Anche in Cina a costruire le auto saranno… le case auto

La crisi di liquidità del gruppo LeEco, passato dalla TV in streaming alle auto elettriche, indica la fine di un’altra bolla

LeEco, il gruppo noto come “la Netflix della Cina” e fino ad oggi apparentemente lanciato verso una crescita forsennata a 360° che includeva anche l’ingresso nel settore automotive, comincia a pagare la sua espansione troppo rapida. E in particolare si trova di fronte a una severa ristrettezza di liquidità. È quello che ha appena scritto il suo amministratore delegato Jia Yueting in una drammatica lettera allo staff e riferita dalle maggiori agenzie finanziarie.

La comunicazione del miliardario ai suoi dipendenti sembra far scoppiare la bolla di una espansione senza precedenti che è andata anche ben oltre la Cina, con investimenti soprattutto negli Stati Uniti. Due sussidiarie di LeEco quotate in borsa hanno perso circa il cinque per cento dopo che la notizia è diventata di dominio pubblico.

Ad agosto (sì, di quest’anno) la società aveva detto di essere pronta ad investire quasi $2 miliardi per costruire una fabbrica di auto elettriche nella Cina orientale, progetto per il quale aveva poi ottenuto una licenza dal governo. E a settembre, la conglomerata LeEco aveva annunciato di aver raccolto finanziamenti equivalenti a $1,08 miliardi per la divisione LeSee, in procinto di costruire una elettrica ad alte performance che vedete nella foto d’apertura.

Ora il miliardario Jia afferma che la struttura finanziaria della società deve stare al passo con la necessità di liquidi, e che non essendo la struttura organizzativa cresciuta al ritmo dello sviluppo complessivo, è arrivato il momento di contenere i costi. La sorella di Jia ha ceduto le proprie quote nella società ed ha concesso al fratello un prestito senza interessi. Viene però da chiedersi se la soluzione per rastrellare liquidità non debba passare per Jia dal cedere le quote che detiene, sparpagliate tra i suoi business occidentali. Uno dei quali è un altro progetto per un’auto elettrica avveniristica e ambiziosa come la LeSee, ma americana: Faraday Future.

La casa ha da poco diffuso le prime foto del suo prototipo, con la promessa di presentarlo al prossimo Consumer Electronics Show di Las Vegas. Ma per passare da una progettazione che sta accelerando (anche grazie ad una intensa campagna acquisti di tecnici e manager globali) alla produzione in serie occorrono passi da gigante. Ad inizio ottobre la startup ha confermato di essersi impegnata con LG Chem per un imponente contratto di fornitura di batterie. Le indiscrezioni non confermate stimavano in oltre $2 miliardi il valore dell’impegno.

Ma la futura fabbrica, nel Nevada, destinata a trasformare in realtà il progetto finora segna il passo. Gli unici investimenti certi sono per ora solo $6 milioni (certificati dallo stato del Nevada) a fronte di $1 miliardo in ballo per quello che dovrebbe essere uno dei dieci edifici più grandi del pianeta. Il problema, ancor prima della rivelazione del cash crunch che investe Jia, era stato indicato nel modello di finanziamento. In gran parte, ricorda l’agenzia Bloomberg oggi, è stato basato su prestiti in cui Jia ha offerto come garanzia le azioni delle sue società quotate alla borsa di Shenzhen.

Il tesoriere dello stato del Nevada Dan Schwartz era stato tra i primi, in tempi più ottimistici per il gruppo LeEco, ad intuire che era rischioso per il suo governo emettere obbligazioni per finanziare le infrastrutture necessarie alla nuova fabbrica di Faraday Future quando le quote di uno dei maggiori azionisti dell’azienda come Jia sono esposte alla volatilità piuttosto vivace dei mercati di capitali della Cina. Così finora la fabbrica del futuro procede a passo di lumaca.

Le difficoltà che si prospettano per il destino dei modelli di LeSee (e di riflesso forse per Faraday Future) ci riportano però a considerare nel complesso con meno scetticismo il panorama cinese dell’automotive. Il governo aveva già iniziato a mettere dei paletti alle troppe startup reali o virtuali interessate a strappare un rapido utile nel boom delle auto elettriche. Adesso sembra delinearsi una maggiore selettività non solo da parte delle istituzioni ma anche da parte degli investitori.

Fino a poco tempo fa, la formidabile capacità di risparmio cinese aveva erogato il credito necessario ad aziende e settore pubblico senza distinguere troppo tra buoni progetti, meno buoni e pessimi. Un tempo, ricordava questo analista finanziario citato dal blog Alphaville i penalizzanti rendimenti reali dei conti correnti costringevano i risparmiatori ad andare costantemente a caccia di reddito con una tolleranza per il rischio ben oltre la temerarietà.

Ma, messa la parola fine alla bolla delle startup dell’auto, con una velocità per certi aspetti sorprendenti il caso di LeEco sembra indicare che in Cina adesso anche il credito erogato dagli investitori comincia a sfuggire al tritacarne di miliardari troppo ambiziosi o troppo confusionari. Nel caso del mercato dell’automobile, e di quello ancora in pieno boom dell’auto elettrica, questo potrebbe indicare che al contrario di quanto lasciava credere la bolla dei mesi scorsi a costruire le automobili saranno d’ora in poi case automobilistiche cinesi. Una buona notizia per le BYD, Kandi, Saic, Geely eccetera. Magari può essere una buona notizia per tutti.


Credito foto di apertura: LeSee media press kit