7 giorni di novità che trasformano auto e mobilità: 23 – 29 ottobre 2022

I protagonisti della settimana: Argo AI, Epsilon Advanced Materials, Finnish Materials Group, Ford, Freyr, Ideanomics, Imerys, Itochu, Magna, Tesla, Twitter, Volkswagen

24 ottobre: il gruppo del settore estrattivo Imerys costruirà un nuovo impianto che produrrà 34.000 tonnellate di idrossido di litio l’anno a Beauvoir, nella regione dell’Allier nel centro della Francia ed espanderà una cava di graniti micacei da utilizzare come materiale grezzo da cui estrarre il prodotto finale. L’apertura di questo nuovo polo produttivo battezzato “EMILI” (Exploitation de MIca Lithinifère par Imerys) è prevista per il 2028 con costi stimati del prodotto realizzato tra i $7 e i $9 a tonnellata. Imerys non è attualmente attiva nel litio, ma a dimostrazione della determinazione con cui vuole entrare in questo settore dalla crescita esplosiva c’è l’impegno ad investire negli anni del progetto fino a €1 miliardo. Attualmente tratta già 30 differenti minerali provenienti da 100 depositi diversi sparsi per il globo. Imerys peraltro ha già a che fare con la filiera produttiva delle batterie dei veicoli elettrici, perché già oggi in Svizzera produce grafite sintetica e carbon black e la grafite come noto è uno dei maggiori componenti delle batterie per volume (anche se non per valore) delle celle, dove è utilizzata per gli elettrodi negativi. Secondo l’azienda nel 2030 la domanda globale del materiale trattato sarà di 2,3 milioni di tonnellate e ben pochi ancora sono i progetti europei per rispondere a questa sollecitazione del mercato.

25 ottobre: Magna International sta investendo oltre $500 milioni in due nuovi siti produttivi e nell’espansione di uno stabilimento esistente nel Michigan, sotto la spinta di ordini importanti per componenti da clienti come General Motors. L’azienda espande lo stabilimento di St. Clair (alloggiamento delle batterie) e apre nuovi stabilimenti a Shelby Township (powertrain) e Detroit (sedili). Lo stabilimento di St. Clair di Magna Electric Vehicle Structures è stato inaugurato nel 2021 e attualmente fornisce alloggiamenti per batterie in acciaio “a una casa automobilistica globale”, indica la nota stampa. Nel 2021 era stata più esplicita e aveva detto che gli alloggiamenti che proteggono moduli e celle del GMC Hummer EV sarebbero stati costruiti proprio lì. General Motors sulla piattaforma Ultium inaugurata dalla’Hummer al 100% elettrico ha anche annunciato i pickup Chevrolet Silverado EV e GMC Sierra EV (entrambi costruite nel Michigan) e per gli alloggiamenti per batterie dovrebbe quindi aumentare la domanda. Magna prevede di mandare a regime la sua espansione, che dovrebbe aggiungere 920 persone all’organico, nel quarto trimestre del 2023. Il nuovo stabilimento di Shelby Township produrrà componenti porta-batterie per i veicoli elettrici di una casa automobilistica globale e entrerà in funzione nel marzo 2023 con oltre 155 dipendenti. Se anche questo riguarda GM al momento non è noto.

26 ottobre: il gruppo statunitense Ideanomics si è creato una fama in Italia con l’ingresso nel capitale del costruttore di moto elettriche emiliano Energica, e continua ad allargare le attività collegate alla manifattura di veicoli a zero emissioni. Il più recente annuncio riguarda la fabbrica di assemblaggio di trattori elettrici secondo l’azienda più grande in tutto il Nord America. Lo stabilimento di Windsor, in California, ha la capacità di produrre 4.100 trattori elettrici all’anno; il progetto riguarda il marchio Solectrac, un’altra delle acquisizioni di Ideanomics. Sarà triplicata la capacità produttiva del modello E25, dotato di batteria da 22 kWh e che può essere utilizzato da tre a sei ore, a seconda del carico secondo la società. Lo stabilimento di Windsor è destinato anche a un’ulteriore crescita: nel 2023 Ideanomics prevede anche di iniziare ad assemblare il modello E70N nei suoi stabilimenti di Windsor e a Denton (nella Carolina del Nord) e di lanciare nuovi modelli sul mercato.

26 ottobre: alla chiusura della startup Argo AI, non più sostenuta dagli investitori Ford Motor Co. e Volkswagen AG abbiamo dedicato questo articolo completo.

