Riciclo più competitivo da Sumitomo Metal Mining

Processi nati dall’esperienza del gruppo estrattivo giapponese nella raffinazione del rame, prospettano una fonte affidabile e a basso costo di cobalto, litio e rame riciclati

Un altro gruppo del settore estrattivo, il giapponese Sumitomo Metal Mining, si interessa alle alternative dell’economia circolare: ha confermato al Nikkei che inizierà presto a riciclare cobalto, litio e altri materiali essenziali nelle celle delle batterie dei veicoli elettrici, facendo ricorso ad un processo sviluppato internamente più competitivo in termini di costi rispetto a quelli già diffusi nell’estrarre metalli di alta qualità da batterie a fine vita.

I materiali sono quelli utilizzati nei catodi delle celle agli ioni di litio, e l’interesse di Sumitomo Metal Mining appare con centrato su quelli con chimica NCM ed NCA (dove le iniziali rappresentano nichel, cobalto, manganese ed alluminio), finora il tipo più comune di batteria nei veicoli elettrici prodotti recentemente da gruppi occidentali e giapponesi.

Il progresso tecnologico promesso da Sumitomo Metal Mining sembra poter rafforzare in particolare la catena della fornitura giapponese a vantaggio dei produttori locali, a cominciare dalla leader nazionale Panasonic.

A partire dal proprio know-how costruito nei processi di raffinazione del rame, il gruppo afferma di avere sviluppato un metodo per ora unico al mondo messo a punto per estrarre a basso costo rame, nichel, cobalto e litio dalle batterie usate dopo averle sottoposte a separazione e triturazione, riscaldando poi la black mass, la polvere risultante a temperature specifiche e regolando i livelli di ossigeno di una procedura che sembra rientrare nelle alternative di riciclo piro-metallurgiche.

I primi passi di Sumitomo Metal Mining nel mondo dell’economia circolare prevedono di rendere operativo il primo impianto di riciclo giapponese entro il 2023. Avrà la capacità adeguata a trattare e recuperare 7.000 tonnellate di celle l’anno, un totale che secondo gli esperti del gruppo saranno sufficienti ad estrarne 200 tonnellate di cobalto, una materia prima che è necessaria a circa 20.000 veicoli elettrici con catodi NCM, che negli ultimi anni hanno portato la percentuale del “metallo blu” verso una quota del 10% o inferiore rispetto al 33% che era invece comune la scorsa decade.

Il Nikkei presentando l’innovativo percorso della società giapponese rimarca che anche i diretti rivali come la connazionale JX Nippon Mining & Metals e l’europea Umicore stanno lavorando sul riciclo di questi materiali, ma che avrebbero finora faticato a far coesistere costi e produzione: Sumitomo Metal Mining afferma invece di essere sulla buona strada per estrarre materiali di qualità paragonabile alle alternative estratte a un costo relativamente basso e a volumi commerciali.

La società ha affermato che il suo metodo rimarrà competitivo anche se il litio estratto scendesse a circa $5 o $6 per chilogrammo, o se i prezzi del nichel e del cobalto tornassero ai periodi di calma passati. Attualmente con il super-ciclo delle materie prime alle prese con una fiammata il litio è più che raddoppiato in un anno arrivando fino a quasi $30 per chilogrammo, mentre il cobalto è aumentato di circa l’80% a circa $ 60.000 per tonnellata.

Né il gruppo giapponese, né la testata finanziaria, paragonano però i costi a quelli a cui si starebbe avvicinando Redwood Materials. La società del Nevada, fondata dall’ex-guru delle batterie Tesla J.B. Straubel, appare assai sbilanciata verso un passaggio molto imminente alla fase commerciale.

Proprio il contrario di quanto sembra preferire il gruppo giapponese, che viene citato come orientato per ora a sviluppare la tecnologia competitiva per il riciclo, piuttosto che a farla crescere su larga scala, ritenendo che ci vorrà almeno fino al 2035 prima che le attività commerciali di riciclo decollino davvero.

Credito foto di apertura: ufficio stampa Sumitomo Metal Mining Corp.