Matthias Müller ha appena trovato il suo uomo da 50 miliardi di euro

Per il nuovo arrivato (da Daimler) Frank Blome il gruppo Volkswagen crea a Salzgitter un hub da cui dipenderanno tutte le scelte e i programmi sulle batterie

In Germania la rivalità tra i grandi gruppi dell’automobile è tale che quando un dirigente cambia casacca da uno ad un altro la cosa non passa inosservata. Pertanto l’annuncio del gruppo Volkswagen che dal 1 gennaio 2018 Frank Blome assumerà l’incarico appositamente creato per lui di capo del Centro d’Eccellenza sulle Batterie, è passato quasi in secondo piano rispetto al fatto che provenga dal gruppo Daimler.

Blome infatti dal 2009 era il presidente del consiglio di amministrazione di Deutsche Accumotive GmbH: l’ambiziosa divisione Daimler che si occupa di progettare e produrre (in Sassonia) batterie per uso automotive e destinate allo stoccaggio di energia.

La rivalità tra i due gruppi automobilistici risale agli anni ’30 e ha dato vita a confronti iconici come quelli in pista tra le frecce d’argento con le stelle a tre punte ed i quattro anelli sulle calandre. Ma sarebbe sterile guardare con una lente del XX° secolo ad un fatto che riguarda l’auto del XXI°.

Il perché lo si capisce guardando al curriculum di Blome: un 48enne ingegnere elettrico che è venuto alla ribalta in Continental come capo del reparto Energy Management. Poi il passo verso Daimler e, a partire dal 2013, sempre a Kamenz si è occupato di dirigere Li-Tec Battery GmbH: un centro ricerca a sua volta controllato da Daimler.

Blome ha insomma esperienza sia nello sviluppo che nella produzione di batterie. Competenze che sono essenziali in questa fase per un gruppo come quello di Wolfsburg che avviando la strategia Roadmap E stima di avere bisogno di una capacità di 150 GWh entro il 2025. Un processo che lo porterà a spendere oltre €50 miliardi in celle e pacchi batteria per dotare di spinta di elettroni tutti i suoi 300 modelli entro il 2030.

Il nuovissimo hub delle batterie di Salzgitter (nota un tempo come fabbrica di motori termici), dovrà insomma prendersi cura di ogni passo del processo di approvvigionamento di batterie, probabilmente per tutto il gruppo.

Un processo sempre più ostico e complesso perché coinvolge anche il regolare afflusso di materie prime (cobalto, litio), per le quali si cercano accordi a lungo termine. Ma per fare scelte a lungo termine occorre anche confidenza con le svolte tecnologiche per essere in grado di anticipare i piani a 5, 10 anni.

Il numero uno di Wolfsburg Matthias Müller come noto non ha mai apprezzato la scelta dei rivali diretti di Stoccarda di sviluppare e fabbricare in proprio le batterie per uso veicolare e per stoccaggio.

Troppo grandi gli investimenti necessari e troppo piccole le ricadute positive (i posti di lavoro sono pochi in impianti fortemente automatizzati). Non è quindi verosimile che Frank Blome sia stato scelto per rimettere in piedi una struttura come quella che ha lasciato. Il suo arrivo sarebbe stato in quel caso l’anteprima di un clamorosa inversione di rotta nella politica industriale di Wolfsburg.

Il nuovo arrivato, invece, sarà la figura di riferimento su cui è caduta la scelta di Müller per il vertice di una catena di comando da cui dipenderanno i €50 miliardi di nuove forniture e la riuscita o meno del programma di transizione dall’auto convenzionale a quella spinta dagli elettroni.


Credito foto di apertura: ufficio stampa Volkswagen AG