OPINIONI

A Warren, la fabbrica Ultium apre la re-industrializzazione che non si ferma a metà?

Dipendenti e sindacato cercano nella Gigafactory dell’Ohio aperta da General Motors e LG Energy Solution di evitare un rilancio incompiuto della manifattura, ricostruendo invece la middle-class operaia americana grazie alla mobilità elettrica

Più volte abbiamo avuto occasione di sottolineare come i pacchi batterie rappresentino il cuore di un veicolo elettrico proprio come il motore termico lo è di un veicolo tradizionale. Questo significa anche che la maggior parte del valore aggiunto, ma anche i progressi in innovazione e produttività, che ci potremo aspettare in futuro saranno custoditi dalle celle la cui energia spinge la mobilità a zero emissioni locali.

Questo significa anche che dovrebbe essere valorizzata adeguatamente non solo la capacità di produrre valore delle batterie ma anche la remunerazione di chi contribuisce alla loro realizzazione. Che possa non essere sempre questo il caso lo suggerisce un libro bianco pubblicato la settimana scorsa dall’americana United Auto Workers (o per brevità UAW).

Si tratta di una pubblicazione che richiama i partner della joint venture delle batterie Ultium Cells, General Motors ed LG Energy Solution di fronte allo stato delle cose che riguarda la prima delle numerose Gigafactory americane aperte da Mary Barra & C. per equipaggiare i veicoli elettrici di nuova produzione, che a Warren (Ohio) si farebbe notare secondo il sindacato per “l’alto rischio e la bassa retribuzione” che offre alla forza lavoro.

Nel libro bianco, come ha riportato il quotidiano Detroit News si legge tra l’altro che “le condizioni pericolose e i bassi salari mostrano che gli standard devono essere aumentati negli impianti di celle a batteria ottenendo miliardi di dollari dai contribuenti” americani.

Negli Stati Uniti impianti di produzione di celle per veicoli elettrici in joint venture di GM con LG e Samsung SDI, così come dei rivali Ford Motor Co. e Stellantis, rischiano di diventare un problema secondo il sindacato, ancora di più forse dopo il varo della normativa protezionistica IRA voluta dall’amministrazione Biden che accelera la pianificazione e gli investimenti non solo delle Big Three di Detroit, ma anche delle rivali giapponesi, coreane o europee, nonché dei loro fornitori fondamentali.

Così (a sorpresa perché di solito i loro rapporti non sono tesi) anche i progetti di batterie sono diventati un punto critico tra il sindacato e una amministrazione democratica come quella attuale.

I leader sindacali che sostengono che l’amministrazione non abbia fatto abbastanza per garantire che i generosi sussidi federali per gli impianti e i componenti che costruiscono (e che hanno costretto i vicini canadesi ad offrirne di analoghi) fossero legati a filo doppio a salari adeguati e a benefici per i lavoratori di settore.

“Le tre grandi case automobilistiche – Ford, General Motors e Stellantis – stanno prendendo miliardi di dollari in sussidi governativi per passare all’elettrico, ma questi benefici non si ripercuotono sui membri della UAW”, ha dichiarato il presidente della UAW Shawn Fain in un video pubblicato dal sindacato.

Warren, va notato, per ora è l’unico impianto di batterie nato da joint venture che sia sindacalizzato, visto che gli altri sorgono in stati specie del Sud con bassa presenza dell’UAW o degli altri sindacati maggiori. Perciò quello che avviene nel polo produttivo dell’Ohio è importante, perché può fare da modello per il futuro economico dei lavoratori di altri impianti di batterie.

E il raggiungimento di appropriati standard retributivi e sulla sicurezza dell’organico delle Gigafactory sono per l’UAW un obiettivo da raggiungere prima che i numerosi altri impianti di batterie inizino la produzione sparpagliati per i vari stati.

Finora la joint venture Ultium ha respinto le accuse, e il portavoce Dallis Tripoulas ha respinto come il sindacato ha in particolare delineato i problemi di sicurezza nello stabilimento, definendoli “consapevolmente falsi e fuorvianti”. E ha aggiunto: “ci sono oltre 1.300 persone che lavorano nello stabilimento che si impegnano per la sicurezza e la qualità e stanno facendo un ottimo lavoro”.

Gli impianti di batterie in joint-venture non rientrano negli accordi-quadro nazionali che l’UAW ha con Ford, GM e Stellantis: il sindacato deve quindi muoversi negli impianti separatamente. Nel dicembre 2022 i dipendenti Ultium di Warren hanno votato in modo schiacciante a favore dell’adesione alla UAW.

