Nuovi progetti V2G rendono sempre più interessanti le auto elettriche per le flotte

Dreev (joint-venture di EDF e Nuvve) ha già messo in rete i furgoni elettrici di una società della Gironda, si appresta a farlo a Milano ENEL X insieme a Nissan ed RSE, norme permettendo

Poiché quest’anno il simposio internazionale EVS32 era ospitato dalla città di Lione, l’utility che giocava in casa, EDF, ha approfittato della scena per presentare una nuova joint-venture realizzata insieme alla startup Nuvve. Per chi segue da tempo la mobilità elettrica, è subito evidente quando c’è di mezzo la società californiana che si sta parlando di progetti V2G.

Dreev, questo il nome della nuova società, offrirà servizi di ricarica bi-direzionale vehicle-to-grid in Francia (ma anche negli altri paesi dove EDF è presente ovvero Italia, Belgio e Regno Unito) . Il tutto in base all’ormai noto principio che se un veicolo elettrico è una batteria di trazione con le ruote, nella fase in cui è fermo può trasformarsi in sito di stoccaggio di energia.

Nella regione della Gironda, la società Hotravail ospita tre postazioni di ricarica bi-direzionale da 11 kW a cui la rete elettrica può attingere. Dreev promette alle aziende che sottoscriveranno accordi per far usare i propri veicoli, in questo caso furgoni, collegandoli alla rete, non solo un risparmio come avviene in numerosi progetti di ricarica smart uni-direzionale, ma un piccolo guadagno: €20 al mese per veicolo.

Come già avvenuto in Danimarca ed in America, dove la ricarica bi-direzionale viene messa alla prova si preferisce iniziare dalle flotte: per semplificare i parametri di ricarica e il relativo contributo possibile alla rete ci sono dei minimi da rispettare, di potenza resa disponibile (ad esempio: 1 MW) e durata (minimo 3 ore, ad esempio).

Nel caso di Hotravail i furgoni percorrono in media 200 chilometri al giorno, ma di norma sono fermi tra le 17 e le 7 del mattino. Via app l’azienda potrà anche modificare la programmazione per i giorni seguenti, inserendo la necessità di maggiore chilometraggio o di anticipare o ritardare gli orari in cui uno o più veicoli saranno disponibili per il collegamento alle colonnine (per ora in maggioranza questi progetti funzionano con postazioni DC con attacchi CHAdeMO, peraltro comuni su Renault, Nissan e Mitsubishi).

Non a caso la fioritura di progetti recenti vede coinvolti spesso marchi dell’Alleanza franco-giapponese. Se Renault ha fatto partire una sperimentazione in Olanda e insiste sul bellissimo progetto che riguarda l’isola di Porto Santo in mezzo all’Atlantico, Nissan invece manda segnali di ottimismo sulle batterie con Francisco Carranza, numero uno di Renault-Nissan Energy Services.

Mercoledì scorso partecipando all’Automotive News Europe Congress, ha sottolineato come i marchi siano intenzionati a lavorare sempre di più nei progetti di second life, nello stoccaggio e nella fornitura di servizi di energie rinnovabili con filiali come Nissan Energy Solar.

Una scelta che è anche una necessità: secondo Carranza le batterie delle Leaf (i dati sono raccolti fin dal 2011 su oltre 400.000 veicoli venduti) dureranno fino ad una decina o addirittura una dozzina di anni più delle auto su cui sono state originariamente installate.

La conseguenza è che il settore post-vendita perderà ricavi e profitti, che secondo il manager dell’Alleanza franco-giapponese potranno però essere compensati con offerta in settori alternativi. Uno dei quali saranno i servizi di integrazione alle reti.

Pertanto non è affatto sorprendente che a poche ore di distanza dalle dichiarazioni ottimistiche sentite al congresso di Göteborg, proprio Nissan sia presente in un’altra iniziativa, questa volta italiana, associata ad un progetto ENEL X che dovrebbe finalmente vedere concretizzarsi le prime ricariche bi-direzionali in Italia.

Se questo annuncio potrebbe sembrarvi un dejà vu è probabilmente perché da qualche parte nella memoria vi risuona un precedente tentativo. Nel 2017 ENEL e Nissan avevano in effetti installato postazioni di ricarica bi-direzionali presso l’IIT di Genova, ma la mancanza di quadro normativo ha lasciato al palo quell’iniziativa: sono quindi state usate per normali ricariche uni-direzionali.

Al momento in cui scriviamo la Nissan Leaf è stata certificata come “impianto di stoccaggio” soltanto nel Regno Unito, in Danimarca e in Germania. Non in Italia, anche se il ministero dello Sviluppo Economico da tempo custodisce una bozza di decreto legge intitolata “criteri e modalità per favorire la diffusione della tecnologia di integrazione tra i veicoli elettrici e la rete elettrica“.

Il fatto che Nissan ed ENEL X intendano riprovarci a Milano con progetti V2G lascia immaginare che l’utility e l’importatore si aspettino che il quadro normativo possa presto precisarsi. S’intende, in meglio: aprendo quindi le porte a nuovi accordi come quello appena presentato, che nasce tra i laboratori della sede di RSE, la società pubblica di ricerca per il settore elettrico ed energetico.

Il progetto prevede l’utilizzo di due infrastrutture di ricarica bidirezionale di ENEL X, installate nella microrete sperimentale di RSE: una piattaforma digitale permetterà di controllare le batterie delle Nissan LEAF per stabilizzare la rete.

Inoltre, ha sottolineato l’amministratore delegato di RSE Maurizio Delfanti, farà parte degli scopi del progetto favorire lo studio del possibile ruolo delle batterie di auto elettriche nel favorire l’autoconsumo di energia domestica, una attività che si baserà soprattutto su energia da fotovoltaico. Normative permettendo…


Credito foto di apertura: ufficio stampa Nissan Italia