Sorpresa a Stoccarda: anche Porsche vuole prendere il volo…

Il settore dei taxi volanti non inizierà a imbarcare clienti ancora per anni, ma attrae sempre più protagonisti dell’automobile: da Porsche a Daimler

Per essere una icona dell’automobile tradizionale, Porsche riesce a non smettere mai di sorprendere con le idee innovative. Dalla propulsione elettrica, alla quale sta lavorando con il progetto della Missione E e con la prossima partecipazione alle gare di Formula E, alle soluzioni alternative di utilizzo delle vetture.

Con Porsche Passport, che ha iniziato a sperimentare ad Atlanta, la casa tedesca offre un’alternativa al possesso di un’auto sportiva: un abbonamento, che permette di scegliere tra vari modelli, secondo le esigenze o la stagione.

Ma adesso a Stoccarda si superano: al settimanale AutomobilWoche  il direttore vendite Detlef von Platen ha rivelato che troverebbe appropriato competere in un mercato di servizi di mobilità urbani basato su… taxi volanti.

Von Platen ha detto al settimanale tedesco: “avrebbe davvero senso. Se guido dallo stabilimento di Zuffenhausen all’aeroporto di Stoccarda mi occorre almeno mezz’ora, se sono fortunato. Volando servirebbero solo tre minuti e mezzo”.

In Germania Porsche è stata preceduta da una manciata di rivali che già hanno iniziato a tastare il terreno. Al salone di Ginevra 2017 la nostra Italdesign (che però appartiene al gruppo Volkswagen) insieme ad Airbus hanno presentato un drone a due posti battezzato Pop.Up studiato con in mente le code e gli ingorghi cittadini, per evitarli insomma.

Tra i molti potenziali rivali c’è anche Daimler che ha investito nella startup Volocopter. Il caso Daimler è interessante perché Geely (il gruppo di Li Shufu, ormai il maggiore investitore nel colosso tedesco) a novembre 2017 ha acquisito Terrafugia, un’altra startup che si dedica ai droni passeggeri nata su iniziativa di cinque ingegneri del Massachusetts Institute of Technology.

Il gruppo Zhejiang Geely Holding Group Co. sta convertendo un impianto di Xiaoshan in uno stabilimento che deve contribuire a produrre la prima generazione di un veicolo chiamato TF-1 entro il 2019. Più a lungo termine Geely e Terrafugia hanno in mente di passare alla produzione di massa di questi taxi volanti a decollo verticale entro il 2025.

Resta da vedere se l’avvicinamento di Daimler e Geely, ancora ai suoi inizi, potrà comportare sinergie oltre che automobilistiche anche nei droni, coimvolgendo rispettivamente Volocopter e Terrafugia.

La scala degli investimenti e della manifattura di questo settore della mobilità ancora ai suoi primi vagiti sembra potenzialmente incoraggiare le alleanze. Airbus ha iniziato a sperimentare coi taxi volanti e prevede di costruire il CityAirbus, un drone a quattro posti.

Airbus per prendere le misure al settore ha anche iniziato ad investire nel 10% del capitale di Blade, una startup di New York che si dedica proprio al servizio taxi ma con elicotteri di dimensioni convenzionali.

Come noto un altro colosso della mobilità come Uber da tempo ha rivelato di voler essere protagonista quando ci sarà una offerta concreta di taxi volanti. Il suo numero uno Dara Khosrowshahi non ha nascosto di aspettarsi di iniziare ad imbarcare i passeggeri di Uber Air in un periodo compreso tra i cinque ed i dieci anni.

Il tutto grazie alla collaborazione con cinque aziende del settore aerospaziale, tra cui Bell Helicopter e la startup Aurora Flight Sciences, che nel frattempo è stata rilevata da Boeing.

Per il suo progetto-pilota Uber Elevate ha messo in calendario test di taxi volanti nelle aree metropolitane di Dallas, Los Angeles e Dubai entro il 2020. Il più grande gruppo globale dei taxi privati si è già assicurato i diritti esclusivi per alcuni spot per decollo ed atterraggio con gruppi immobiliari texani.

Un’altra startup americana, Joby Aviation, impegnata ad approntare un prototipo di taxi volante ha raccolto in gennaio $100 milioni di finanziamenti da un gruppo di investitori che fanno capo ad Intel, Toyota Motor ed alla linea aerea americana low-cost JetBlue Airways.

Che i progetti di questo o quell’azienda, si chiami Porsche o Uber, siano ancora di là da venire può essere tutt’altro che un male. Se i regolatori sono ancora in notevole imbarazzo di fronte al modo di supervisionare le auto a guida autonoma figuriamoci quando si tratterà di oggetti che voleranno sopra le nostre teste. E no, Dubai come esempio non vale…