All’epoca lo stesso quotidiano The Detroit News raccogliendone le opinioni aveva identificato come loro preoccupazioni principali i salari e la sicurezza, appunto l’oggetto del libro bianco. Gli addetti alla produzione guadagnano $16,50 l’ora, mentre i lavoratori GM in base al contratto nazionale standard ne guadagnano $32,32 l’ora fino a settembre, quando scade il contratto.

General Motors e LG Energy Solution finora non sembrano voler concedere ai dipendenti che lavorano alle fondamentali batterie i benefici dell’accordo-quadro che riguarda poli produttivi dell’auto, probabilmente per il timore di fissare un costo del lavoro più elevato rispetto ai concorrenti non sindacalizzati, da Tesla in là.

Il pacchetto di compensazione per Ultium a Warren e in altri siti di batterie dei Big Three pianificati in tutto il paese appaiono destinati a essere terreno di scontro in una contrattazione nazionale che dovrebbe iniziare alla fine di luglio. A tutti interessa la competitività, ma con questo termine le parti hanno in mente concetti diversi, sembra.

Gli impianti di batterie in joint venture come quello nell’Ohio. dal Michigan all’Indiana, dal Kentucky al Tennessee, sembrano a chi ci lavoro l’occasione per rimettere in piedi non solo la re-industrializzazione americana, che il varo della legge IRA ha effettivamente spronato, ma anche ravvivare il lavoro nella manifattura come sinonimo di redditi da middle-class, che nell’auto è stato la realtà fino all’arrivo dell’era-Reagan ma da decenni non lo è più.

Il sorgere di un’industria dei veicoli elettrici che riesca ad ottenere la re-industrializzazione americana, ma non riesca ad assicurare redditi da middle-class a chi ci lavora sarebbe da considerare, nel migliore dei casi, un lavoro riuscito solo a metà.

A maggior ragione considerati gli aspetti delicati della produzione delle celle, che non sono meno complessi o collegati a rischi di quanto avvenga nelle linee di montaggio dell’auto vera e propria. Non sono mancati infatti a Warren i casi di tecnici della manutenzione della linea di produzione Ultium, che hanno avuto per loro sfortuna a che fare con le caratteristiche di criticità di alcune fasi dei processi.

Gli elettroliti liquidi oggi più diffusi, contengono leganti e solventi richiesti dai sali di litio che presentano possibili tossicità. Un aspetto che i progettisti e gli ingegneri che creano le linee di produzione delle celle conoscono da anni e che spingono alla ricerca e all’innovazione di soluzioni alternative, dai rivestimenti a secco che fanno a meno di solventi, ai liquidi ionici, fino all’eventuale alternativa totale degli elettroliti solidi.

A questo si sono aggiunti, nella fabbrica di Warren, episodi di corti circuiti e anche incendi avvenuti mentre le linee venivano messe a punto. Tra lavoratori e direzione ci sono opinioni opposte in merito alle segnalazioni sulla qualità e la sicurezza dei macchinari, e su quanto velocemente siano stati risolti i problemi. L’amministrazione federale per la sicurezza e la salute sul lavoro ha quattro indagini aperte presso lo stabilimento Ultium, ma non rilascia alcuna informazione preliminare sulle indagini aperte.

Secondo l’accordo nazionale è previsto “un comitato per il controllo dei materiali pericolosi che ha l’autorità di impedire l’ingresso di sostanze chimiche nel luogo di lavoro e, laddove determinati materiali pericolosi siano necessari per la produzione, di pianificare il loro utilizzo nel modo più sicuro possibile prima che entrino nel luogo di lavoro”.

Ma, come detto, l’accordo non vale ancora nelle Gigafactory di batterie americane. Nei prossimi mesi la ricerca di risultati per i dipendenti nelle fabbriche americane di batterie come quello Ultium a Warren avrà dalla sua una leva particolarmente potente.

Dopo che il suo presidente aveva visitato Washington, il sindacato ha inviato una lettera ai dipendenti dicendo che rifiuterà la sua approvazione per la campagna di rielezione del presidente democratico nel 2024, se l’amministrazione non cambierà il suo approccio verso l’offerta di miliardi di dollari in incentivi senza stringenti vincoli su salari e sicurezza.

credito foto di apertura: ufficio stampa General Motors