Le due star inattese di Balocco: una cravatta blu e la prima “Maserati blue”

Il piano industriale quinquennale FCA presentato a Balocco svela 9 miliardi di investimenti nell’auto elettrica: i primi due modelli in arrivo da Maserati e Fiat

L’interminabile Capital Markets Day ospitato ieri da Balocco è stata l’apoteosi dell’era di Sergio Marchionne in FCA, con la chicca della cravatta blu portata (brevemente) dall’amministratore delegato italo-canadese per festeggiare la fine dell’inchiostro rosso. Dal mese di giugno, infatti, la posizione finanziaria netta sarà finalmente positiva.

E, parlando di numeri, da qui al 2022 FCA si ripromette di centrare un margine operativo tra il 10% e l’11%, contro il 6,3% dello scorso anno; una crescita media della cifra d’affari del 7% ed un free cash flow compreso in una forchetta tra €7,5 e e €10 miliardi, mentre l’anno scorso era attestato a €1,5.

Il percorso quinquennale annunciato del gruppo italo-americano è imperniato su due pilastri: quello della crescita dei segmenti SUV e premium da un lato, e dall’altro l’inizio per FCA dell’era di elettrificazione, guida automatica e connettività.

Se la crescita di vendite dei SUV e dei modelli premium ha reso ufficiale la dimensione globale che aspetta i marchi Jeep e Ram da un lato e Alfa Romeo e Maserati dall’altro, per l’ottica con cui AUTO21 guarda al mondo automotive la cosa più interessante è stata la definizione dell’investimento da €9 miliardi nell’auto elettrica.

Si tratta di tanto? Si tratta di poco? Rispetto ai gruppi leader delle vendite globali Volkswagen e Toyota si tratta certamente di una cifra inferiore. Un confronto più equo lo possiamo forse fare con Nissan Motor, che fa parte di quell’Alleanza 2022 che è leader globale delle vendite di auto elettriche.

In confronto all’equivalente di $10,5 miliardi attuali sull’auto elettrica di cui il gruppo FCA ha annunciato ieri l’allocazione, la sola Nissan ha da poco reso noto che investirà $9 miliardi nell’auto elettrica esclusivamente sul mercato cinese, con l’obiettivo di presentare là 20 modelli elettrificati entro il 2022.

È interessante a questo riguardo riassumere come si declinerà l’offerta elettrificata FCA. Per cominciare possiamo guardare ai marchi italiani. Alfa Romeo, che pure sarà un marchio molto spinto in futuro col rilancio di un nome storico come GTV, da qui al 2022 non avrà alcun modello elettrico al 100%.

Invece, su 7 nuovi lanci previsti di una gamma che disporrà di opzioni elettrificate (mild hybrid) ovunque, avrà 6 modelli schierati con opzioni ibride plug-in. Alfa Romeo dovrebbe finalmente essere in grado di far concorrenza nel settore premium a tedeschi e giapponesi.

Ma il ritmo di passaggio alla propulsione nativa elettrica fa pensare che per il segmento premium FCA si sia ispirata più alla scaletta di BMW (la iNext arriverà solo nel 2021) che a quelle di Audi e Mercedes-Benz.

Maserati invece, che entro il 2022 punterà a 100.000 unità vendute, come ha detto ieri il suo numero uno Tim Kunikis, sarà il primo marchio italiano a  prendere di mira quale proprio competitor di riferimento Tesla.

A quattro anni di distanza dalla presentazione della concept car è stato così confermato l’arrivo della nuova Alfieri: si presenterà sia con propulsore convenzionale che come ibrida ricaricabile (alternativa che si ritroverà anche su altri SUV Maserati incluso quello atteso nel segmento D) e 100% elettrica.

Le versioni a batteria dell’Alfieri saranno a trazione integrale. La nativa elettrica, oltre ad offrire performance vivaci, come la rivale Porsche Mission-E celerà sistemi ad 800 volt in grado di gratificare con ricariche ultra-rapide l’agiata clientela. A metà Anni ’20 in Maserati si attendono che fino ad un terzo della gamma sia elettrificata “ad alto voltaggio” (mild hybrid escluse).

Che la Alfieri sia destinato ad essere il primo modello della gamma Maserati Blue, che indicherà le auto del Tridente al 100% elettriche (seguiranno le prossime Quattroporte e Levante) non è solo un dettaglio estetico ma anche un progetto di mercato: il blu come noto da sempre è il sinonimo di auto elettrica per il cliente cinese, quindi quello sarà l’obiettivo principale.

Le star di Balocco? Una cravatta blu e la prima "Maserati blu"
Cominciamo ad abituarci alle “Maserati Blue”: saranno l’equivalente della “i” delle BMW elettriche o di “EQ” nel gruppo Daimler (credito immagine: presentazione Gruppo FCA)

Il quadro tracciato è molto diverso per i marchi americani, tra i quali Chrysler sembra essere destinato ad un ruolo solo regionale e non globale. Il primo veicolo elettrico al 100% tra Jeep e Ram non arriverà prima del 2021 e sarà la Jeep Grand Commander.

Nel frattempo appariranno impianti 48volt su alcuni modelli e, nel 2020, le versioni ibride plug-in delle Renegade e Wrangler. E in questo contesto è stato infine menzionato un modello del marchio Fiat: la 500e che tornerà con una nuova generazione elettrica al 100% nel 2020.

Il che per inciso vuol dire che i soli due modelli elettrici di qui al 2020 avranno marchio italiano. Poiché della 500 è stato anticipato un modello Giardiniera che avrà come potenziale rivale la Mini, a sua volta sul piano inclinato dell’elettrificazione, sembra verosimile che anche quella nel 2022-2023 sarà una elettrica, ma questo va già oltre il quadro di Balocco.

