La Lotus Evija nasce per assicurarsi il primato di hypercar elettrica più potente al mondo

A partire dal 2020 saranno costruiti 130 esemplari della Lotus più potente e pesante di sempre, che coi suoi 2.000 cavalli elettrici sorpasserà le rivali Rimac, Pininfarina (e Bugatti)

Questa estate un paio di marchi storici inglesi come Lotus e Bentley spiccano per la tendenza a esagerare. Per Bentley un gioco tutto sommato privo di rischi, visto che il suo per festeggiare il centenario è stato quasi un rendering 3D di una visione che ammicca al lontano 2030, mentre per Lotus si tratta invece di mettere insieme presto viti e bulloni, anzi carbonio e celle.

E dato che la Lotus non è la Smart, passare all’elettrico per la casa fondata da Colin Chapman e ora controllata dal gruppo cinese Geely significa qualcosa di differente: l’occasione per presentare la più potente vettura di produzione al mondo.

Più della Rimac C Two, della Pininfarina Battista (o della Bugatti Chiron, che elettrica non lo è) la futura Evija, a cui qualche fortunato ha potuto dare una sbirciata in anteprima nelle giornate di Goodwood, sarà potente: 2.000 cavalli, per gradire. La sola cosa che stona è che quel valore espresso in quei kW che più sono rappresentativi per le auto elettriche non si traduca in una bella cifra tonda (1.471): peccato.

Sarà, lo avete indovinato, una edizione limitata con soli 130 esemplari, con un cartellino del prezzo di £2,04 milioni e una prenotazione possibile con £250.000 (rimborsabili). In cambio si potrà avere una vettura quattro ruote motrici, alta (si fa per dire) da terra 105 millimetri, con 1.700 Nm di coppia e un torque vectoring che amministrerà coppia e potenza in modo tale da bruciare lo 0-100 km/h in meno di tre secondi, anche se le promesse della futura Tesla Roadster II sul versante accelerazione sono anche più ambiziose.

Nella tradizionale sede di Hethel dal 2020 inizierà la produzione di questa hypercar elettrica che dovrà fare da traino anche per il resto della gamma. La Evija vista in queste immagini e in questo video secondo il direttore del progetto Russell Carr sarà molto, molto prossima alla versione definitiva.

A cominciare dalle dimensioni: quella del progetto definito internamente Type 130 sono 4,59 metri di lunghezza, due di larghezza e 1,12 di altezza. Questo dato è indubbiamente in stile Lotus. Non così il peso di 1.680 chili che potrebbero farne la vettura del Norfolk più pesante della storia.

Il peso del pacco batterie da 70 kWh di capacità non è ancora stato indicato, ma sappiamo già essere un fattore, anche se per tenerlo sotto controllo è stata chiamata Williams Advanced Engineering. La si potrà caricare rapidamente fino a 350kW da un pannello posto nel retro della vettura e a postazioni con quella potenza per riempire di energia l’80% delle celle sarà possibile in soli dodici minuti.

L’autonomia obiettivo di questa vettura da super-appassionati è di 400 chilometri in ciclo WLTP: non un traguardo facile considerati tutti quei cavalli distribuiti su quattro motori, due per asse, dell’inglese Integral Powertrain. Si tratta della stessa azienda che li fornisce ad alcune vetture elettriche eccezionali e anche al prototipo Volkswagen che detiene i record alla Pikes Peak, al Nurburgring ed a Goodwood. Sono di Integral Powertrain anche i preziosi inverter.

La progettazione degli esterni secondo il team che l’ha firmata è stata semplificata dalla presenza della propulsione elettrica. Uno dei fattori è stato questo, un altro la presenza di un telaio in singola cellula di fibra di carbonio realizzato in Italia dalla modenese CPC e del peso di soli 129 chili.

Il telaio composito è visibile negli interni che in Lotus hanno voluto spaziosi, più di quanto non siano abitualmente su hypercar di questa razza. Ad Hethel hanno sottolineato che gli interni delle vetture sportive degli Anni ’50 e ’60, e certo a loro non mancavano campioni in casa, non  erano necessariamente claustrofobici, anche quando non si trattava di spider.

Come erano fonte di orgoglio un tempo elaborati telai tubolari, in Lotus volevano che la stessa sensazione venisse a galla guardando il telaio o i braccetti delle sospensioni, un quadro che è comune oggi alla clientela più sofisticata e ricca di oggetti come le più costose biciclette.

Un aiuto in questo senso, nell’evidenziare forme e materiali lo fornirà anche l’aerodinamica. Un settore che un tempo era sinonimo del marchio inglese non contribuirà solo ad incrementare le prestazioni e ad assicurare una eccellente guidabilità su strada ed in pista (dove la clientela potrà disporre anche di un DRS in stile Formula 1), ma ha contribuito a modellare tensioni tra i componenti e gli spazi vuoti che i progettisti hanno voluto ricordasse anche le forme geologiche più primordiali.Lotus


Credito foto di apertura: ufficio stampa Lotus Cars via Newspress