Quelle tre frecce d’argento di Pebble Beach, tra passato e futuro

Tre concept elettrici a Pebble Beach: alla Monterey Car Week 2018 in vetrina le scelte di design di Audi, Infiniti e Mercedes-Benz in un’estetica che cambia

Anche la Monterey Car Week di questa settimana come sempre si conferma una passerella di rara, a volte invadente, bellezza a quattro ruote. Si tratta di giornate in cui si può andare incontro ad una estetica dell’auto basata nella maggior parte dei casi sul custodire e sul conservare, da introvabili Delage a spocchiose Duesenberg.

Oppure, più di rado, che si appoggia all’esplorare. Quest’ultimo aspetto è quello che fa sì che a questa manifestazione seconda solo a Goodwood nel celebrare retaggi ed argenteria del passato, siano sempre numerose le case auto che decidono di portare dei concept, che per definizione dovrebbero essere le “sonde” destinate ad esplorare.

Audi, Infiniti e Mercedes-Benz ci hanno dato modo di riflettere su questo aspetto portando tre concept: curiosamente tutti e tre accomunati dal colore argento e dalla motorizzazione elettrica. Una scelta che all’apparenza poco a che fare con Pebble Beach: nessuno dei tre marchi ha ancora un suo passato di auto elettriche da custodire e conservare.

Così la parallela e silenziosa attrazione che il mondo elettrico ha esercitato sui tre concept induce a cercare di mettersi nei panni dei designer incaricati di sviluppare per le anteprime in California canoni di bellezza che certo non potevano risiedere solo nell’armadio dei progetti passati di ciascuna casa.

E forse proprio l’aria della California ha avuto qualche influenza sulla voglia di esplorare che soprattutto Audi ed Infiniti hanno messo in evidenza a Pebble Beach. Oppure, in alternativa, si potrebbe dire che più lontani erano i designer dalle war room delle loro case e maggiore sembra essere stata la loro libertà.

L’Audi PB18 e-tron, dei tre studi quello più vicino a trasformarsi in realtà (pur se in numeri molto limitati come è sempre stata la “tiratura” della sua sorella maggiore R8) non è nato infatti sulle rive del Danubio ma su quelle del Pacifico, all’Audi Design Loft.

A Malibu Gael Buzyn e Charles Lefranc, due designer francesi con un’esperienza in comune in General Motors, lavorando da questo avamposto Audi del design hanno quindi sì sviluppato la PB18 e-tron con in mente l’esperienza dei prototipi da competizione R18.

Per fortuna loro e del risultato finale non hanno però puntato a mettere in scena un vago oggetto rievocativo a batteria di trazione, ma servendosi della bussola del concreto, concretissimo posto di guida: fattore fondamentale in un veicolo tutto orientato alla gioia di pilotare come è quello svelato a Pebble Beach.

La posizione di guida ideale da monoposto da un lato e dall’altro il ruolo centrale della scocca in carbonio per l’equilibrio del progetto hanno così trascinato l’intero lavoro.

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Senza rinunciare al riconoscibile contorno della griglia Audi, Buzyn e Lefranc non hanno aggiunto alcunché di superfluo al muso della PB18 e-tron (credito foto ufficio stampa Audi AG)

Il ruolo-chiave del telaio in materiali compositi, la cui integrazione nelle forme della PB18 e-tron si nota soprattutto davanti là dove l’abitacolo molto avanzato si raccorda al cofano e nella parte bassa delle portiere, ha fatto sì che a Malibu abbiano felicemente potuto mettere da parte scorie del design convenzionale Audi che magari un progetto nato in Germania si sarebbero sentito in dovere di conservare.

In un’auto muscolosa ma scarna come la PB18 e-tron la mascherina è un concetto che si è “asciugato” fino a diventare un tratto alla Mondrian: che qui non è un confine tra colori ma un raccordo tra pareti, non certo la protezione di uno o più radiatori di cui una Gran Turismo elettrica non ha alcun bisogno.

Nel concept Aicon invece, col quale pure questa hypercar elettrica tedesco-californiana resta imparentata, Audi aveva conservato una griglia chiusa e riempita di LED, quasi fosse ancora incapace di tagliare il cordone ombelicale con un tratto delle auto con motori che bruciano combustibili fossili.

Un cordone ombelicale, invece, è proprio quello che manca al concept Infiniti di questa edizione di Pebble Beach: la Prototype 10. Il designer Karim Habib non ha fatto mistero di voler cercare i suoi riferimenti a 360°, a cominciare proprio dall’humus californiano che si sprigiona nella Monterey Car Week. Senza timori, perché l’ispirazione lascia volare, mentre le radici possono essere una ingombrante catena.

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La Infiniti Prototype 10 è il secondo concept monoposto che la marca premium nipponica presenta consecutivamente a Pebble Beach (credito foto: ufficio stampa Infiniti Europe).

