Sonni tranquilli in poche fabbriche Renault e Nissan per i piani di emergenza

Il gruppo Renault ha presentato la bozza del piano che ridurrà di 15.000 persone effettivi globali che oggi ammontano a 180.000, mentre Nissan chiuderà fabbriche a Barcellona e in Indonesia

Una cosa che è stato facile riconoscere per Renault e Nissan, entrambe impegnate nelle ultime 48 ore nella presentazione di progetti di sopravvivenza: l’evidenza della sovra-capacità produttiva. Un problema reale e doloroso che ancora prima dell’apparire della pandemia era evidente per entrambi.

Fin dallo scorso febbraio il numero uno della finanza della casa francese (e CEO supplente) Clotilde Delbos non aveva nascosto che per arrivare a tagliare i costi fissi di €2 miliardi su tre anni qualcosa di radicale avrebbe dovuto avere luogo.

Oggi la conferenza stampa lo ha confermato, con 4.600 posti a rischio in Francia. Meno, per fortuna, dei 7.500 che erano sfumati con la crisi post-Lehmann ma ugualmente molti se si pensa che ce ne saranno altri 10.000 in bilico nei vari siti produttivi globali legati a marchi del gruppo francese.

Renault nell’ambito della precedente strategia Drive the Future voleva crescere, crescere, crescere. Nel dopo-Ghosn prevedeva per il 2024 di produrre 4 milioni di auto. Ora per quell’anno, tenendo presente le difficoltà interne e quelle delle ricadute economiche negative della pandemia, ora Renault prevede una capacità di 3,3 milioni.

La riduzione dell’organico, i vertici Renault hanno confermato presentando il loro piano preliminare (draft, cioè bozza nella versione inglese), non dovrà prevedere licenziamenti ma misure di riconversione, mobilità interna, uscite incentivate.

La casa della losanga manterrà un profilo non conflittuale nelle prossime trattative con controparti pubbliche e private. Anche perché lo stato francese sta ancora trattando la firma di un prestito garantito da €5 miliardi per il quale una delle condizioni sarà il contenimento ai minimi termini della pressione sociale sulla Francia in questa fase di crisi acuta.

Pertanto non stupisce che con questa trattativa ancora da definire per ora soltanto per un impianto venga ritenuta certa la chiusura: quello di Choisy-le-Roi, nella Marna.

Ma non dormirà sonni tranquilli chi lavora in altri cinque impianti. Siti minacciati o dalle piccole dimensioni o dalla marginalità produttiva collegata a manifatture meno vitali nel bel mezzo della transizione verso la sostenibilità, ad esempio i molti impianti che producono trasmissioni.

Così oltre a Choisy, le cui attività saranno trasferite a Flins, dove fino al 2024 si produrrà l’elettrica Zoe, a temere per il futuro sono la Fonderie de Bretagne di Caudan, ma anche la sede di Dieppe dove si produce l’Alpine A110, sportiva apprezzata ma con una linea da appena 7 pezzi al giorno.

All’estero l’austerità si tradurrà nel fermare progetti di espansione. In Marocco, Romania o in Russia, quei piani erano d’attualità quando, hanno detto oggi madame Delbos e il presidente Jean-Dominique Senard, Renault “spendeva troppo e investiva troppo”. Ora è arrivato invece il tempo di tornare ai fondamentali.

In Francia possono dormire sonni relativamente tranquilli i settori ed i siti ad alto valore aggiunto, quelli che consentiranno guadagni di produttività in rami che appaiono più certi di resistere meglio alla tempesta, come i veicoli commerciali o quelli elettrici. Ma anche in questo caso le economie di scala si faranno sentire.

Con Flins destinata alla ristrutturazione e a un ruolo da futura protagonista in un quadro di economia circolare (probabilmente il centro di riciclo di batterie e materie prime), il nuovo polo sinonimo di auto elettrica Renault pare destinato a diventare Douai.

Non soltanto la forza lavoro più vicina alle linee di montaggio sarà toccata dalla ristrutturazione. Circa €700 milioni di tagli di costi verranno dalla revisione delle strategie di pubblicità e di marketing.

E anche la progettazione e l’ingegneria Renault, specie quella di vecchia generazione, sarà raggiunta dalle misure di ristrutturazione delle fabbriche e dalla razionalizzazione delle piattaforme decisa insieme ai partner Nissan e Mitsubishi. Il Technocentre di Guyancourt, dove oggi lavorano 11.000 dipendenti, secondo i piani dovrebbe perdere circa 1.500 effettivi.

Il piano Nissan Next in una gamma snellita del 20% concentrerà le forze sui segmenti di Qasqhai e X-Trail, ma anche sulle nuove elettriche come Ariya e su sportive

I propositi di ridimensionamento di capacità produttiva sono stati al centro anche dell’incontro di ieri organizzato da Nissan con i media. Il piano triennale Nissan Next sarà tutto incentrato su questo: riduzione dei costi fissi e rimozione di asset superflui con il ridimensionamento.

Barcellona, dove la casa giapponese oggi supporta 2.800 lavori direttamente ed altri nell’indotto sembra la maggiore perdita del piano. Oltre a Barcellona una fabbrica in Indonesia appare destinata al sacrificio.

Come effetto del calo di vendite globali del 10,6% da 5,52 milioni di unità a 4,93 milioni ora la casa di Yokohama intende reagire riducendo la capacità complessiva del 20%.

Se la strategia dell’Alleanza che prevede suddivisione in aree geografiche e ruoli di leader e follower nei vari segmenti, un impianto che appare sicuro del proprio futuro in Europa è quello di Sunderland nel quale si sono prodotte finora, tra gli altri modelli, anche le Leaf elettriche e le loro batterie per il mercato continentale.

Nell’ottica della razionalizzazione concordata da Nissan con gli altri partner, secondo i media britannici, nel nord dell’Inghilterra potrebbero continuare a nascere crossover non solo col badge giapponese ma anche con quello Renault, per i futuri Kadjar e Captur.

Assicurare una elevata capacità produttiva implicherebbe anche che le linee dell’elettrica Leaf o di altri futuri modelli a zero emissioni potrebbero continuare a uscire tranquillamente dalla fabbrica britannica, considerando anche che la domanda per il settore è in tendenza di crescita per il futuro.

Il presidente Makoto Uchida ha in effetti nominato tra i settori del portafoglio da rafforzare e meritevoli delle risorse da allocare sempre più oculatamente i segmenti del Qasqhai e quello dell’X-Trail, ma anche le elettriche a cominciare dal prossimo Ariya (che dal 2021 metterà sulla mappa anche un crossover elettrico giapponese) e le sportive.

Sebbene il portafoglio globale sarà snellito del 20% scendendo da 69 modelli a circa 55, non mancheranno i lanci, visto che 12 sono confermati entro il prossimo anno e mezzo.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Groupe Renault