Per Toyota la “casa” dei casi-limite sarà un nuovo impianto in Michigan

Il Toyota Research Institute rafforza le chance di sviluppo dei sistemi autonomi in sicurezza e presto riprenderà i test anche sulle strade aperte al pubblico

Quando si è verificato l’incidente mortale a Tempe che ha coinvolto un taxi a guida automatica di Uber in una strada della periferia della città dell’Arizona, Toyota Research Institute, il braccio tecnologico americano del gruppo nipponico, ha sospeso i test su strade pubbliche.

Ora il TRI ha annunciato che sta costruendo un impianto a porte chiuse in cui sviluppare le tecnologie della guida autonoma. I permessi ricevuti questa settimana prevedono di trasformare il Michigan Technical Resource Park di Ottawa Lake. un vecchio terreno di prova realizzato da un fornitore di componenti auto, in un nuovo sito esteso su 60 acri.

Quando diventerà operativo il prossimo ottobre, sarà utilizzato in esclusiva dal reparto diretto dal professor Gill Pratt per affrontare tutti quei casi-limite, che gli specialisti chiamano corner case oppure edge case, che è rischioso affrontare su strade aperte al pubblico, secondo la casa giapponese.

Costruendocelo per le nostre esigenze”, ha detto Ryan Eustice del TRI, “possiamo progettarlo intorno alle nostre peculiari necessità di test ed alle nostre conoscenze che avanzano rapidamente, specialmente la modalità guardian”.

Eustice si riferisce alla modalità che secondo le previsioni di Toyota debba intervenire in modo automatico quando un guidatore che abbia il controllo del volante commetta errori o sviste.

È alternativa alla modalità chaffeur, nella quale il veicolo sarà in grado di sostituire l’autista in tutto e per tutto, ma secondo i giapponesi questo itinerario non è prossimo al traguardo.

Ha aggiunto Eustice: “questo nuovo sito ci darà la flessibilità di creare su misura scenari di guida che spingeranno i limiti della nostra tecnologia portandoci più vicino a concepire un veicolo guidato da esseri umani che sia incapace di causare un incidente“.

La struttura del TRI sarà realizzata all’interno di una pista ovale da 1,75 miglia e comprenderà scenari di strade urbane congestionate, superfici scivolose, e tratti stradali a quattro corsie con svincoli di entrata ed uscita ad alta velocità.

Il sito del Michigan si aggiunge a quelli che il TRI già usa in California: GoMentum, ed altri in Michigan: Mcity e l’American Center for Mobility. Sedi nelle quali il lavoro della divisione avanzata Toyota non si è mai fermato, dopo l’episodio di Tempe; peraltro fra alcune settimane TRI prevede di riprendere anche i test su strade aperte al traffico.

In Centro Europa intanto sta nascendo un progetto ungherese, ZalaZone, le cui prime strutture stanno per aprire e con completamento definitivo previsto nel 2020, che punta ad attirare costruttori continentali o extra-europei intenzionati a collaudare tecnologie di guida automatica ed auto connesse. ZalaZone sarà presentato il 7 giugno all’Expo internazionale sulle tecnologie autonome di Stoccarda.


Credito foto di apertura: Toyota Motor Corp.