Il progetto di fusione FCA-Renault da stamani è molto più di un “concept”

Il consiglio d’amministrazione Renault ha risposto con favore alla proposta amichevole di fusione del Lingotto: ma potrebbe volerci un anno per armonizzare l’assetto del terzo gruppo auto globale

Dopo un fine settimana di voci seguite all’anticipazione del Financial Times di venerdì scorso, oggi di prima mattina è arrivata da FCA la conferma che ha sottoposto al gruppo Renault una vera e propria proposta di fusione tra pari, un percorso che sarebbe agevolato dall’equilibrio nell’attuale capitalizzazione borsistica dei due promessi sposi: oggi FCA vale circa $20 miliardi, il gruppo francese $17.

La nota diffusa dal gruppo italo-americano ventila un assetto in cui della nuova società capogruppo con sede in Olanda (e quotata a New York, Milano e Parigi) risultante dalla fusione FCA-Renault, il 50% sarebbe in mano agli azionisti di FCA ed il restante 50% a quelli di Groupe Renault, con una struttura di governance paritetica e una maggioranza di consiglieri indipendenti.

La nuova società, ha scritto pochi minuti fa il quotidiano finanziario Les Echos, avrebbe come presidente John Elkann in rappresentanza della famiglia Agnelli che controlla il 29% di FCA e alla direzione generale Jean-Dominique Senard, manager succeduto a Carlos Ghosn lo scorso gennaio.

Il consiglio di amministrazione del gruppo francese ha confermato che studierà la proposta di fusione FCA-Renault, proposta che nella nota viene definita amichevole. Il processo, secondo quanto indicato dall’amministratore delegato del Lingotto Mike Manley, potrebbe richiedere fino ad un anno per essere perfezionato. Tra i punti da studiare la presenza di un rappresentante dello stato francese nel consiglio della nuova società, non contemplata dalla proposta.

La fusione FCA-Renault porterebbe alla nascita del terzo gruppo globale dell’auto, che con 8,7 milioni di veicoli venduti scavalcherebbe General Motors e sarebbe preceduto solo dai tradizionali leader Toyota e Volkswagen.

Oggi per la festività americana del Memorial Day mancherà la reazione di Wall Street alla proposta, che il gruppo francese aveva confermato di aver ricevuto di prima mattina. A Parigi e Piazza Affari i due titoli coinvolti sono arrivati a guadagnare fino al 15%.

L’amministratore delegato FCA, che completerebbe così quella ricerca di un partner cercata ma non ultimata dal suo predecessore Sergio Marchionne, scrive oggi in una lettera ai dipendenti: “Nel gruppo Renault abbiamo trovato un partner affine che vede il futuro come noi. Quelle che sono iniziate, qualche tempo fa, come conversazioni operative per una maggiore collaborazione, si sono trasformate in una trattativa sulla fusione, dal momento che abbiamo riconosciuto gli enormi potenziali benefici per entrambe le società che risulterebbero dal mettere insieme i loro business”.

Mettendo insieme i due business la nuova società da €33 miliardi, secondo quanto sostiene il Lingotto, potrebbe spremere altri €5 miliardi dalle sinergie che si creerebbero in aggiunta a quelle che già prevedono le collaborazioni e i piani in corso di validità nell’Alleanza franco-giapponese e nei partenariati di FCA.

I punti di forza di FCA e Renault ed i punti deboli sembrano distribuiti in modo sorprendentemente attraente per le necessità degli uni e degli altri: con FCA ben presente nelle Americhe, Renault in buona salute in Europa e nel Mediterraneo ma anche in India.

Solo la Cina resta un’area difficile per entrambi, anche se i francesi paiono avere un asso nella manica da giocare nel settore delle piccole auto elettriche, con un modello già presentato e nato sulla scia del successo della Kwid creata per India e paesi emergenti.

Proprio i settori dell’innovazione, dalle auto elettriche alla guida autonoma sembrano poter esprimere grande potenziale da una combinazione di forze. Il ruolo di punta di Renault nella mobilità elettrica sembra in grado di favorire il lancio di modelli anche nella controparte FCA, finora come noto il gruppo che più ha puntato i piedi sulle auto a batteria.

