Mobilità verde e pratica con la minicar XEV Yoyo

Al Salone Auto di Monaco la startup nata a Torino ha portato la sua minicar elettrica che vuol piacere anche agli scettici per praticità, grazie al cambio rapido delle batterie in collaborazione con ENI

Sono passati pochi mesi dalla presentazione ufficiale della scorsa primavera della minicar Yoyo, e la startup nata a Torino XEV ha deciso di portarla all’IAA Mobility 2021. Una vetrina importante ed impegnativa appena conclusa che è stata anche l’occasione per mettere a fuoco i prezzi, con le vendite che stanno iniziando sui vari mercati, Italia inclusa: a €13.900 incentivi esclusi, i prezzi si rivelano più alti di quanto originariamente annunciato (€7.995) e più alti di quelli del rivale di segmento Renault Twizy.

Uno scarto tra piani e realtà che ha toccato non solo XEV ma anche altre entusiaste startup della mobilità elettrica, ad esempio quelli dell’elettrosolare di Sono Motors. Questo veicolo urbano di classe L7e è lungo solo 2,53 metri e senza la batteria pesa appena 450 chilogrammi.

Le dimensioni complete sono 2.530 mm di lunghezza, 1.500 mm di larghezza, 1.560 mm di altezza e un passo di 1.680 mm. In termini di aspetto, XEV prevede di offrire particolari del suo veicolo in una serie di stili diversi in modo che Yoyo possa essere facilmente personalizzato.

La (o lo?) Yoyo è spinta da un motore sincrono a magneti permanenti collocato posteriormente che offre 7,5 kW di potenza continua e 15 kW di potenza di picco. Il powertrain riceve l’energia da una economica e stabilissima batteria a base ferrosa.

In questa configurazione, lo Yoyo dovrebbe percorrere fino a 150 chilometri, peraltro secondo il cosiddetto ciclo di test UDDS (Urban Dynamometer Driving Schedule), indicativo per il traffico cittadino, ma non appare un valore combinato WLTP, forse perché l’azienda costruttrice italo-cinese specifica la velocità massima in 80 km/h e questo fa pensare che non lo vedremo sulle tangenziali o in autostrada.

Yoyo può essere caricato tramite una presa casalinga o tramite un attacco Tipo 2: il processo di ricarica dal 30 al 100% su quest’ultimo dovrebbe richiedere quattro ore. Ma (e come sapete AUTO21 segue sempre con curiosità questa tecnologia) in alternativa XEV all’inizio di settembre ha firmato un importante accordo con ENI.

Il colosso dell’energia si attiverà presso la rete di stazioni di servizio italiane per rendere disponibili pacchi batterie da cambiare rapidamente, come da tempo avviene con successo nelle due ruote, in particolare per Gogoro che a Taiwan della tecnologia swap ha fatto un riuscito business plan (che la accompagnerà anche a Wall Street, mediante fusione inversa).

Il rapporto tra ENI e XEV dovrebbe anche andare oltre perché la disponibilità di punti di cambio rapido delle batterie faranno dello Yoyo adeguato a entrare a far parte della flotta di veicoli in condivisione Enjoy, il servizio di car sharing ENI, dal 2022.

Già oggi questo servizio è una realtà tra gli operatori della condivisione per le due ruote: camion delle società attive girano per le città con le batterie cariche da montare sulle e-bike parcheggiate nelle nostre strade. Nel caso del XEV Yoyo la cosa dovrebbe essere particolarmente pratica, perché il pacco con capacità totale di 10,3 kWh è costituito da tre batterie da 25 chilogrammi, facilmente accessibili nella parte posteriore del veicolo e per le quali la startup fornisce una garanzia di tre anni.

L’impalcatura di Yoyo è costituita da un telaio in acciaio, ma molti componenti della carrozzeria e degli interni sono ricavati utilizzando la stampa 3D, perciò questo mezzo elettrico ha una percentuale di particolari in plastica elevata. Altre caratteristiche includono il tetto panoramico, un bagagliaio con un volume di 160 litri e ruote da 14 e 15 pollici. XEV pone il peso totale del veicolo a 850 chilogrammi, con la batteria a 75 chilogrammi.

Credito foto di apertura: ufficio stampa XEV