Telecamere accese su batterie e colonnine Porsche

Celle ad alte prestazioni con anodi in silicio e una rete di ricarica ultra-veloce esclusiva non sono un lusso ma una necessità per la clientela luxury, ritiene Oliver Blume

Porsche fin da quando ha mosso i primi passi nel mondo delle auto elettriche, con quello che allora si chiamava Mission E e poi è diventato Taycan, ha insistito molto su un’esperienza il più possibile vicina a quella che la sua clientela vive sulle auto sportive convenzionali. Per la resa dinamica e la potenza non ha mai avuto dubbi, visto che dipendeva dai suoi progettisti.

L’aspetto dell’autonomia e quello della ricarica invece, quelli più diversi rispetto a una vettura che si ferma a una normale pompa di benzina, continuano a impegnare i tecnici Porsche, perché ancora perfezionabili. Quest’anno l’azienda punta a vendere 300.000 auto e una su dieci si aspetta che sia un’elettrica pura: una cifra che si può confrontare alle 20.000 Taycan che ha venduto nel 2020.

Così non sorprende che in questi giorni intervenendo prima al Power Day del gruppo Volkswagen e oggi alla conferenza stampa annuale della marca l’amministratore delegato Oliver Blume su questi aspetti abbia insistito. Malgrado non manchino ai manager Porsche argomenti importanti da sviscerare: come l’ipotesi confermata di una possibile quotazione della casa, analogamente a quanto FCA aveva deciso per Ferrari, e perfino le voci di un ritorno in Formula 1 dal 2025.

E lo ha ancora ribadito anche nel suo intervento al Power Day: nelle celle delle sue auto Porsche scalpita per poter avere a disposizione anodi con alte percentuali di silicio (ma è improbabile solo di silicio) al posto di quelli convenzionali in grafite, col doppio obiettivo di ridurre i tempi di ricarica e di aumentare la densità di energia, che a parità di volume del pacco batterie significa più autonomia. Per avere celle ad alte prestazioni nel prossimo futuro Blume ritiene il silicio sia il fattore in grado di fare la differenza.

Le prima batterie con tecnologia dell’anodo ad alta percentuale di silicio saranno incanalate verso i modelli halo della marca di Stoccarda, magari in serie limitata e con eventuali impieghi anche nelle competizioni. Sottolineando ancora che Porsche resterà l’unica casa da volumi consistenti del gruppo di Wolfsburg a non avere una presenza manifatturiera in Cina, la tecnologia delle future batterie ad alte prestazioni sarà europea.

Un fatto che pochi anni fa sarebbe stata una affermazione velleitaria, ma che lo diventa sempre meno sia considerando che ormai sono numerosi i progetti IPCEI di matrice europea che potranno partire aiutati da sovvenzioni e aiuti di stato (sì, proprio come aveva fatto la Cina quando ha varato la strategia di lancio dell’auto elettrica) coinvolgendo aziende giovani e non.

Durante il Power Day, Blume ha anche confermato le indiscrezioni che volevano la casa dell’altro Cavallino Rampante intenzionata ad andare oltre l’attuale partecipazione nel consorzio Ionity per creare, come Tesla ha fatto fin dagli albori, una rete di ricarica esclusiva per la clientela. Ciascuna stazione avrà da 6 a 12 colonnine ad alta potenza (oggi fino a 350 kW) ma che potranno andare a salire quando la tecnologia lo consentirà: oggi Taycan e Cross Turismo arrivano al picco di 270 kW.

La cosa che suscita maggiore curiosità è che le aree per la ricarica ultra-rapida avranno tutte le caratteristiche di lounge collocate in sedi molto attraenti e con spazi per lavoro a distanza, angoli riservati al food e magari alla moda. Non è difficile immaginare che con quel genere di clientela gruppi del luxury o magari marchi del vino o del retail non vogliano approfittare dell’attenzione obbligata dei clienti di Taycan, Cross Turismo e dei modelli che seguiranno.

A qualcosa di simile sta pensando per la sua rete di ricarica anche la startup Rivian, che come Porsche riserverà la sua rete americana ultra-veloce alla clientela, lasciando accesso a tutti ai destination charger in corrente AC.

In aggiunta a ricarica ultra-veloce e alle aspettative su una nuova generazione di celle con anodi in silicio Porsche ha indicato che nella propria nuova Strategy 2030 sarà incluso il traguardo della neutralità delle emissioni clima-alteranti nell’intera catena del valore entro il 2030.

I siti di Lipsia, Weissache e Zuffenhausen sono già carbon neutral, grazie all’utilizzo di rinnovabili e biogas: ma tutta la filiera dovrà contribuire ad abbassare i livelli di emissioni. Incluso i produttori di celle, la fase critica nell’impronta di emissioni complessiva di un’auto elettrica.

Anche per questo Porsche, che non intende comprare certificati verdi da società rivali e non vuole contribuire essa stessa a un bilancio negativo di emissioni, investirà €1 miliardo per installare impianti eolici e fotovoltaici e supportare l’attività di fornitori di energia rinnovabile nei prossimi anni.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Porsche AG