27 ottobre: la società norvegese delle batterie Freyr ha avviato una collaborazione con la società giapponese del trading Itochu per assicurarsi le materie prime necessarie per la produzione di batterie su larga scala prevista. L’accordo appena firmato è il risultato di una precedente lettera di intenti firmata nel 2020, con Itochu agirà come fornitore diretto di materiali per le attività di approvvigionamento e la supply chain dell’azienda scandinava. Peraltro la nota ufficiale non menziona esattamente quali materie prime saranno coinvolte dall’accordo commerciale. La fabbrica chiamata Giga Arctic è in costruzione, ma Freyr gestisce già il suo Customer Qualification Plant (CQP) presso il sito di Mo i Rana. Per la sua Gigafactory Freyr produrrà il materiale catodico LFP grazie a una licenza di Aleees e l’approvvigionamento di materia prima dovrebbe verosimilmente provenire dallo stesso partner. Itochu e Freyr sono stati in quest’ordine cronologico investitori nella startup americana 24M Technologies specializzata in celle con elettroliti allo stato semi-solido, la cui tecnologia i norvegesi prevedono di utilizzare su licenza.

28 ottobre: Finnish Minerals Group ed Epsilon Advanced Materials stanno esplorando la costruzione di un impianto di produzione da quasi 50.000 tonnellate di materiale anodico all’anno nella città portuale di Vaasa, in Finlandia. Uno studio di fattibilità per analizzare la percorribilità economica e tecnica sarà avviato a breve. Le due società nella lettera di intenti appena firmata riferiscono di voler presentare le necessarie domande alle autorità di coordinamento a inizio 2023. Secondo i piani le due fasi di espansione previste dallo studio di fattibilità indicano l’iniziale produzione di materiale anodico con capacità adeguata per 10 GWh di batterie agli ioni di litio. Nella seconda fase, la produzione dovrebbe essere estesa a un equivalente di 50 GWh di batterie. Esiste già un portafoglio clienti per i partner del progetto: nell’agosto 2021 la società norvegese Freyr ha firmato una lettera di intenti col Finnish Minerals Group per la costruzione di una fabbrica di celle per batterie a Vaasa e ha iniziato i lavori preparatori nel maggio 2022.

28 ottobre: in molti si domandano se la chiusura dell’accordo da $44 miliardi annunciato ad aprile da Elon Musk per far uscire dalla borsa Twitter Inc. avrà conseguenze economiche dirette su altre aziende controllate dall’uomo più ricco del pianeta secondo la classifica di Forbes, anzitutto su Tesla. Musk si era impegnato a fornire $46,5 miliardi per l’acquisizione della società di San Francisco, per coprire il prezzo di $44 miliardi e i costi di chiusura. Banche tra cui Morgan Stanley e Bank of America erano impegnate a fornire $13 miliardi in finanziamenti. L’impegno azionario per $33,5 miliardi di Musk includeva la sua quota del 9,6% su Twitter, che vale $4 miliardi, e i $7,1 miliardi di dollari che aveva ottenuto da investitori azionari, tra cui il co-fondatore di Oracle e amico di Musk Larry Ellison, il principe saudita Alwaleed bin Talal e altri inclusa la bolognese Unipol. A Musk restava la necessità di ulteriori $ 22,4 miliardi di fondi: secondo un calcolo dell’agenzia Reuters Musk aveva circa $20 miliardi in contanti dopo aver venduto parte della sua partecipazione in Tesla attraverso più transazioni da novembre 2021 allo scorso agosto. Musk avrebbe quindi dovuto raccogliere tra $2 e $3 miliardi per completare il finanziamento necessario, che probabilmente ha recuperato vendendo altre azioni Tesla nella finestra tra la trimestrale presentata dalla casa auto del 19 ottobre e la scadenza del 28 ottobre in cui è stato chiuso l’accordo, ma finora non sono state notificate all’autorità di borsa. Per chi valuta possibili effetti negativi su Tesla creati dall’aggiungersi della gestione anche di Twitter oltre alle aziende attuali, per Musk seguire più attività separate nel corso degli anni è stata la normalità. E quanto alle dimensioni delle aziende da seguire, Carlos Ghosn ai tempi del massimo fulgore aveva il timone di gruppi anche più grandi di quelli di Musk, sebbene non altrettanto valorizzati in borsa.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Imerys