Il fascino discreto e silenzioso della piattaforma MEB, aspirante star degli Anni ’20

Volkswagen vuole vendere già entro il 2020 150.000 auto elettriche l’anno, incluse 100.000 della famiglia I.D., e il pilastro del progetto non si vedrà perché ben nascosto sotto i piedi…

Forse un po’ temeraria nel non pensare di poter essere messa in ombra mediaticamente dai contigui eventi dei marchi premium tedeschi, oggi la marca Volkswagen ha scelto di approfondire  nella manifattura di vetro di Dresda la base tecnologica della sua piattaforma Modular Electric Drive Modular System (MEB).

La piattaforma MEB è il pilastro della famiglia I.D. che trasformerà la marca tedesca e sarà nascosta sotto le carrozzerie di circa dieci milioni di auto (non solo col marchio Volkswagen ma con altri tre marchi del gruppo, suddivisi in 27 modelli) e anche la base della campagna appena presentata “Electric for all“, troppo chiara per avere bisogno di alcuna traduzione. E infatti nessuno l’ha chiesta al responsabile della mobilità elettrica nel board Volkswagen Thomas Ulbrich.

Christian Senger, capo del settore dei nuovi modelli elettrici, nel segnalare i vantaggi della nuova piattaforma I.D. ha sottolineato la flessibilità offerta dai pianali piatti: molte tipologie di batterie potranno essere installate (in grado di assicurare autonomie WLTP a partire da 330 chilometri e un giorno molte di più con quelle con elettroliti solid state: il gruppo tedesco ha appena acquisito la startup americana Quantumscape) il fondo piatto offre più spazio per gli interni e il baricentro basso aiuta la guidabilità.

Ma Volkswagen ha anche presentato qualcosa di nuovo per quanto riguarda l’infrastruttura di ricarica, che sorprende fino ad un certo punto perché è noto che ad esempio la “cugina” stretta  Porsche sia stata molto coinvolta nello sviluppo della rete di nuove colonnine ultraveloci Ionity.

A Wolfsburg non pretendono tanto ma qualcosa di più quotidiano: un VolksWallbox. Si tratterà di un apparecchio di ricarica da garage o per condomini o piccole aziende economico ed affidabile, promettono in Volkswagen.

In questo la marca di Wolfsburg si affianca alle rivali che l’hanno preceduta, Tesla per prima, nel proporre auto e in aggiunta impianto di ricarica. Si tratta di un’offerta che peraltro va nella direzione opposta ad annunci recenti: la “cugina” Audi in Italia propone invece ai clienti della prossima e-tron di affidarsi ad ENEL X.

Le differenze nei tempi di ricarica in base alla colonnina: dal wallbox del garage di casa alla diffusa postazione pubblica da 22 kW all’ultra-veloce, ancora rara. (credito grafico: ufficio stampa Volkswagen AG).

La società tedesca sta investendo €1,3 miliardi su €6 già allocati alla mobilità elettrica in tre centri produttivi con Zwickau, in Sassonia, centro principale del settore dell’elettromobilità: a regime nel 2021 da quell’impianto usciranno 1.500 vetture della famiglia I.D. al giorno. Invece Dresda, dove oggi si producono le e-Golf, diventerà il “Center of Future Mobility“.

Alla sede centrale di Wolfsburg continueranno a competere i compiti di progettazione e design oltre che quelli di ricerca e sviluppo della piattaforma MEB. I pacchi batteria (le celle per il momento continueranno ad essere forniti da gruppi esterni, come CATL o LG Chem) continueranno a provenire dalla sede di Braunschweig, nella quale è in corso un ampliamento per consentire l’assemblaggio di fino mezzo milione di pacchi l’anno.

Componenti fondamentali delle nuove auto elettriche della famiglia I.D. avranno come origine impianti storici Volkswagen: da Salzgitter arriveranno rotori e statori (e lì avrà sede il centro d’eccellenza delle batterie) mentre da Kassel le trasmissioni per i veicoli a zero emissioni.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Volkswagen AG