Si intravede un orizzonte più sereno dai risultati Tesla del secondo trimestre 2018

I numeri delle perdite e dei ricavi battono le aspettative degli analisti di Wall Street ed Elon Musk si guadagna una finestra di tranquillità da sfruttare subito

La trimestrale di Tesla, ormai una extravaganza globale capace di attirare occhi con prospettive tanto diverse quanto gli analisti della finanza come i più accesi ambientalisti, è andata meglio del previsto. Nella forma anzitutto, con Elon Musk che non ha più scelto la rissa con gli esperti di bilanci di Wall Street, ma anzi si è scusato con chi aveva maltrattato tre mesi prima.

Ma sono soprattutto i numeri dei risultati Tesla del secondo trimestre 2018 che offrono l’occasione per prendere fiato. I ricavi ad esempio: a quota $4 miliardi, rispetto ad una previsione tra $3,91 e $ 3,99 miliardi da paragonare ai $2,79 miliardi di ricavi generati nel secondo trimestre 2017.

Questa brezza che sembra portare speranza ha fatto bene al corso dell’azione Tesla, che è tornata al di sopra dei $300 durante la conference call, anche se ancora molto lontano dal massimo del 18 settembre 2017 di $385.

Ma anche quando si parla di perdite, l’abituale croce dei conti Tesla, le nubi non sono più così nerissime; nei due trimestri precedenti le perdite messe a bilancio erano state le più grandi di sempre: $770 e 785 milioni.

Ora Tesla ha rivelato di aver bruciato $740 milioni nel secondo trimestre, ancora importi da far tremate le ginocchia, ma molto meglio di quanto Wall Street si attendeva, visto che la previsione puntava ad un insostenibile record negativo di $901 milioni.

I conti anche indicano che il cash in cassa equivale ora a circa $2,2 miliardi, che Musk continua a promettere essere sufficienti per evitare di tornare a chiedere finanziamenti entro fine anno, eventualità finora sempre esclusa.

Per riuscirci deve costruire molte auto, molte Model 3 (un prodotto che nella versione meno spartana ancora di là da venire oggi si comincia a credere possa davvero avere un margine lordo del 20%).

Ha scritto Antony Currie nel suo commento per Breakingviews: “questo significa che deve passare dal bruciare cash costantemente al produrne quantità accettabili entro fine anno, se si intende evitare di chiedere fondi ai mercati”.

Di Model 3, Tesla ha affermato di averne prodotte 5.000 a settimana in più di una occasione nel corso di luglio, ribadendo l’obiettivo di costruirne fino a 6.000 a settimana entro fine agosto.

Peraltro l’obiettivo aggregato del terzo trimestre non pretenderà tanto: le 55.000 Model 3 indicate equivalgono ad una media di 4.230 la settimana. Se quello è il ritmo per spremere dalle Model 3 prodotte margini lordi del 20% sarebbe più utile all’azienda di un picco da 6.000 che implicasse meno redditività.

Musk ha sostenuto ancora che quando la linea di produzione Tesla (nella quale la famosa giga-tenda aggiunta a Fremont per ora resterà al suo posto) si muoverà speditamente e senza intoppi i conti cominceranno a tornare.

La linea afflitta da singhiozzi e colli di bottiglia diventa un costo elevato per auto prodotta, e con il miglioramento dell’efficienza margini lordi e redditività per auto andranno a ruota della manifattura.

Tesla alla ricerca di più efficienza vuole spendere la metà per la sua prossima Gigafactory cinese, ma anche chip per la guida autonoma 10 volte più veloci delle GPU Nvidia

Una lezione che Tesla avrà, secondo Musk, modo di trasferire nel prossimo progetto: quella Gigafactory di Shanghai che costerà la metà ($2 miliardi) della prima in Nevada e che l’azienda di Palo Alto ha in programma di finanziare localmente, con banche ed investitori cinesi (uno dei tre giganti di internet Tencent è già presente nell’azionariato attuale).

La Tesla ora in versione collaborativa ha peraltro lasciato capire che almeno in un settore ci potrebbe essere “maretta”: la produzione in-house di un chip per il deep learning, destinato a gestire le complessità della guida autonoma, sembra lasciar intravedere il divorzio da un altro partner storico di Elon Musk: stavolta Nvidia.

Nel 2019 Tesla prevede di consegnare sulle vetture l’Autopilot 3.0, che deve far dimenticare il limitato gradimento della versione attuale. Un fattore per ricollocare la casa californiana ai vertici nella guida semi-autonoma ed autonoma sarà la velocità di elaborazione delle immagini (come noto Musk ha respinto la possibilità di lavorare coi sensori laser).

Il chip Tesla sviluppato per le reti neurali gestirà secondo l’azienda americana 2.000 immagini al secondo rispetto alle 200 che le GPU attuali (ovvero i sistemi di Nvidia) possono trattare attualmente.


Credito foto di apertura: press kit Tesla