versioni ibride e full electric per la sua “macchina da soldi” F-150, e starebbe anche accelerando sulla guida autonoma grazie ai LiDAR con la startup Veoneer

La notizia dell’alleanza tra Volkswagen e Ford è stata accolta con inaspettata cautela negli Stati Uniti. Inevitabilmente una parte dei commenti, ad esempio quello del popolare quotidiano USA Today, sottolineava quante precedenti alleanze nel recente passato siano andate in crisi: Chrysler e Daimler, Toyota e General Motors e ora l’Alleanza franco-giapponese alle prese col caso-Ghosn.

Invece una parte non marginale delle analisi americane sottolinea un altro aspetto, niente affatto scontato se si considerano le dimensioni oggi ben diverse dei due partner: un gruppo vende dieci milioni di veicoli e l’altro oltre sei.

E tuttavia a dispetto della maggiore forza relativa del partner tedesco appare proprio Volkswagen che più ha da guadagnare, se si leggono i primi capitoli scritti nel grande tomo della collaborazione.

Perché questa si svilupperà in fasce di mercato dove Ford Ranger e Transit hanno maggior gradimento globale dei corrispettivi tedeschi. Insomma per ora, secondo questa chiave di lettura, sarebbe Volkswagen soprattutto a poter tagliare costi e recuperare efficienza attingendo ad una parte dei gioielli di famiglia Ford.

Alla prospettiva di chi guarda alla collaborazione quasi con approccio cripto-trumpiano, come se tra due in trattativa ci sia sempre in ballo un gioco a somma zero, si potrebbe replicare che la situazione come appare dopo l’annuncio del Salone di Detroit si potrebbe riequilibrare.

Nelle tappe successive a sua volta la casa dell’Ovale Blu potrà accedere a progetti che avrebbe difficoltà a sviluppare in proprio senza dissanguare le casse. Il più immediato esempio è la piattaforma MEB su cui il gruppo di Wolfsburg costruirà auto elettriche in otto stabilimenti globali puntando a costruirne 15 milioni, che potrebbero essere molti di più se a questi si aggiungessero modelli della marca americana.

Se la casa di Dearborn potrà avvalersene questo è adesso oggetto di discussione. Mentre guarda a rinnovate opportunità in settori nei quali è diventata marginale, ma che grazie alla piattaforma MEB in alcuni mercati come la Cina potrebbero tornare a generare ricavi ed utili, Ford non se ne sta però con le mani in mano nel curare quelli che sono gli asset più preziosi.

E in particolare questo vale per il settore dei grandi pick-up, che non è stato coinvolto dai primi progetti della nuova alleanza che sfocerà dal 2022 in modelli di truck leggeri nel solco di Ranger ed Amarok. Come noto gli imponenti veicoli adorati dagli americani sono la grande risorsa per Ford e si incarnano nella serie F, in particolare nell’F-150.

In passato dai piani alti Ford avevano già lasciato capire che ci sarebbe stato posto per un F-150 mild hybrid o ibrido convenzionale. Ieri durante un incontro con azionisti ed investitori il responsabile dei mercati globali Jim Farley ha detto che Ford proporrà varianti anche al 100% elettriche del proprio modello di maggior successo.

Una scelta che è una mossa destinata a scavare una trincea contro l’offensiva al 100% elettrica annunciata da rivali in crescita come Tesla e da startup appena affacciatesi alla ribalta come Rivian. Le batterie di trazione in futuro faranno la loro comparsa anche sui van Transit.

Per l’accesso al mercato di queste opzioni full electric nella gamma, i manager Ford non hanno voluto suggerire un quadro temporale. Invece il lancio di un F-150 ibrido è previsto già l’anno prossimo, lo stesso in cui potrebbe apparire una vettura ad alte prestazioni, una “Mustang elettrica” su una piattaforma che sarà in seguito estesa anche al brand premium Lincoln.

Senza scomporsi per il fatto di arrivare tra gli ultimi nell’offerta di modelli elettrici, Ford crede di poter trasferire il tocco magico dei suoi mezzi all-American anche in altri settori. Settori in cui ha fatto il suo ingresso con poca fretta ma all’apparenza con traguardi chiari.

Ci riferiamo in particolare alla guida autonoma, dove la divisione Argo AI ha a disposizione buone risorse e mezzi per mettere in strada dal 2021 un vero servizio commerciale di robo-taxi con doppia valenza di trasporto persone e merci.

Una scadenza che Ford sembra avere tutte le intenzioni di mantenere malgrado il basso profilo che ha scelto di tenere nel settore specifico rispetto a concorrenti come General Motors, Waymo o Tesla.

In particolare in queste ore la roadmap Ford sembra prendere slancio perché appare avvicinarsi alla maturazione anche il settore dei sensori laser. Quei LiDAR che secondo molti, Tesla esclusa, saranno la chiave per una guida autonoma sicura ed affidabile grazie alla capacità di delineare in modo efficace in tempo reale l’ambiente circostante i veicoli.

Uno dei protagonisti storici dell’arena dei LiDAR, Velodyne (in cui proprio Ford a suo tempo ha investito) ha appena concluso un importante accordo di licenza con Veoneer. Il nome dice forse  ancora poco, ma si tratta della divisione dei sensori laser che fa capo ad Autoliv, grande gruppo svedese della fornitura automotive.

Veoneer è specializzata nell’integrare la tecnologia dei sensori più avanzati nei sistemi di bordo, modellando il potenziale innovativo dei LiDAR a 360° di Velodyne in funzione del progetto. E aggiungendo supporti che i gruppi auto pretendono sui versanti della robustezza funzionale e della sicurezza da tentativi di hackeraggio.

Ford e Veoneer non hanno confermato ufficialmente di aver iniziato insieme un potenziamento dei progetti sulla guida autonoma affidati ad Argo AI. Ma Edward Niedermeyer del sito thedrive.com in un suo articolo ha collegato al potenziamento di questo settore recenti offerte di lavoro di Veoneer proprio in Michigan, apparentemente collegate ad una fornitura per Ford.

Perché, ci si potrebbe chiedere, accelerare su progetti come l’elettrificazione dei grandi pick-up e i sistemi di guida autonoma integrati con LiDAR di nuova generazione proprio mentre ci si avvia verso una collaborazione con Volkswagen appena agli inizi?

Come hanno ricordato in molti la vita di un’alleanza è delicata in ogni caso. Rischia di diventarlo ancora di più se uno dei partner perde velocemente attrattiva per l’altro perché la rilevanza del suo contributo scema.

Ford ha messo sul piatto pick-up medi e veicoli commerciali, nel prossimo passo sarà forse VW a mettere in gioco la piattaforma MEB, ma quando arriverà il momento di aprire un ulteriore tavolo di trattativa Ford si attrezza per trattare come un partner che ha ancora qualità da valorizzare e non come un peso morto mal sopportato.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Ford Motor Co.