La prima auto cinese di successo globale sarà un’ibrida plug-in “svedese” da 600 CV?

Appassionati di auto sportive, siete avvisati: se vorrete scatenarvi coi cavalli ibridi e l’assetto da gran turismo della Polestar 1 dovrete abbonarvi, non comprarla

Oggi a Shanghai è stata svelata la prima auto ad avere il marchio Polestar sul cofano. Durante il lancio, l’amministratore delegato Thomas Ingenlath ha rivelato che la Polestar 1 (così si chiamerà il modello che i clienti possono ordinare da oggi e la cui produzione è prevista dalla metà del 2019) in realtà è nata due anni fa.

Ed è nata nei giorni di un salone di Francoforte che diede un riscontro eccezionalmente favorevole alla Volvo Concept Coupé. In quel periodo Ingenlath e il numero uno del gruppo Volvo Hakan Samuelsson hanno dato forma a qualcosa che era troppo bello per non cominciare a vivere di luce propria.

Il mix di ambizioni e di buona salute finanziaria del gruppo cinese Geely hanno fatto il resto, trasformando quella che poteva essere la versione ad alte prestazioni di una Volvo S90 in qualcosa di, forse, storico. Perché, vedete, i manager svedesi non hanno nascosto affatto che la Polestar 1 è la prima GT ad alte prestazioni che sarà prodotta in Cina. E da lì esportata globalmente.

Esportata con successo, al contrario di quanto succede per i modelli attuali Made in China. Nel giro di pochi giorni, insomma, potrebbero essere state messe le basi per i primi due successi dell’auto cinese da esportazione, ed entrambe con alto contenuto green (cioè elettrico): dapprima quello delle Mini che BMW vuole costruire in Asia, e adesso quello della Polestar 1.

Basata sulla piattaforma SPA (Scalable Platform Architecture) comune alle cugine Volvo, i manager a Shanghai hanno detto che metà della Polestar 1 è nuovo rispetto a quello già conosciamo. E ad essere sinceri quella nuova metà è tutt’altro che banale: 600 CV e 1.000 Nm di coppia, frutto di un abbinamento tra motore termico e due motori elettrici collocati sull’asse posteriore che sono spinti da una batteria di trazione da 34 kWh.

Una capacità che è simile a quella delle batterie delle prime auto compatte elettriche al 100% prodotte in massa: come Nissan Leaf o Renault Zoe prima versione. Così non sorprende che la Polestar 1 prometta 150 km di utilizzo in propulsione elettrica. I clienti di questa 2+2 insomma avranno a disposizione un’auto da guidare come una sportiva abbinata ad un’elettrica con l’autonomia di una attuale Smart per l’uso in città, o poco ci manca.

Sappiamo cosa succede quando si prevede di inserire una batteria in una piattaforma: il peso cambia. Infatti la batteria contribuisce per circa 230 chili. Ma i progettisti di Polestar hanno compensato con istinto quasi sartoriale andando alla ricerca di uguali risparmi di peso: tagliando il pianale SPA e facendo ricorso ad inserti di carbonio (come in auto dal DNA super-sportivo: l’Audi R8, ad esempio) che hanno incrementato la rigidità del 45%.

E il ricorso a compositi in abbondanza per tetto e montanti ha contribuito anche ad abbassare il baricentro. Dove non è arrivata con i materiali la Polestar 1 ci vuole invece arrivare coi fornitori, come la svedesissima Ohlins con le sue sospensioni controllate elettronicamente e Akebono per i freni.

stabilimento Polestar a Chengdu Cina
Il rendering dello stabilimento di Chengdu in cui saranno prodotte le Polestar; il progetto è di uno studio svedese (credito immagine: ufficio stampa Volvo Cars Italia)

Polestar 1 sarà prodotta in un impianto all’avanguardia in via di realizzazione a Chengdu, che sarà completato a metà del 2018. Se Volvo e Geely non hanno voluto farci aspettare l’esordio del marchio decidendo quindi di partire con una ibrida plug-in per iniziare, i vertici hanno già chiarito di puntare alle motorizzazioni completamente elettriche, anticipando così i passi dello stesso marchio da cui il nuovo brand ha origine.

La prima nativa elettrica di tutto il Volvo Car Group, Polestar 2, debutterà anch’essa nel 2019 e sarà una vettura di medie dimensioni, basata sulla piattaforma CMA (Compact Modular Architecture) e studiata per competere nel segmento oggi definito dalla presenza di Tesla Model 3 e Chevrolet Bolt. Il terzo modello, Polestar 3, sarà anch’esso elettrico arriverà poco dopo: trattandosi di un SUV sportivo si troverà, probabilmente, a contendere clienti alle prossime Jaguar I-Pace ed Audi e-tron.

Polestar tuttavia si prefigge di contendere i clienti alla concorrenza in modo sostanzialmente diverso da quello a cui siamo abituati. Non è una sorpresa, perché pochi giorni fa anche l’amministratore delegato Volvo Samuelsson aveva rivelato l’interesse della sua società per nuove formule di servizi alla clientela (anticipando di poche ore il lancio del Porsche Passport…) che non si basano sulla proprietà del veicolo.

Anche Polestar si staccherà da quel modello: pur se verranno creati sedi per familiarizzare il pubblico col prodotto ed i servizi, le auto verranno ordinate online e offerte sulla base di abbonamenti di due o tre anni. La formula, che non prevede alcun apporto o deposito iniziale e sarà del tipo all-inclusive, prevederà anche servizi aggiuntivi quali ritiro e riconsegna dell’auto a casa in caso di manutenzione (nonché la possibilità di utilizzare altri modelli Volvo e Polestar), il tutto compreso nella rata mensile.

Polestar 1
Gli interni della Polestar 1 (credito foto: ufficio stampa Volvo Cars Italia)

credito foto di apertura: ufficio stampa Volvo Cars Italia