I prezzi del litio ancora bollenti, come alcuni bilanci

I gruppi estrattivi leader come Albemarle ed SQM sono presi tra utili e ricavi da record e adeguamento della capacità che non sembra mai bastare alla “fame” di batterie indispensabili alle case auto

Gli interventi degli amministratori delegati delle case auto si assomigliano sempre più spesso in questo periodo, specie dove mettono in guardia sui possibili effetti dei costi delle materie prime sui prezzi dei modelli di gamme di veicoli sempre più difficili da produrre al ritmo desiderato.

Anche gli interventi degli amministratori delegati dei gruppi estrattivi cominciano ad assomigliarsi tutti quanti, specie se si tratta di gruppi che producono litio, i cui prezzi sono quelli del metallo ancora più refrattario al raffreddarsi in questa fase di domanda bollente a cui non corrisponde una offerta in gradi di tenere il ritmo.

Per stare al passo con la domanda 2030 di litio, tra carbonato ed idrossido adatti a produrre le celle dei veicoli elettrici, hanno scritto recentemente gli esperti di Benchmark Mineral Intelligence, occorreranno circa $42 ulteriori miliardi di investimenti.

Una parte consistente di quella cifra dovranno ovviamente tirarla fuori gruppi oggi leader nelle quote di litio come SQM o Albemarle. Per ora quello che è un vento contrario per i produttori di veicoli elettrici che speravano e contavano fino allo scorso anno di ridurre il costo delle batterie che entrano nei loro veicoli, è un vantaggio per le aziende che estraggono il metallo.

Lunedì uno dei maggiori colossi di settore, Albemarle, per la seconda volta nel giro di un mese ha dovuto modificare la guidance aziendale per quanto riguarda le previsioni finanziarie per l’anno in corso, e ancora l’ha modificata in modo favorevole per gli azionisti.

La società americana si aspetta che i suoi ricavi 2022 siano compresi tra $5,8 miliardi e $6,2 miliardi. Anche gli utili rettificati pre-imposte ed ammortamenti e ammortamenti sono migliorati tra $2,2 miliardi e $2,5 miliardi, mentre ci si attende gli utili rettificati per azione tra $12,30 e $15.

Poco meno di tre settimane fa, il 3 maggio, il management prevedeva ancora per Albemarle vendite comprese tra $5,2 miliardi e $5,6 miliardi, Ebitda tra $ 1,7 miliardi e $ 2 miliardi e utile per azione tra $9,25 a $ 12,25. I nuovi intervalli di previsione per ricavi ed Ebitda implicano margini di circa il 39%, in aumento da circa il 34%.

Per la società diretta da Kent Masters l’Ebitda rettificato per l’intero anno 2022 dovrebbe aumentare di oltre il 160% rispetto all’anno precedente sulla base di dinamiche di mercato favorevoli per le nostre attività al litio e al bromo.

Alle previsioni Albemarle fanno da specchio le informazioni che arrivano dalla rivale diretta SQM: la società sudamericana prevede di annunciare un’altra espansione delle sue attività sul litio nel nord del Cile mentre si affretta a tenere il passo con la domanda in forte espansione del minerale, ha detto agli analisti il ​​CEO Ricardo Ramos il 19 maggio scorso.

SQM sta già attualmente aumentando la produzione a 180.000 tonnellate annue di carbonato di litio e 30.000 tonnnellate di idrossido di litio a partire dalla metà dell’anno in corso, triplicando la produzione totale del metallo rispetto al 2018. Col mercato globale del litio che dovrebbe crescere del 30% quest’anno, e che fa seguito al balzo del 50% del 2021, su un percorso che si prevede possa raggiungere 1 milione di tonnellate all’anno entro il 2025, i produttori corrono per tenere il passo con la domanda.

All’inizio di quest’anno, i cileni avevano già annunciato una nuova espansione a 210.000 tonnellate di carbonato di litio e 40.000 tonnellate di idrossido di litio dal prossimo anno. Ramos durante una conference call non ha nascosto che in questa fase sarà tutt’altro che una sorpresa sentire annunciare da SQM (e altri) il potenziamento dell’offerta.

