Nel tris di concept elettrici di Ginevra sarà quello SEAT a battere sul tempo i cugini

Nel 2020 dallo stabilimento dedicato alla piattaforma MEB a Zwickau uscirà la versione di serie della SEAT El-born, dal 2021 in avanti buone speranze per Skoda Vision IV e il buggy elettrico VW

Chi sta visitando oggi il Salone Auto di Ginevra, aperto al pubblico dopo le giornate riservate a stampa ed operatori, dopo pochi minuti negli stand avrà già fatto una scorpacciata di modelli sulla base del pianale elettrico Volkswagen presentati come concept. Sono tre quelli svelati: uno dalla marca di Wolfsburg, uno Skoda e uno SEAT.

Quest’ultimo sarà presto un modello di serie a tutti gli effetti. El-Born è la prima SEAT al 100% elettrica a nascere sulla piattaforma MEB dedicata a questo settore: disegnata e sviluppata nella digitale Barcellona sarà costruita a Zwickau, uno dei santuari della nuova manifattura che il gruppo Volkswagen ha già assegnato a questa generazione di auto a basse emissioni ed abbordabili.

Per quanto riguarda la parte che più interessa ai patiti di celle e catodi, la capacità della batteria della prima versione di produzione, il cui lancio è previsto nel 2020, sarà di 62 kWh: una energia in grado di portare l’erede del concept El-Born per 420 chilometri, misurati con ciclo di omologazione WLTP.

Buone notizie anche sul fronte della ricarica: come le cugine tedesche (e ceche) che saranno realizzate su questi pianali con moduli allineati in forma di skateboard la “catalana di Sassonia” avrà la possibilità di ricaricare fino a 100 kW, con ripristino dell’80% della carica delle sue celle in 47 minuti. Per quanto riguarda la cavalleria tradizionale, il motore elettrico ne assicurerà 204, equivalenti a 150 kW.

Ma è nelle dimensioni e negli interni che si coglie già come questa SEAT silenziosa sia prossima a farsi conoscere dalla clientela invece che dal pubblico dei motor show. Con una lunghezza di 4,33 metri ed un tetto piuttosto elevato abbinati ad un passo lungo, la El-born ha tutte le caratteristiche per essere gradita anche a chi ha famiglia numerosa o taglia non proprio da fantino.

Anche seduti nei sedili posteriori (ricordiamo che si tratta di un concept, categoria nella quale a volte l’abitabilità non è la prima preoccupazione) e malgrado le batterie nel pianale le gambe lunghe sembrerebbero non essere troppo sacrificate, come già in un’altra riuscita hatchback elettrica camuffata da crossover: quella Chevrolet Bolt che non fa arrabbiare quanto ad abitabilità nemmeno i giornalisti americani, spesso amanti del junk food.

Gli interni riprendono il filone dello stile SEAT e qua e la di quello più dinamico del nuovo marchio Cupra, mentre il cruscotto lineare e privo di distrazioni, integrato da uno schermo touch da 10″ sembra quasi gridare “mettiamo in moto e partiamo“, senza nemmeno aspettare di potersi collegare alla prossima rete cellulare 5G per la quale sarà predisposta e che permetterà lo scambio in tempo reale di informazioni tra vetture ed infrastruttura.

El-Born
(credito foto: ufficio stampa SEAT/Volkswagen Group Italia)

Non altrettanto prossimo alla produzione del modello SEAT appare il cugino Skoda Vision IV. Il marchio ceco, sul quale il gruppo di Wolfsburg punta molto anche per i crescenti mercati asiatici, delinea una silhouette massiccia ma allo stesso tempo interrotta da segni affilati, quasi a cercare di lanciare un guanto di sfida a rivali premium quali la BMW X4.

Su 4,65 metri di lunghezza, che sembrano meno perché gli sbalzi appaiono meno pronunciati che sullo studio SEAT, Skoda ha concentrato elevate dosi di grinta elettrica. La potenza dei due motori elettrici comunicata nella scheda tecnica ne farebbe un modello RS, se Vision IV fosse un’auto sulla soglia di una concessionaria: 225 kW (306 vecchi cavalli), velocità di punta limitata a 180 km/h, uno 0-100 km/h effettuato in 5,9 secondi e l’intervallo 80-120 km/h superato in 4″.

Nel 2021, quando la versione stradale della Skoda Vision IV potrebbe arrivare, la clientela  potrà constatare nella batteria con capacità di 83 kWh una autonomia di 500 chilometri misurati con ciclo WLTP. Batteria che, come le cugine basate sulla piattaforma MEB, sarà ricaricabile al ritmo di 100 kW: equivalente all’80% della capacità totale ripristinata in mezz’ora.

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(credito immagine: ufficio stampa Skoda/Volkswagen Group Italia)

La realizzazione di modelli sulla base del pianale elettrico Volkswagen è in grado di spaziare dal “quasi coupé” con ambizioni sportive come il concept Skoda alla rinascita del dune buggy, con l’ID Buggy che il numero uno delle vendite e del marketing Volkswagen Jurgen Stackmann nella giornata dedicata alla stampa ha promesso già fattibile come lo si vede negli stand di Ginevra, anche se il capo del design Klaus Bischoff lo ha ridimensionato a “pronto al 70%“.

Spinto da un motore posteriore, schema che richiama una caratteristica saliente del Meyers Manx originale, e dotato di poco più di 200 cavalli l’ID Buggy saprebbe accelerare da 0-100 km/h in 7,2 secondi. L’energia proviene da pacchi batterie con capacità che arriva a 62 kWh, per un range di circa 250 chilometri percorribili in base ai dati del ciclo WLTP.

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Le dimensioni di 4,063 metri di lunghezza, 1,89 di larghezza e 1,46 di altezza rendono il buggy più corto, più largo e ovviamente più bassa di quello che sappiamo rispetto alla prima iterazione dell’ID, che forse si chiamerà ID.3. Bischoff sembra aver bene interpretato lo spirito dell’originale con forme ariose che talora si impennano, talora sfuggono e altrove si ritraggono come fossero i capricci del meteo in una giornata di primavera tutta trascorsa all’aperto.

Come un buggy che si rispetti non ci sono porte e il tetto è un’appendice a piacere supportata dai montanti in stile “Targa”. In un veicolo particolare come questo anche in un’era in cui la plastica viene sempre più criticata e motivatamente gli interni della fibra di vetro e delle plastiche (o dei materiali tecnici, se qualche piccolo costruttore vorrà costruire versioni sue anche premium partendo dalla piattaforma MEB, come a Wolfsburg sperano) sembra non poter fare a meno, per ragioni di sopravvivenza e durata. Pensando al tempo che ci si potrebbe passare all’aria aperta questo appare forse un peccato veniale…


Credito foto di apertura: ufficio stampa SEAT/Volkswagen Group Italia