La fabbrica di auto elettriche di cui si parlerà di più in futuro è nell’Ohio

Lo stabilimento di Lordstown, uno dei cinque di cui General Motors progetta di fare a meno, potrebbe essere il sito che nel 2019 terrà più occupati Elon Musk, Donald Trump… e Twitter

Nei momenti peggiori della messa a punto della linea di montaggio che sta producendo la Tesla Model 3 a Fremont, è noto come Elon Musk avesse riassunto nell’eloquente espressione “production hell” le difficoltà di mettere in marcia una produzione di massa priva di colli di bottiglia e linee di faglia.

Ora il peggio sembra alle spalle e le cose paiono andare molto meglio in California; è però un altro stabilimento, stavolta in Ohio, che potrebbe essere la prossima fonte di insonnia per il geniale e controverso imprenditore sudafricano.

Musk nel corso di una intervista alla più popolare trasmissione di approfondimento del network CBS aveva manifestato interesse per ampliare l’impronta industriale di Tesla in Nordamerica (per quella in Cina sta partendo un impianto a Shanghai) attraverso uno dei cinque stabilimenti che invece General Motors ha annunciato di voler ridimensionare o chiudere, con un calo della forza lavoro di circa il 15%.

Il governatore dell’Ohio John Kasich via Twitter si è subito fatto avanti per favorire la scelta della fabbrica di Lordstown a Warren, dove fino a marzo 2019 si produrranno le berline Cruze. Musk ha risposto che lo avrebbe preso in considerazione l’anno prossimo.

Tra tutti i protagonisti della vicenda il governatore Kasich è quello che ha la posizione più chiara e comoda: che nella fabbrica di Warren a produrre sia GM o Tesla fa una differenza relativa. Ne fa molta però per Musk, ne fa per il gruppo di Detroit, e anche per l’attuale inquilino della Casa Bianca.

Musk, quando ha dichiarato nell’intervista l’interesse agli impianti GM deve avere, come in altre occasioni, avuto un po’ troppa fretta. Dimenticandosi, sembra, che si tratta di fabbriche del Midwest altamente sindacalizzate con affiliazione all’UAW (United Auto Workers), così come quella dell’Ontario, affiliata al corrispondente sindacato canadese.

Da quando Tesla esiste, la società ha sempre puntato i piedi ad ogni tentativo di sindacalizzazione, sottolineando da un lato il carattere di startup dell’azienda e dall’altro la sua  missione etica connessa al successo dell’auto elettrica.

In altri termini Musk ha finora puntato sull’eccezionalità di Tesla nel quadro del mondo automotive, aiutato anche dal fatto di aver aperto nell’ex-impianto NUMMI di Fremont. Era sede di una breve joint venture GM e Toyota che era a sua volta nata eccezionalmente al di fuori della cerchia delle fabbriche tradizionali.

Acquisire Lordstown per Tesla vorrebbe dire iniziare a misurarsi con un ruolo da gruppo auto convenzionale, una svolta a cui non è per niente chiaro Musk & C. siano pronti. Ma già questo implicherebbe che GM fosse disposta a cederlo, quell’impianto. Infatti finora per la fabbrica di Warren la posizione ufficiale del gruppo di Detroit è che il destino dovrà essere deciso la prossima estate nel corso dei negoziati col sindacato UAW.

Per la GM di Mary Barra, che ha puntato tutto sulla svolta della mobilità elettrica ed autonoma, questo è anche un modo per far capire che non intende fare regali ad un concorrente ormai altrettanto diretto degli abituali e storici rivali Ford ed FCA.

Per GM dare strada al concorrente californiano avrebbe il vantaggio di alleggerire la pressione da parte della Casa Bianca, già furibonda per scelte di politica industriale nelle quali a pagare sono elettorati ad essa favorevoli. Ma l’approccio GM lascia già immaginare che mettere piede nella fabbrica dell’Ohio per Musk sarebbe possibile solo prendendosi anche l’onere di rilevare come interlocutore la United Auto Workers.

Una prospettiva che potrebbe fare di Lordstown una fonte di un nuovo ciclo di tweet incendiari per Musk. Così come la fabbrica dell’Ohio potrebbe diventare l’ennesimo spunto per le sfuriate di Donald J. Trump, dopo esserlo stata al momento del primo annuncio di ridimensionamento.

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Nel corso di una intervista all’emittente Fox Business Donald Trump ha asserito che è un errore per General Motors aver deciso di puntare sui veicoli elettrici (credito foto: screenshot Fox Business)

Per l’uomo della retorica negazionista sui cambiamenti climatici e delle scelte pro-combustibili fossili, sarebbe una vittoria di Pirro se si ritrovasse un giorno ad annunciare ai suoi elettori dell’Ohio che i loro posti di lavoro sono salvi grazie al fatto che cominceranno a costruire auto elettriche.

Quelle stesse auto elettriche che, appena pochi giorni fa, non ha perso occasione di spiegare ai vertici General Motors, non funzioneranno, quasi a voler invitare Barra e i suoi manager a pensare solo a produrre in eterno tradizionali, ingombranti gas-guzzlers

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L’impianto Lordstown che GM ha in programma di fermare nel 2019, attualmente produce le berline medie Chevrolet Cruze ed ha circa 1.500 dipendenti (credito foto: ufficio stampa General Motors)

Credito foto di apertura: ufficio stampa General Motors