Xplora, partnership tra SEAT e Champion Motors, farà “scouting” nell’innovazione

Il fresco accordo tra la casa automobilistica spagnola e l’azienda isrealiana conferma l’interesse crescente delle aziende europee per la “Silicon Wadi”

In Israele SEAT e Champion Motors, l’importatore locale diretto da Itzhak Swary, hanno da poco creato Xplora, azienda nel cui (per ora) piccolo team sono confluiti esperti delle due società focalizzati sull’innovazione tecnologica.

Xplora in particolare inizialmente avrà un occhio di riguardo per gli ambiti dell’auto connessa e dei servizi di mobilità smart urbana, gli stessi settori in cui è già da tempo attivo il Metropolis Lab di Barcellona.

Xplora, avrà invece sede a Tel Aviv perché tramite Champion Motors, che farà da tramite tra startup del paese mediorientale e la casa di Martorell, punterà ad identificare progetti innovativi che possano trasformarsi in soluzioni rilevanti e modelli di business percorribili da lanciare con programmi-pilota da condurre localmente in Israele ma anche in Spagna o nei paesi in cui SEAT è commercialmente più attiva.

L’iniziativa della marca spagnola diretta dall’italiano Luca De Meo, è solo la più recente di un flusso di accordi e acquisizioni che sempre più spesso riguardano startup israeliane. La più nota e ricca di tutte ovviamente è stata la faraonica acquisizione di Mobileye da parte del colosso dei chip Intel, che ha valutato la startup fondata dal professor Amnon Shashua ben $15,3 miliardi.

L’operazione effettuata da Intel peraltro è stata solo la più vistosa di una serie di acquisizioni in cui le aziende europee, soprattutto tedesche, dimostrano una vivacissima attenzione per quanto succede nel mondo delle circa 7.000 startup che sono nate sulle rive del Mediterraneo. All’inizio di novembre il gigante della fornitura auto Continental si è portato a casa per oltre €380 milioni Argus Cyber Security, attiva nella protezione dei dati, quindi un campo sempre più importante per le auto connesse del futuro.

Il quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt riferisce che nel solo 2016 una cinquantina di aziende tedesche hanno investito circa $1,5 miliardi in giovani startup e reparti sviluppo del paese mediterraneo. In alcuni casi si trattava di grandi gruppi come Bosch e Daimler (che hanno entrambe aperto centri ricerche là) oppure Volkswagen (che ha investito nella startup israeliana del ride hailing Gett).

Ma anche aziende di medie dimensioni controllate privatamente si danno da fare per assicurarsi competenze soprattutto digitali ed innovative. Secondo ricerche della KfW, l’equivalente tedesco della nostra Cassa Depositi e Prestiti, solo un 20% di aziende di medie dimensioni hanno già in casa le strutture e le risorse per ricerca e sviluppo adeguate a stare al passo con il processo ormai comunemente noto come Industry 4.0 : l’irruzione simultanea di big data, automazione e digitalizzazione nella manifattura.

Non è solo una questione di risorse allocate per ricerca e sviluppo, che in numerosi casi da parte delle aziende tedesche non mancherebbero. La cosiddetta Silicon Wadi non solo è più vicina all’Europa della Silicon Valley originale: costa molto meno di quella californiana pur condividendone l’entusiasmo per l’innovazione e la voglia di percorrere strade nuove e correre rischi imprenditoriali in idee dal potenziale a volte tutto da dimostrare. Un genere di spinta adatto a bilanciare il conservatorismo e la preferenza per l’evitare il rischio prevalente in Europa ed in particolare in Germania.


Credito foto di apertura: ufficio stampa internazionale SEAT