La cosa più interessante della nuova Fisker non sarà la batteria

I piani ambiziosi con cui il costruttore riparte si appoggiano su un progetto radicalmente nuovo nato dall’università UCLA

Hannah Elliott di Bloomberg stamattina ha riferito dei nuovi progetti di Henrik Fisker: mentre i cinesi del gruppo Wanxiang stanno rimettendo in piedi la sua vecchia creatura usando il marchio Karma, il danese sembra avere pesci più grossi da friggere. In ossequio alla cultura americana delle startup che sostiene che i fiaschi insegnano, il progettista da tempo trasferito in California riparte dopo l’assordante fallimento della sua prima avventura imprenditoriale. L’agenzia americana riferisce che la Fisker Inc. si presenterà con un veicolo elettrico premium nel secondo semestre del 2017.

Per il progettista, cui si devono tra l’altro la BMW Z8 e le Aston Martin V8 Vantage e DB9, che sia in arrivo un altro mezzo in grado di far salivare gli appassionati di auto sportive non è poi così sorprendente. Ma Fisker sembra voler sorprendere per altri motivi, più che in sportività. Il ramo più importante delle aziende in azione sul progetto si chiama, assai poco nascostamente, Fisker Nanotech ed il suo presidente è Jack Kavanaugh.

La società punta senza mezzi termini a nuovi traguardi per le batterie: non convenzionali, forse sostituite da nuove soluzioni come gli ultracapacitori. Kavanaugh ha detto che la tecnologia arriva da professori della nota università californiana UCLA. I loro studi hanno in particolare applicazioni nello stoccaggio di energia. Sulla Fisker sembra che, pur contenendo litio, non sarà direttamente da considerare come una batteria convenzionale agli ioni di litio, ha scritto Bloomberg. Sulla vettura, che ancora non ha un nome, dovremo quindi aspettarci autonomia che anche le fuel cell oggi non riescono a raggiungere tra i veicoli a zero emissioni, figuriamoci quelli a batteria: 400 miglia!

La nuova Fisker però sarà poco convenzionale anche per la grande quantità di spazio disponibile, mettendo fine alla equazione tra auto sportiva ed auto poco confortevole. Che sappia o no sorprendere la nuova sportiva Fisker, cui l’imprenditore danese vuole anche dare una sorella minore più abbordabile e da grandi numeri, l’energia che la/le spingerà sembra interessante per qualsiasi gruppo intenzionato a vendere V.E. nel prossimo futuro.

E una cosa che nessuno ha tutti la vogliono: Fisker, qualcosa che è paragonabile al salto tra cassetta VHS e DVD nell’home entertainment non vuole tenersela stretta, ed anzi pensa di venderla ad un gruppo dell’auto tradizionale, anche se finora avrebbe avviato solo colloqui informali senza vere e proprie trattative. Queste le anticipazioni.

Peraltro alla University of California Los Angeles ci sono almeno due gruppi che rispondono all’identikit fatto da Fisker e Kavanagh, ed entrambi hanno requisiti che li rendono interessanti ed adatti a congetture sull’eventuale partecipazione alla nuova tecnologia destinata alla Fisker. Uno ha come protagonista il professor Yunfeng Lu che ha creato un attivissimo gruppo nella facoltà di ingegneria chimica. Nei loro studi recenti si sono occupati di stoccaggio di energia incluso di ultracapacitori, batterie agli ioni di litio e metallo-litio, senza farsi scappare ricerche sui nanomateriali applicati agli anodi e studi su interazioni di biossido di titanio e grafene nelle batterie.

Ma, sempre alla UCLA, il Kaner Laboratory diretto da Richard Kaner, un esperto di polimeri e materiali compositi che ha cominciato le ricerche sulle batterie fin dai primi anni ’80, in collaborazione col California NanoSystems Institute ha sviluppato ultracapacitori particolarmente interessanti come dispositivi capaci di stoccare energia, in grado di superare le tecnologie convenzionali di stoccaggio. Partendo con dispositivi elettronici come gli smartphone e computer hanno dimostrato con alcuni ultracapacitori basati sul grafene (che qualcuno preferisce chiamare super-condensatori) che si può ricaricare un telefono in cinque secondi ed un MacBook in mezzo minuto.

Se le ricerche superano il problema degli ultracapacitori, la bassa densità di energia rispetto alle batterie, la rapidità di ricarica di una tecnologia di questo tipo trasferita alle auto davvero sarebbe concorrenziale con il rifornimento di benzina (o idrogeno, se lo trovate…). Sarebbe insomma una risposta all’attuale preoccupazione di case come Porsche ed altre che stanno pensando a soluzioni di ricarica rapida per le batterie della loro clientela di fascia alta. Come se non bastasse questi ultracapacitori al grafene hanno anche la caratteristica di essere flessibili, e il loro impiego, auto a parte, può tranquillamente spaziare dai telefoni ai computer. Davvero Fisker e Kavanagh avevano l’imbarazzo della scelta su chi scegliere di visitare entrando nel campus di UCLA a Westwood…


Credito foto di apertura: Steve Jurvetsonoriginally posted to Flickr as Electric Avenue