In rete funziona (ma nessuno ci guadagna)

In attesa di presentare pubblicamente, domani, la propria strategia 2025 per il futuro dei propri marchi, oggi il gruppo Volkswagen ha diffuso informazioni sul completamento del progetto-pilota “INEES”, supportato dal governo tedesco e condotto a braccetto con Lichtblick, Sma Solar Technology e l’IWES (Fraunhofer Institute Wind Energy and Energy System Technology). L’iniziativa, della durata di tre anni e mezzo, si è conclusa nel dicembre del 2015 e puntava all’integrazione delle vetture elettriche e-up! nella rete pubblica: la soluzione, nota nel settore come V2G (vehicle-to-grid), mira esplicitamente ad aggiungere stabilità ed efficienza alla rete energetica specialmente durante i picchi di domanda, puntando a mettere a disposizione la capacità di stoccaggio delle batterie in modo analogo a quanto viene fatto sfruttando il concetto di rete coi computer, quando serve capacità di calcolo aggiuntiva.

La mini-flotta di venti Volkswagen e-up!: era equipaggiata con una stazione di ricarica bidirezionale sviluppata dalla Sma, in grado di ricaricare le vetture o di utilizzarle per rivendere l’elettricità in eccesso immagazzinata negli accumulatori, e dotata di sensori di carica collegati al centro informatico Volkswagen. Questo a sua volta si appoggiava all’infrastruttura della società Lichtblick per l’integrazione, con la possibilità per gli utilizzatori di verificare via app sullo smartphone l’eventuale cessione di energia senza pregiudicare l’utilizzo del mezzo.

Il tutto, secondo la nota di Wolfsburg, ha funzionato a meraviglia dal punto di vista della sicurezza, dell’efficienza e della stabilità. Ma, si legge ancora nella nota, non dal punto di vista della funzionalità economica. In attesa di modifiche legislative (sussidi), l’analisi da parte dell’IWES del presigioso Fraunhofer Institute ha indicato che la distribuzione dei carichi delle reti elettriche solo in rari casi suggerisce che a breve termine ci possano essere carenze di energia tali da rendere interessante la messa in rete di energia stoccata nelle batterie delle auto. Almeno in Germania, par di capire. Funziona, insomma, e anche altri sono in lizza per sviluppare questa soluzione, come già si sono premurati di farci sapere di recente Enel e Nissan che collaborano in Inghilterra ad un progetto comune.

Ma diventerà anche interessante economicamente? A breve termine non sembrerebbe; specie in Italia, dove, ricordava Luca Pagni su Affari&Finanza di lunedì, a “pesare sui bilanci di tutte le utility italiane, nessuna esclusa, sono le centrali a ciclo combinato alimentate a gas naturale: a causa del calo della domanda in seguito al crollo della produzione industriale e alla concorrenza delle fonti rinnovabili, gli impianti viaggiano da alcuni anni a regime ridotto. In sostanza, producono solo per alcune ore: soprattutto di notte, quando cala il vento che alimenta gli impianti eolici e il fotovoltaico non è in funzione”.

Pensare che A2A o Enel o Edison, o le altre aziende elettriche presenti nello Stivale chiedano presto agli automobilisti di comprare energia dalle loro batterie quando piuttosto devono ottimizzare i loro impianti sembra scarsamente realistico. A meno che, ovviamente, proprio gli incentivi allo stoccaggio ed all’integrazione delle batterie auto elettriche con le reti siano lo strumento con cui si voglia far decollare il mercato nostrano degli EV…


Credito foto di apertura: Volkswagen media website