Tesla migliora? Non per Wall Street

I progressi nella produzione di auto non bastano a mettere a tacere i timori sugli effetti della fusione con Solar City

Un’ora fa (rispetto a quando inizio a scrivere questo post) l’agenzia Bloomberg ha riferito che la banca d’affari più occhiuta di Wall Street, Goldman Sachs, ha abbassato il rating delle azioni Tesla Motors. Sembra strano, visto che la casa di Palo Alto ha da poco annunciato di aver infine avuto un buon trimestre dal punto di vista della produzione (+37% rispetto al secondo trimestre). Sembrerebbe il contrario di quanto sostengono i molti appassionati di complotti, visto che accusano gli avvoltoi di Wall Street di attaccare le aziende e gli stati quando le cose vanno male.

In effetti Goldman Sachs ancora a maggio, quando faceva parte del consorzio di banche che hanno gestito l’emissione di azioni per $1,4 miliardi, aveva ancora un rating “buy” sulle azioni Tesla: compratele. Ora invece l’analista di riferimento David Tamberrino è sceso nella valutazione a “neutral” da “buy”, perché nella sua nota le buone notizie sulle linee di montaggio che hanno sfornato 24.500 auto (15.800 Model S e 8.700 Model X) non bastano a compensare la proposta e controversa ipotesi di fusione tra Tesla stessa e l’azienda attiva nell’energia SolarCity Corp.

Questa operazione intimorisce molti per il riunire sotto lo stesso tetto due società che si sono distinte da molti trimestri per la gran massa di cash bruciato. E il progetto di integrazione verticale delle due aziende, quello che Musk chiama dare un unico interlocutore per tutto quello di cui i clienti hanno bisogno nell’energia e i trasporti, fa storcere il naso ad una folla di analisti tra i quali Tamberrino è tuttaltro che solo. Pertanto Goldman Sachs ha portato il target delle azioni a dodici mesi a $185 (dal precedente di $240). Come si può immaginare le azioni Tesla stamattina hanno accusato il colpo.

Peraltro, fa notare Bloomberg, la banca americana resta uno dei venti principali azionisti di Tesla, con poco meno dell’1% del flottante. L’amministratore delegato di Tesla Elon Musk ha già fatto sapere che l’azienda avrà bisogno di rastrellare altro denaro nell’ultimo trimestre di questo anno. La nota di Goldman Sachs non tiene conto delle recentissime rivelazioni del giornalista Ed Niedermeyer che da documenti sottoposti alla California Alternative Energy and Advanced Transportation Financing Authority per ottenere sgravi fiscali ha ricostruito un presunto target di produzione di 300.000 vetture Tesla in California, molto meno del mezzo milione previsto dalla società per il 2018. Ovviamente quell’obiettivo sarebbe raggiungibile grazie all’apporto di un centro produttivo  diverso da quello californiano, ma la fabbrica Tesla in Cina o Spagna per adesso è un rumor.


Credito foto di apertura: Tesla global website