I dati di Zurigo mettono un punto interrogativo sulla mobilità condivisa

Ricercatori del politecnico svizzero ETH analizzano la micro-mobilità della loro città: i dati indicano che due ruote e monopattini in sharing generano più emissioni delle alternative di trasporto che sostituiscono

Sebbene i servizi di micro-mobilità siano in rapida espansione, un’espansione che dall’inizio della crisi sanitaria ha puntato all’accelerazione, si sa ancora relativamente poco a livello scientifico sui comportamenti di viaggio di chi li utilizza. Capire le scelte operate nel decidere di utilizzare una bicicletta o un monopattino, in alternativa al trasporto pubblico convenzionale o ai mezzi privati, peraltro è indispensabile per inserirla in modo positivo nella pianificazione dei servizi di trasporto delle nostre città.

Uno nuovo studio appena pubblicato, realizzato da ricercatori del Politecnico ETH a Zurigo, la più grande città della vicina Confederazione, ha puntato a identificare i progressi nella direzione dell’alleggerimento della congestione e della pressione sul clima collegati alla micro-mobilità, cercando di superare l’attuale comprensione limitata del comportamento di viaggio di chi se ne serve.

Come scrivono nel loro paper Daniel J. Reck, Henry Martin e Kay W. Axhausen attualmente “non comprendiamo ancora in modo completo la scelta della modalità tra servizi di micro-mobilità condivisa e modalità più consolidate (ad esempio, trasporto pubblico, auto private). Colmare questo divario è fondamentale”.

Gli scienziati hanno raccolto a partire dall’estate 2020 un ampio set di dati con tracce GPS attraverso un’app per smartphone, dati di prenotazione e dati di sondaggi per oltre 500 viaggiatori e stimando un modello di prima scelta tra otto modalità di trasporto, inclusa mobilità condivisa con monopattini ed e-bike, monopattini ed e-bike personali.

Hanno quindi abbinato tutti i viaggi (65.000) con informazioni contestuali selezionate come meteo o veicoli disponibili nelle immediate vicinanze, caratteristiche dell’utente, alternative scartate e scelta della modalità stimata utilizzando un modello logit misto.

La distanza percorsa, le precipitazioni e la distanza di accesso si sono rivelate fondamentali per la scelta della modalità di micro-mobilità. La lettura dei dati comporta che nella scelta della modalità di mobilità condivisa sia dominante distanza, dislivello e ora del giorno.

Mentre le e-bike con postazioni fisse sono preferite per le distanze più lunghe e come supporto al pendolarismo, i monopattini dockless sono preferiti per le distanze più brevi e durante la notte. La densità dei veicoli disponibili al punto di partenza influenza ulteriormente la scelta della modalità (questo effetto appare più forte per le flotte dockless).

(credito tabella: Daniel J. Reck, Henry Martin, Kay W. Axhausen, Mode choice, substitution patterns and environmental impacts of shared and personal micro-mobility, Transportation Research Part D: Transport and Environment, Volume 102, 2022)

Ma i risultati di Zurigo hanno anche avuto in serbo una sorpresa, con implicazioni per le città che mirano a ridurre le emissioni dovute ai trasporti. Secondo i dati, le e-bike e i monopattini personali emettono meno CO2 rispetto alle modalità di trasporto che sostituiscono, mentre le e-bike e i monopattini elettrici condivisi emettono più CO2 rispetto alle modalità di trasporto che sostituiscono. Questa scoperta, scrivono i tre autori “sfida una visione comune nel settore dei trasporti secondo cui ‘condividere è prendersi cura’ dell’ambiente”.

Nella micro-mobilità, infatti, la conclusione sembra capovolgersi, quasi a replicare un effetto paradossale già visto in un settore della mobilità condivisa come il ride hailing, con studi che da tempo gli addebitano un peggioramento della congestione del traffico e non il miglioramento sperato.

Nel caso dello studio su Zurigo i dati indicano che la mobilità elettrica con mezzi di proprietà tende a sostituire l’utilizzo dell’auto, mentre la mobilità condivisa tende a sostituire il ricorso al trasporto pubblico, con tutto quello che questo a cascata può comportare.

Tra le curiosità che la “fotografia” scattata alla mobilità svela, c’è la constatazione che i monopattini elettrici, non importa se di proprietà o a noleggiano hanno il doppio di probabilità delle e-bike di prendere il posto di una camminata. E in assoluto, dal punto di vista delle emissioni, i mezzi più verdi impiegati nella città elvetica sono le biciclette di proprietà.

I risultati di questa ricerca attendono ulteriori conferme, e vanno interpretati sia sulla base di caratteristiche locali (Zurigo si può confrontare per caratteristiche a molte altre città europee, ma offre risultati validi per metropoli americane o asiatiche?), che di periodo (in una fase post-pandemia i dati saranno costanti o cambieranno?), nonché sull’aspetto dell’integrazione multi-modale, ovvero i viaggi con più mezzi utilizzati per l’arrivo a destinazione.

E tuttavia specialmente amministrazioni e istituzioni di città europee potrebbero analizzare con molta attenzione questi risultati, e lo stesso vale per i loro cittadini, utilizzandoli per valutare la destinazione di sussidi pubblici. Incentivi alla proprietà di due ruote o monopattini oppure investimenti nelle piste ciclabili per accrescere ulteriormente la loro quota di modalità sembrerebbero scelte più con effetti positivi più diretti su congestione ed emissioni urbane rispetto al far crescere le flotte di micro-mobilità condivisa.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Spin