Uno dei maggiori interrogativi rispetto al piano industriale FCA presentato ieri era la sua adeguatezza a misurarsi con gli obiettivi di riduzione delle emissioni previsti da tutti i regolatori globali per la prossima decade, obiettivi che puntano a riduzione delle emissioni-serra compresi tra il 25% ed il 30% rispetto alle attuali.

FCA è stata categorica nell’indicare che l’eventualità di pagare multe non è stata presa in considerazione. Il raggiungimento della quota di elettrificazione ad alto e basso voltaggio (mild hybrid) prevista nelle vendite è ritenuto adeguato a centrare l’obiettivo.

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Lo schieramento di modelli, da ibridi convenzionali a quelli totalmente elettrici, che vedete nella diapositiva presentata qui sopra (e che Peter Campbell del Financial Times ha indicato come la slide più importante della giornata) secondo il piano industriale sarà adeguato e sufficiente ad arrivare al traguardo.

Qualche altro dettaglio: nella regione EMEA che ci comprende FCA si attende di qui al 2022 che le tecnologie (relative agli obiettivi di emissioni) presenti nelle vendite si dividano tra un 20% di veicoli elettrici tra BEV e PHEV, un 40% di mild hybrid e un 40% convenzionale.

Le previsioni FCA di vendite di auto convenzionali saranno addirittura del 65% in Nord America ed in Asia: la differenza tra i due mercati starà nelle quote di veicoli elettrificati, con un 20% americano ed un 15% asiatico, e le rispettive quote di auto elettrificate a basso voltaggio al rimorchio.

FCA, che oggi deve recuperare terreno nell’auto elettrica, è invece al fianco dei leader nella guida automatica grazie ai tre partenariati differenziati in corso

La prospettiva del gruppo italo-americano su quello che si attende dai mercati sembra qui aver influenzato le cifre allocate agli investimenti in innovazione. D’altro canto rispetto alla concorrenza FCA pare avere la possibilità di risparmiare sul capex grazie alla diversificazione delle alleanze sulla guida autonoma.

Infatti FCA è partner BMW nel programma che, con supporto da Intel e Mobileye, sviluppa una piattaforma per la guida autonomatica a velocità autostradali; inoltre collabora da tempo con Aptiv (l’ex-Delphi Auto) per integrare quanto prima, ovvero all’interno del piano industriale sistemi semi-autonomi di Livello 2 e 3 nella produzione premium.

Le due star inattese di Balocco: una cravatta blu e la prima "Maserati blue"
Giovedì 31 maggio, Waymo ed FCA hanno annunciato l’accordo che prevede l’acquisto di fino a 62.000 minivan ibridi Chrysler Pacifica che andranno ad irrobustire la flotta di robo-taxi della società americana. (credito foto: ufficio stampa FCA US)

Ma soprattutto a far pensare che FCA possa essere protagonista quando si parla di guida automatica è l’annuncio di giovedì del rafforzarsi del partenariato con la divisione di Alphabet per la guida autonoma, Waymo, il marchio a cui sono passati da tempo gli obiettivi della vecchia Google-car.

A partire da fine 2018 i primi di 62.000 nuovi minivan ibridi Chrysler Pacifica cominceranno ad aggiungersi ai 600 già in servizio. Secondo gli esperti del mercato dei taxi privati, il totale potrebbe essere adeguato a lanciare un servizio di taxi senza autista (o con supervisione da remoto) su 2-3 aree.

FCA così si posiziona in modo adeguato in questo settore superando l’ordine di circa un terzo che Waymo ha indirizzato al gruppo Jaguar Land Rover. Al contrario di Jaguar, la cui I-Pace elettrica sarà usata per servizi di ride hailing, in prospettiva senza conducente, il gruppo italo-americano ha già segnalato la propria intenzione di esaminare anche la possibilità (parliamo di inizio Anni ’20) di mettere in vendita veicoli pienamente autonomi a privati.

Questo rapporto tra FCA e Waymo sembra ormai destinato ad essere una alternativa bellicosa al servizio analogo che General Motors sta puntando a schierare già dal prossimo anno colla divisione Cruise Automation che ha appena ricevuto una iniezione di finanziamenti da SoftBank che arriverà a $2,25 miliardi.

Il terreno della guida automatica potenzialmente carico di incertezze e rischi, paradossalmente attira l’attenzione di sempre più investitori e per i gruppi dell’auto come GM e FCA pare destinato a creare meno stress finanziari, tra tutti i settori innovativi.

Non così l’elettrificazione, dove comunque gli investimenti non possono essere addebitati ad altri e dove i costi vanno coperti da modelli di successo, come sicuramente oggi i SUV FCA sono tali e i marchi premium italiani potrebbero diventare, facendo anche da cuscinetto all’uscita di scena delle motorizzazioni diesel prevista dal gruppo italo-americano entro il 2021.

Tutto questo senza tenere conto di altri concreti fattori destabilizzanti che il mondo del 2018 non sembra stancarsi di proporre. Nel corso del question time che ha chiuso la giornata di Balocco, Marchionne si è dichiarato ottimista sulla guerra dei dazi che raduna nubi sull’orizzonte (che riguarderanno forse ancora di più il successore, sul quale però lui non si è pronunciato).

C’è davvero da augurarsi che il parere dell’uomo che ha salvato FCA non sia destinato ad essere capovolto rapidamente dalle circostanze e dai fatti quanto lo è stata la bocciatura dell’auto elettrica da lui espressa nell’ottobre 2017 ricevendo la laurea honoris causa all’università di Trento.


credito foto: presentazione Capital Markets Day Gruppo FCA