Uber pedala velocemente incontro ad una valutazione da $72 miliardi

Ora Toyota vuole investire $500 milioni in Uber che serviranno per sviluppare i robo-taxi, ma per i tratti brevi nelle metropoli la soluzione ha due sole ruote

A poco più di due mesi da un corposo investimento di circa $1 miliardo in Grab, la compagnia asiatica dei taxi privati, il più grande gruppo giapponese dell’auto insiste con la sua attenzione verso le società del ride hailing: Toyota vuole investire circa $500 milioni in Uber, scrive oggi il Wall Street Journal.

Per l’azienda americana, che nell’ultimo trimestre ha perso $659 milioni, la valutazione dei giapponesi equivarrebbe a $72 miliardi, quasi 10 più di quanto fossero le ultime stime. Secondo il quotidiano finanziario il nuovo investimento sarebbe dettato dall’interesse dei giapponesi per un partenariato concentrato sullo sviluppo di sistemi di guida autonoma.

Considerate le vicissitudini di Uber seguite al tristemente celebre incidente mortale a Tempe, che la solitamente cauta Toyota continui a vedere spunti utili nell’Uber ATG, il centro studi avanzati dell’azienda californiana, è di per sé cosa degna di nota.

Prima dell’episodio dell’Arizona, c’erano stati vari segnali di avvicinamento, con Uber interessata ai robo-taxi Toyota e-Palette presentati a gennaio al CES di Las Vegas e il reparto avanzato TRI basato in California che ha visitato le sedi in cui l’Uber ATG stava lavorando ai suoi progetti sulla guida autonoma.

Poche ore dopo l’uscita dell’articolo sul quotidiano, Kirsten Korosec del sito TechCrunch ha precisato i contorni della divisione del lavoro tra Toyota e Uber sui futuri robo-taxi, che nasceranno su base dei minivan giapponesi Sienna ad iniziare dal 2021.

Il Toyota Research Institute sta sviluppando una risposta duale ai temi dell’autonomia nella guida, basata sui concetti di Chaffeur e Guardian. Sarà proprio quest’ultimo, una risorsa che punta a prevenire gli errori di uomini e veicoli come un avanzatissimo sistema ADAS, a stare nell’ombra sui robo-taxi.

Vigilerà quindi (come ha poi confermato una nota rilasciata di Toyota) sui sistemi di guida autonoma di Uber ATG come un angelo custode di ultima istanza: quello che al SUV Uber nell’incidente in Arizona è mancato, dopo che i tecnici avevano disattivato i sistemi ADAS, a cominciare da quello di frenata automatica, installati di serie da Volvo Cars.

E se Toyota vuole investire $500 milioni in Uber, oggi non è stato soltanto per questo che l’azienda diretta da Dara Khosrowshahi è riuscita a fare notizia. In una intervista al Financial Times l’amministratore delegato ha spiegato che per i più corti percorsi nelle metropoli e nelle città ha in mente di fare spostare l’offerta dalle attuali corse a quattro ruote alle biciclette e scooter elettrici.

Pur con tutti i supporti ed aiuti derivanti dalla gestione sempre più avanzata dei big data, settore in cui Uber ha la fama di occupare posizioni di vertice, Khosrowsashi pare alzare le braccia ed arrendersi di fronte all’inefficienza dei viaggi in auto nei centri urbani in certe ore critiche.

Veicoli individuali come scooter ed e-bike sono più adatti: una conclusione che non piacerà agli autisti di Uber che si vedrebbero sottrarre ricavi, ma alla quale pare stiano arrivando invece molti residenti nei grandi centri del globo.

Il che spiega perché cresca l’interesse per le alternative, che hanno già spinto Uber in aprile a decidere di acquisire la società di bike-sharing Jump (che sta per sbarcare anche in Europa) per circa $200 milioni.

A breve termine la scelta di puntare sulle due ruote potrebbe anche peggiorare i conti, ha ammesso l’amministratore delegato dell’azienda di San Francisco, che ha in programma di farla quotare in borsa l’anno prossimo.

Ma quella che è inefficienza a breve termine non lo è poi molto di più dello spostare per dieci isolati o meno una persona su un mezzo da una tonnellata (o il doppio se è un’auto elettrica con una batteria di grande capacità).

Secondo Khosrowshahi anche se le singole transazioni diventerebbero meno redditizie rispetto a quelle sugli attuali taxi privati a quattro ruote, il loro numero complessivo nelle ore di punta nelle metropoli potrebbe invece aumentare, premiando la strategia.

Mentre in alcune città come New York e Londra i sindaci riflettono sugli svantaggi di troppi veicoli del ride hailing in circolazione, Khosrowshahi è così pronto a ribattere con le bici di Jump ma anche con accordi con altre aziende delle due ruote come Lime e Masabi.

Uber pedala velocemente incontro ad una valutazione da $72 miliardi

I due annunci odierni sono in qualche misura in conflitto? Se prestiamo fede alle considerazioni di Sam Korus, analista della società di consulenza ARK Investment che ha presentato il grafico che vedete qui sopra, parrebbe di no.

Le ore di punta nelle metropoli che pretendono una risposta basata sulla micromobilità sarebbero una situazione critica ma non prevalente. Le corse al di sotto delle 6 miglia corrisponderebbero infatti a circa il 60% delle distanze individuali percorse, mentre solo il 15% sarebbero appropriate per i piccoli monopattini elettrici che tanto vanno in voga sul Pacifico. Ci sarebbero quindi buoni motivi per non mettere nell’armadio i progetti sulla guida autonoma applicati alla mobilità on demand.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Panasonic Corp.