Entro luglio Tesla dovrà mettere in vetrina la Model 3 da $35.000 o sono guai

Non è un auspicio ma una necessità secondo Elon Musk, che lo ha comunicato oggi al suo personale insieme all’annuncio di un taglio del 7% nella forza lavoro (e spaventando gli investitori)

Lavorare in una azienda di Elon Musk non deve essere rassicurante, negli ultimi mesi: a giugno Tesla ha ridotto la forza lavoro del 9%. Nei giorni scorsi è toccato al gioiello dell’aerospaziale SpaceX che taglierà circa il 10% dei dipendenti malgrado la sequenza di successi dei suoi lanci.

E oggi tocca di nuovo a Tesla, che eliminerà dai libri paga circa 3.000 dipendenti, il 7% del suo staff. A Wall Street è tornato quindi d’attualità il panico sul titolo Tesla: sta per chiudere a -13%. Quali sono in sintesi i fattori che hanno fatto scattare il campanello d’allarme sull’azienda californiana?

Per cominciare il profitto: quello relativo all’ultimo trimestre 2018, l’aggiornamento sui conti è previsto per il mese prossimo, sarà inferiore a quello del trimestre precedente ($312 milioni erano stato il miglior risultato della storia aziendale). Nel primo trimestre del 2019 un profitto potrebbe essere possibile “con grande difficoltà, sforzi e un po’ di fortuna”, sono stati informati i dipendenti.

Inoltre per continuare a rispettare i piani la Model 3 Mid-Range entro maggio dovrà assolutamente essere disponibile per la clientela globale, mentre la versione economica, quell’oggetto misterioso che finora nessuno ha potuto comprare, deve tassativamente iniziare ad arrivare nelle mani della clientela americana che l’ha prenotata e versato anticipi a inizio luglio.

Così, ora scopriamo, la Model 3 da $35.000 deve diventare una realtà per la sopravvivenza stessa del sogno Tesla. Oggi la notizia ha spaventato gli investitori: la caduta del titolo della società di Palo Alto è stata la maggiore da settembre 2018, quando aveva perso il 14%.

Dopo che il credito federale americano di $7.500 si è dimezzato ed è destinato a sparire, le valutazioni suggerivano che Tesla avrebbe potuto contare su Europa e Cina per compensare un mercato americano nel quale si attendeva una domanda più moderata e soprattutto meno margini. L’azienda ha già dovuto annunciare sconti e anche chiudere il suo popolare referral code program (una iniziativa di fidelizzazione non distante dalle note “presenta un amico“).

Doveva essere il contributo di vendite fuori dal Nord America a supportare coi suoi introiti una tranquilla transizione verso una produzione sempre più efficiente, in grado di arrivare a proporre la prima vera Tesla per il mercato di massa: la Model 3 da $35.000.

Una impresa, quella di realizzare una piattaforma in grado di proporre veicoli veramente accessibili ad un vasto pubblico, che non deve essere poi così semplice se si pensa che per produrre auto elettriche in modo efficiente un gruppo mainstream come Ford si sta interessando alla possibilità di ricorrere alla piattaforma MEB del neo-alleato Volkswagen.

Ma ora il raffreddarsi delle economie d’Europa e Cina fa temere che il conforto che quei mercati sapranno dare ai conti della società di Elon Musk possa essere di breve durata. E, sebbene il successo di vendite della Model 3 l’abbia resa il modello premium più gradito sul mercato americano, non c’è una domanda infinita di modelli che in America partono da $44,000 ed in Italia nelle due versioni disponibili (Long Range e Performance) non scendono al di sotto dei €59.600.

Dubbi sulle prospettive della domanda, già affacciatesi a inizio gennaio all’annuncio delle immatricolazioni di fine anno, si aggiungono ora ai punti interrogativi sulla necessità di capitale fresco di Tesla. L’azienda ha scadenze per circa $1,55 miliardi a marzo e settembre, e l’esigenza di nuovo ricorso al credito che non sembrava d’attualità un mese fa potrebbe tornarlo.

Come sembrano lontane oggi le discussioni di metà dicembre, quando un trionfante Musk si lasciava andare pubblicamente all’ipotesi di portare il marchio Tesla nello stabilimento di Lordstwon in Ohio, uno dei cinque ai quali General Motors ha preannunciato avvenire incerto.


Credito foto di apertura: AUTO21