Più che la effettiva mancanza di radici, forse è stato il fatto di averne di globali ad aiutare Infiniti a realizzare la Prototype 10 in soli quattro mesi: tra una sede centrale in Giappone, modelli preliminari elaborati in Gran Bretagna ed il prototipo costruito, sì anche quello, in California.

Una libertà che non ha spaventato il team di design Infiniti e che lo ha portato a presentare un manifesto a quattro ruote che i suoi font nostalgici li ha usati al meglio per stampare un libro pieno di frasi fiduciose nel futuro elettrico: eccitante, non solo efficiente.

Senza vittorie a Le Mans, senza trionfi delle frecce d’argento nella Formula 1 degli anni ’30 a cui guardare, Habib ha portato per mano la Prototype 10 ad esplorare le pagine più autentiche dello stile giapponese.

Soprattutto, come ha spiegato ai colleghi americani del mensile Automobile, quello stile che percorre sotto traccia ogni settore, dall’architettura all’abbigliamento, e che fa sì che i materiali e le forme siano inseparabili.

Così, il lavoro di esplorazione a cui sono state sottoposte le forme della Prototype 10 ha fatto sì che dal concept Infiniti emerga un rigore quasi monastico, una strenge paradossalmente anche molto teutonica (come piacerebbe al critico elitista Christopher Butt di Auto-Didakt) che in nessun dettaglio lascia presagire ripiegamenti.

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Dopo la Vision Maybach 6 dello scorso anno, anche la Vision EQ Silver Arrow è un concept che non mette freni alle dimensioni (credito foto: ufficio stampa Daimler AG)

A Pebble Beach dunque si può ancora incontrare una bellezza rigorosa, anche laddove guarda al futuro. Ma anche un’estetica che appare più rivolta più al conservare ed al custodire che all’esplorare. E nella quale lo scudo del rigore mostra qualche incrinatura.

Tra i concept elettrici a Pebble Beach, il Vision EQ Silver Arrow che punta a conquistare con le forme degli anni ’30 attira invece per i dettagli futuribili

Lo studio Mercedes-Benz Vision EQ Silver Arrow, un modello elettrico accreditato di una batteria da 80 kWh, rientra in questo approccio e non per l’intento celebrativo della leggendaria W125 aerodinamica di Rudolf Caracciola.

Le linee sinuose e flessuose chiaramente attingono ad uno dei capolavori della meccanica mondiale degli anni ’30; ma la bellezza che emerge dalla freccia d’argento a batteria portata a Pebble Beach dalla casa sveva ha uno sfondo incongruo.

Si badi bene, la casa della stella a tre punte non è sola affrontare questi rischi, ultimamente: una sensazione simile di equilibrio precario la si prova guardando certi dettagli digitali nelle venerabili Jaguar E-type che a Coventry stanno per cominciare a convertire in auto elettriche.

E sulla freccia d’argento vista in California c’è una analoga commistione apolide di forme intramontabili che tendono a monopolizzare l’attenzione, in omaggio al passato, alternate a squarci di futuro che spezzano quelle linee classiche pur senza mortificarle: nei suoi fari, nei suoi cerchi, nel cruscotto…

La Vision EQ Silver Arrow è un brano musicale gradevole non grazie alla sua melodia ma a pause inattese, a piccole intrusioni, a fughe improvvise. Quello che è riuscito meglio a Gorden Wegener ed al suo team non è il quadro nel complesso ma particolari di bravura fiamminga: belli, senza mezze misure.

Anche se in qualche caso, come i bizantini e giganteschi cerchi a 168 razze, quei particolari sembrano aver anche fatto aggio sull’intero progetto. Ovvero, solo con un’auto di lunghezza smisurata (5,3 metri) cerchi da 24″ anteriori e da 26″ posteriori non apparirebbero sproporzionati.

Ma questo ha finito per pretendere un cofano avulso dalla realtà: sarebbe molto generoso per un progettista che dovesse metterci dentro un motore dodici cilindri con compressore, figuriamoci due motori elettrici che con ogni probabilità riusciremmo a caricare come bagaglio a mano anche con Ryanair.

L’attrazione che il concept elettrico Mercedes-Benz riesce ad esercitare sullo sguardo finisce per essere quello di un panorama alla Blade Runner, che disseminava con gran faccia tosta colonne a tortiglioni oppure portoni vittoriani in megalopoli post-moderne che, paradossalmente, ne miglioravano il segno.

Si tratta, però, di un’estetica contingente: quindi ben difficilmente in grado di generare un vero e proprio stile, anche perché costantemente sul filo del rasoio. L’esplorazione della nuova estetica dell’auto elettrica è appena ai suoi inizi e c’è da essere grati ad occasioni come Pebble Beach che offrono sguardi sui nuovi panorami.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Daimler AG