Le consegne Tesla nel terzo trimestre 2018 battono le aspettative di Wall Street

Nel trimestre appena concluso 55.840 Model 3 consegnate e +80% le consegne totali anno su anno: la produzione non è più un inferno, ora i mal di testa di Elon Musk sono la logistica e la Cina…

Di solito Tesla rivela le cifre di produzione il primo del mese, ma in questo caso aveva due buoni motivi per tardare qualche ora. Anzitutto i suoi vertici avevano il diritto di prendere fiato, a distanza sì e no di 48 ore dall’accordo con la SEC che ha messo la parola fine al rischio di un processo per frode sui titoli che avrebbe potuto trascinarsi per mesi (ieri in effetti la borsa ha festeggiato con un epico rimbalzo del titolo).

Il secondo motivo per non avere troppa fretta è che c’è più gusto a distillare le buone notizie. Oggi infatti è stato comunicato che le consegne Tesla nel terzo trimestre 2018 ammontavano a ben 83.500 auto: l’80% in più, anno su anno.

Le cifre più attese, quelle riguardanti una produzione a suo tempo travagliata, anzi infernale, ma che ora apparentemente sembra procedere spedita delle Model 3 ha toccato le 53.239 auto (55.840 quelle consegnate) su 80.142 uscite dalla linea di Fremont della marca californiana.

Le consegne in particolare hanno superato la media attesa dagli analisti di Wall Street, che si attendevano 80.500 auto. Anche quelle delle nuove Model 3 hanno battuto, di misura, le attese che collocavano la quota a 55.600 secondo FactSet.

La domanda che resta in sospeso è se questo ritmo per Tesla sia ora la normalità o se invece ci siano ancora colli di bottiglia che per i gruppi dell’auto convenzionale tali non sono: come la distribuzione.

Dopo aver deplorato una carenza di bisarche per il trasporto che in California sembra aver colpito solo Tesla, l’azienda ha oggi indicato ampi numeri di migliaia di auto “in transito”, che potrebbero coincidere con i grandi parcheggi di auto californiane che spuntano misteriosamente in tutta l’America: stranezze che ritardano l’arrivo ai legittimi proprietari.

In compenso se a Fremont sono ormai abituali i tour de force dei dipendenti in chiusura di trimestre per mettere in riga i problemi della produzione, per quelli della distribuzione Tesla ha avuto la possibilità di contare sull’insolito e entusiasta sforzo dei suoi straordinari volontari.

I fan Tesla hanno affollato i saloni della marca americana per aiutare nelle consegne delle Model 3 e istruire i nuovi clienti come tanti preparatissimi specialisti di prodotto. Una risorsa che solo pochissime case auto al mondo potrebbero avere, se ne avessero mai bisogno, nella misura in cui ne dispone l’azienda di Musk (azzardiamo: Ferrari e Porsche. E qui già ci si ferma o quasi).

Questo tipo di supporto devozionale ha senz’altro contribuito a raggiungere il traguardo delle consegne. Non avendo reti di concessionari ma saloni e showroom di proprietà, al contrario delle case rivali che segnano nei ricavi un’auto come venduta quando arriva la bisarca in concessionaria, Tesla fa lo stesso quando il cliente riceve le chiavi (o quello che le sostituisce). Ma non ogni trimestre si potrà ricorrere al supporto dei volontari per centrare gli obiettivi.

E soprattutto questa non potrà essere la soluzione all’altro problema attuale di Musk per arrivare a conti in nero: la Cina. Nel primo mercato globale di auto elettriche ha iniziato a farsi sentire il dazio del 40% che la guerra commerciale voluta dalla attuale Casa Bianca ha provocato come ritorsione alle barriere tariffarie opposte ai prodotti cinesi.

Oggi, secondo Tesla, lo svantaggio di vendere un’auto prodotta in America rispetto ad una analoga prodotta localmente oscilla tra il 55% ed il  60%. Il che rende sempre più vitale per il futuro della marca l’apertura della nuova fabbrica vicino a Shanghai per minimizzare l’impatto dei dazi. I cinesi, come noto, proprio con l’azienda di Musk hanno deciso di aprire le porte ad una azienda di proprietà occidentale al 100% rinunciando al dogma delle joint venture con partner locali.


Credito foto di apertura: AUTO21