Beneficiando di un enorme balzo dei prezzi del litio e dell’aumento dei volumi di produzione, SQM ha registrato un aumento di dieci volte dei profitti del suo primo trimestre a quasi $800 milioni, suscitando una serie di domande da parte degli analisti su come intende spendere i contanti.

Ramos ha ribadito i piani della società per raddoppiare la capacità del suo progetto di idrossido di litio Mount Holland, attualmente in costruzione in Western Australia, a 100.000 tonnellate l’anno, un investimento giustificato, ai prezzi attuali del metallo.

Entro la fine dell’anno dovrebbe prendere una decisione con il suo partner nel progetto, il conglomerato australiano Wesfarmers. La società sta anche studiando possibili joint venture con LG della Corea del Sud per riciclare litio o produrre componenti per batterie in Cile o all’estero, con risultati preliminari attesi per il mese prossimo.

La consapevolezza globale che quello attuale sia un periodo effervescente si nota non solo dai risultati dei grandi gruppi ma anche dal precipitarsi sulle nuove opportunità. Nuovi progetti sono molto rari, e quindi ci si tuffa sugli spiragli offerti dalla sorte, come le difficoltà di una società. In Cina la partecipazione di controllo in un gruppo estrattivo è stata venduta a 600 volte la base d’asta e sono state raccolte 3.448 offerte.

La partecipazione del 54,3% in Sinuowei Mining Development, che possiede la miniera nel Sichuan, una provincia sud-occidentale della Cina, la settimana scorsa è stata venduta per circa 2 miliardi di yuan (299 milioni di dollari), secondo la piattaforma di aste giudiziarie di JD.com. Il prezzo di partenza era di circa 3,35 milioni di yuan.

I dettagli dell’offerente vincitore non erano immediatamente disponibili. All’infuocata sfida delle offerte, conclusasi sabato scorso, hanno avuto accesso 21 partecipanti, mentre oltre 980.000 persone hanno guardato online durante i cinque giorni dell’evento.

Sinuowei Mining Development è sottoposta a procedura concorsuale e questo riguarda anche il suo asset di maggiore interesse: la miniera di litio di Dechenonba nell’area di Yajiang nel Sichuan che copre 1,14 chilometri quadrati, con riserve stimate di 24,9 milioni di tonnellate e una capacità pianificata di 1 milione di tonnellate all’anno.

Trovare una scorciatoia per accedere a un sito produttivo già attivo è una tentazione irresistibile, in questa fase di gap tra domanda ed offerta. Perché gli addetti ai lavori sanno quanto tempo richieda progettare, partire, produrre. Per conferma si può guardare a progetti come quello di Tianqi Lithium Energy Australia (TLEA), che ha appena annunciato la prima produzione in quantità commerciali di idrossido di litio monoidrato dal suo stabilimento di Kwinana, in Western Australia.

Si tratta di un progetto esemplare nell’aver evitato troppe trappole e ritardi. Ma l’annuncio del progetto risale al 2016, e la joint venture tra il leader cinese di settore Tianqi Lithium Corporation (con una quota del 51%) e l’australiana IGO Limited (49%) dopo aver iniziato a produrre commercialmente quasi sei anni dopo arriverà a regime con l’impianto solo nel 2025. Un colpo di fortuna coi prezzi attuali del litio, ma anche un segnale che non ci sono scorciatoie facili per rispondere alla domanda.

Peraltro quello della società diretta dal Chief Operating Officer Raj Surendran ha le caratteristiche del primo impianto di produzione di idrossido di litio in Australia e del più grande al mondo ad essere costruito e gestito al di fuori della Cina, con una capacità nominale di 24.000 tonnellate di idrossido di litio per batterie all’anno. L’idrossido di litio prodotto nello stabilimento di Kwinana sarà in seguito containerizzato ed esportato dal porto di Fremantle alla clientela globale.

Credito foto di apertura: sito web Albemarle Corp.