Dall’era-Müller all’era-Diess: Volkswagen cambierà idea sulle batterie?

La stampa tedesca crede che il nuovo numero uno Herbert Diess non sia sordo alle istanze di Bassa Sassonia ed UE di avviare la produzione di celle per batterie

Il recentissimo cambio della guardia ai vertici del gruppo Volkswagen tra Matthias Müller ed Herbert Diess potrebbe avere un effetto dirompente sulle scelte industriali del gruppo per quanto riguarda la produzione di celle per batterie auto.

È quello che scrive il solitamente bene informato periodico finanziario  WirtschaftsWoche. Come altri super-manager dell’auto, ad esempio Carlos Ghosn, il precedente numero uno del gruppo tedesco sosteneva che gli investimenti necessari per avviare su larga scala la produzione di celle fossero eccesivi.

Diess sembra meno drastico nel valutare la possibilità di produrre celle in casa, invece di acquistarle da produttori esterni. A spingere sul neo-numero uno del gruppo di Wolfsburg ci sarebbe tutto il governo della Bassa Sassonia, notoriamente azionista di peso nel colosso tedesco dell’auto.

All’inaugurazione della fiera di Hannover il governatore Stephan Weil ha ribadito che vedrebbe con grande favore l’apertura di linee produttive di batterie per auto nel suo land.

Trovando in quella occasione una immediata sponda nel commissario dell’Unione Europea all’Energia Maros Sefcovic, che da tempo tra alterne fortune sta spingendo per creare una Airbus delle batterie continentale in grado di fare da argine ai produttori asiatici.

Il ministro degli Affari Economici della Bassa Sassonia Bernd Althusmann ha poi rincarato la dose sostenendo che se la regione è già oggi un centro di ricerca e di eccellenza del settore dovrebbe diventare anche un centro di produzione.

Volkswagen ha già un centro pilota per la produzione di celle per batterie auto a Salzgitter, l’ex-tempio dei motori ora affidato a un gruppo specializzato diretto da Frank Blome.

La fabbrica di Braunschweig, è stato confermato, sarà inoltre lo snodo strategico dello sviluppo e della produzione dei pacchi batteria per la piattaforma elettrica del gruppo, battezzata MEB.

Un conto è però concentrare le competenze e gli assemblaggi dei moduli o lo sviluppo di sistemi di gestione attiva dei pacchi batteria, come avverrà a Braunschweig ed altro è produrre le singole celle, quello a cui finora Müller si era opposto.

Il che ha aperto la porta a contratti di fornitura imponenti: la “madre di tutti gli appalti” per le batterie (€50 miliardi), con fornitori asiatici di primo piano come la cinese CATL e gli immancabili coreani LG Chem e Samsung SDI protagonisti. A questi gruppi occorre aggiungere i nuovi arrivati come la cinese Lishen che cercano già di sgomitare sia con Volkswagen che con altri.

Diess sarebbe dell’opinione che una linea produttiva in Germania abbia invece senso, essendo la tecnologia centrale per l’automotive di nuova generazione. Tra l’altro in questo periodo l’Europa occidentale (in alternativa a quella orientale preferita dai coreani per gli investimenti) sembra tornata di attualità perché anche Tesla sarebbe tornata alla carica per un sito produttivo in Olanda o in Germania.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Volkswagen AG