Ma FCA invece ha da tempo aperto una collaborazione sulla guida autonoma da partner industriale di uno dei maggiori protagonisti: la divisione Waymo del colosso Alphabet. Se Billancourt non si può definire il cuore dell’innovazione nella guida autonoma, i colossi della tecnologia si stanno aprendo a presenze nell’area di Detroit, e quello che sta succedendo là nel mondo dei robotaxi, FCA lo può vedere in prima persona senza aspettare i dispacci di Reuters o Bloomberg.

Ci sono altri due aspetti che saranno toccati profondamente dall’eventuale approvazione della proposta da parte del consiglio di amministrazione Renault: la questione ambientale e il rapporto della nuova entità coi giapponesi.

FCA, vista la sua bassissima quota di auto elettriche prodotte (in pratica solo le 500e presenti sul Pacifico come compliance car per mitigare l’ira delle norme dei severissimi regolatori californiani e dei dintorni) è come noto uno dei principali clienti di Tesla nell’acquisto di crediti per mettersi al passo coi valori di emissioni.

Negli Stati Uniti è probabile che passi del tempo prima che Tesla perda un cliente, vista la percentuale di produzione dei pick-up e SUV nella gamma dei marchi Ram e Jeep. In Europa invece la nuova società potrebbe essere in grado di dribblare più rapidamente che negli USA la necessità di sborsare soldi per comprare crediti sulle emissioni e portarsi in pari coi futuri obiettivi continentali.

Grazie alla buona quota di elettriche pure secondo i dati Jato Dynamics nel 2018 in Europa la flotta Renault aveva già un valore medio di 109,1 grammi di CO2 per chilometro, mentre Fiat si attestava a 119,2 e marchi come Alfa Romeo a 128,9, Jeep a 142,5 e Maserati oltre i 200. La fusione con Renault potrebbe affrettare l’ingresso in produzione di modelli comuni a zero emissioni, specie di dimensioni medio-piccole: basati su Zoe e tra pochi anni anche su K-ZE.

A questo si aggiungerà una quota importante (importante anche per i conti delle emissioni clima-alteranti) di modelli francesi elettrificati in arrivo già dal 2020. Clio, Megane e Captur anticiperanno la gamma di modelli ibridi plug-in previsti già da Marchionne nel suo ultimo grande show a Balocco.

Se le certezze sui vantaggi della fusione FCA-Renault sono numerose, a livello di mercati, di produzione, di innovazione, restano le incertezze sulle sedi che saranno maggiormente toccate dai benefici della nuova produzione.

In Italia oggi non scarseggiano gli impianti FCA che sono attivi ma tutt’altro che a piena capacità. La speranza che anche da uno o più stabilimenti dello Stivale comincino ad uscire veicoli elettrici è giustificata, ma tutt’altro che scontata.

Questo sarà una dei due punti caldi delle giornate che aspettano i manager italiani, francesi ed americani. L’altro punto caldo è il futuro dell’attuale Alleanza tra Renault e i giapponesi di Nissan e Mitsubishi.

Non è un caso che ieri e oggi alla notizia il quotidiano finanziario giapponese Nikkei attribuisca ampio risalto. I negoziati tra Renault e FCA non hanno coinvolto infatti i marchi giapponesi. Dopo la vicenda Ghosn, ci sarebbe forse stato da sorprendersi se i francesi avessero voluto coinvolgere fin dalle fasi preliminari dei colloqui anche i vertici Nissan e Mitsubishi.

Da parte giapponese i mesi passati sono trascorsi in mezzo a continue lamentele sul ruolo sproporzionato di Renault nell’Alleanza franco-giapponese, a dispetto del fatto che fosse Nissan a vendere più auto e ad avere una presenza globale più forte.

Se in quell’argomentare di Hiroto Saikawa e dei manager e politici giapponesi c’era una logica, ora con la fusione FCA-Renault all’interno dell’Alleanza il partner che venderebbe più auto e che avrebbe una presenza globale preminente sarebbe quello euro-americano.

Insieme ai giapponesi potrebbero diventare il primo gruppo mondiale, oppure limitarsi a tenere a galla i partenariati controvoglia o dove gli uni non possono fare a meno degli altri, come in Asia, ad esempio.


Credito foto di apertura: ufficio stampa FIAT